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Sezione realizzata in collaborazione
con Gianluca Carboni speleologo e alpinista forlivese www.gianlucacarboni.it |
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Le immagini e il testo pubblicati in questa sezione appartengono a www.gianlucacarboni.it e sono pubblicate su www.appenninoromagnolo.it con il consenso dell'autore; è espressamente vietato copiare, manipolare o pubblicare altrove testo o immagini. |
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I
GESSI DI BRISIGHELLA Vi proponiamo un paio di itinerari, il primo in auto ed il secondo a piedi, che spesso si incroceranno, toccheranno più o meno le stesse zone e vi permetteranno di apprezzare alcune delle peculiarità di queste colline. Partiamo in auto. |
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Subito
dopo la stazione ferroviaria di Brisighella, risalendo la
valle Lamone, la strada curva |
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La sterrata permette di apprezzare a destra la notevole valle cieca della tana della Volpe, e di arrivare mantenendosi a sinistra, in pochi minuti, alla cava (attenzione: sono ambienti ben attrezzati per la visita, ma pur sempre un poco ostili, perciò è fondamentale guardare bene dove e come si mettono i piedi).
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Continuando lungo la strada principale si riconosce facilmente a sinistra la grande dolina della tana della Volpe. La valle è molto caratteristica: se la si guarda con attenzione ci si rende conto che non ha sbocco, è cieca. Si tratta, infatti,
di un'enorme dolina nel cui punto più basso
troviamo l'ingresso della grotta.
Lungo
il percorso, riservato solo a speleologi tecnicamente preparati,
abbiamo superato una fastidiosa strettoia e 3 pozzetti di
6-7 metri. |
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Parcheggiamo nella seconda piazzola a destra (km. 2,1) e scendiamo a lato per qualche metro verso una recinzione che seguiamo verso sinistra (utile un paio di stivali o di scarponcini adatti a terreni scoscesi); davanti a noi un boschetto in discesa nasconde la dolina del buco del Noce, facilmente individuabile anche dal punto in cui abbiamo lasciato l'auto. |
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Nonostante l'aspetto impervio è semplice raggiungere l'ingresso della grotta: si trova alla base della parete rocciosa verticale che delimita in parte la piccola dolina ed esiste un sentierino battuto che vi conduce. Occorre non dimenticare che in luoghi di questo tipo esistono sempre buchi ed infidi crepacci perciò vi preghiamo di seguire alcuni consigli: occhio a dove mettete i piedi, tenete per mano i bambini e lasciate a casa, o tenete al guinzaglio, i cani. L'antro è interessante, sembra un piccolo riparo adatto all'uomo preistorico; a destra (attenzione!!) il pozzo profondo una decina di metri che permette a speleologi tecnicamente preparati la discesa nella grande sala sottostante, e poco più in là uno scivolone roccioso (attenzione!!) che termina nella stessa sala. Da notare l'evidente rapporto fra la dolina che convoglia verso il basso l'acqua, e l'inghiottitoio, scavato dalla stessa nella roccia carsificabile (il gesso); sotto i nostri piedi, per voi solo immaginabili, gli ambienti ipogei. Peculiarità di questa grotta il fatto che in pratica si tratta semplicemente di un imponente salone formatosi in un'area di contatto fra due banchi gessosi. Vi si trova inoltre uno stretto meandro alto al massimo un metro e lungo una quindicina che utilizziamo per consentire a speleologi alle prime armi di fare un poco di esperienza in ambienti angusti. |
