Badia Tedalda
Cenni storici
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Di origini romane,
posta sulla via «Ariminensis» che collega Arezzo
e Rimini, punto di sosta per i viaggiatori che si apprestavano
a valicare l'Appennino.
Fece parte della «Massa Trabaria», vasto territorio coperto di
foreste che sottostava all'obbligo del «beneficium trabium» per
la costruzione delle basiliche romane.
La sua storia nel Medioevo è strettamente legata alle due potenti abbazie
benedettine di Sant'Angelo Michele de Tedaldi e di Arduino.
(Probabilmente l'attuale toponimo deriva da "Badia de' Tedaldi")
Sotto la giurisdizione di queste abbazie, oltre al castello dei Tedaldi, erano
anche oltre 14000 ettari di territorio, e l'abate godeva del raro privilegio
del "Jus sanguinis".
Unificate nel 1238 dall'abate Guido del Presale, che fece costruire il nuovo
monastero oggi chiesa parrocchiale.
Territorio lungamente conteso dai conti di Montefeltro, di Carpegna, dai signori
Montedoglio e dai Faggiuolani, vero la metà del XV secolo passò sotto
il dominio di Firenze.
Amministrata dai Medici
e successivamente dai Lorena venne costituita con «motu
proprio» da Leopoldo Primo il 27 luglio 1775
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L'Alpe della Luna

Origine di un nome
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Il conte Manfredi di Montedoglio conobbe Rosalia, figlia del signore e podestà di Colcellalto, e se ne innamorò perdutamente, amore però ostacolato dalla famiglia del giovane.
Nonostante questo però Manfredi si recava spesso a Badia Tedalda per incontrare Rosalia.
Una sera di luna piena Rosalia svelò al giovane innamorato il segreto dell´Alpe della Luna.
"Quando la Luna sembra appoggiata all´Alpe, se uno potesse toccarla tutti i suoi desideri sarebbero esauditi. Inoltre si narra che sull´Alpe siano nascosti immensi tesori, ma che nessuno sia mai riuscito a scovarli.
L´Alpe appartiene infatti alla Luna e lei uccide chiunque osi avvicinarsi per trafugare i suoi tesori".
Il giovane decise di andare sull´Alpe per toccare la Luna e impossessarsi delle sue ricchezze, in modo che poi nessuno avrebbe più potuto opporsi al loro matrimonio. La fanciulla senza esitare lo seguì.
I due innamorati, sellati i cavalli, partirono insieme, ma non ritornarono più.
Da allora si racconta che nelle notti di luna piena sull'Alpe errano due giovani a cavallo con le mani protese in alto nel disperato tentativo di toccare la Luna.
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