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Riprendiamo l'auto e proseguiamo fino alla terza piazzola a destra (km.2,3) dove parcheggiamo. Attraversiamo la strada e saliamo sull'evidente argine: sotto di noi, profonda, cupa, selvaggia, la dolina della grotta Rosa-Saviotti; se la si rasenta a sinistra è facile individuare il sentiero che inoltrandosi nella fitta macchia ne raggiunge il fondo. Dirigendosi invece a destra è possibile inerpicarsi sul colle (tracce di passaggio); il pendio è a tratti ripido e un poco scivoloso, ma bastano un paio di minuti di fatica per arrivare ad un bivio: 100 metri a sinistra, in piano, e siamo sul sentiero di crinale che congiunge Brisighella alla zona del monte di Rontana (descritto in seguito), nel punto in cui si trova, subito a destra e protetto malamente da una recinzione in parte abbattuta, il pozzo d'ingresso dell'abisso Casella. Retrocediamo fino al bivio, quindi proseguiamo brevemente in salita lungo il percorso principale e sarà semplice riconoscere l'elegante, insidiosa dolina dell'abisso Acquaviva. |
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Il sentierino ben battuto scende allontanandoci rapidamente dalla civiltà: diventiamo temerari esploratori in un angolo misterioso di foresta primordiale. L’ambiente è infatti integro, il bosco fitto, a tratti impenetrabile, e risulta evidente già dall’argine la funzione della dolina, un vero e proprio imbuto che costringe ogni goccia d’acqua a correre verso l’antro che sul fondo nasconde il pozzetto d’accesso della grotta. Vi consiglio di arrivare fino a questo punto, ma come sempre d’essere prudenti: il bucanotto a destra, quasi invisibile, stretto fra un grande masso e la parete rocciosa, permette a noi speleologi la calata negli ambienti interni, ma è anche una scivolosa trappola per chi sottovalutasse luoghi di questo tipo in cui, fra l’altro, sono sempre possibili piccole frane o crolli. Nota (*): in realtà esistono due risorgenti praticamente alla stessa quota e distanti l’una dall’altra poche decine di metri; non è ancora chiaro come si sviluppi il percorso ipogeo delle acque e all’ipotesi più ovvia della presenza di un bacino imbrifero con una serie di torrentelli sotterranei che convergono in un unico collettore si contrappone quella della possibile curiosa presenza di due bacini distinti (sistema Casella-Acquaviva-Rosa Saviotti-Alien-Leoncavallo e sistema Varnello-Biagi-Brussi-Tanaccia), vicinissimi, ma mai comunicanti fra loro, le cui acque vanno ad alimentare autonomamente solo una delle due sorgenti.
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![]() traverso su corda |
![]() concrezioni |
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(attenzione, assolutamente non oltrepassare la recinzione!!). |
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Abisso Acquaviva
La dolina è molto bella, delimitata da un'alta parete rocciosa alla cui base arriva un ripido pendio argilloso. E' interessante vederla dall'alto, magari girarle attorno per poter meglio apprezzare la sua eleganza ed il particolare ambiente che la circonda, ma vi sconsiglio la discesa verso il fondo perché il terreno è estremamente scivoloso, infido, ed una perdita di aderenza si può trasformare in una pericolosa caduta verso il pozzo che si apre insidioso nel punto più basso (attenzione!!).
La congiunzione delle due cavità ha reso possibile a speleologi esperti una piacevole ed intrigante traversata (si entra dall'ingresso alto per uscire dopo diverse ore da quello basso) capace di attrarre un certo numero di appassionati anche da fuori regione. |
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Di nuovo in auto raggiungiamo il parcheggio a destra (km.2,6) riservato ai visitatori del parco carsico della Grotta Tanaccia (sbarra ed evidente cartello turistico). Aldilà della strada, verso monte, un cancello chiuso impedisce il libero accesso a un’interessante ex-miniera di gesso (cava Marana); in fondo alla piazzola, invece, parte il comodo sentiero che permette di scendere in un paio di minuti al capanno speleologico, quindi in una decina alla suggestiva, imponente caverna preistorica della Tanaccia e all’ingresso artificiale della stessa. |
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Procedendo verso l’ingresso della grotta turistica si nota a sinistra, oltre lo steccato che delimita il sentiero, una piccola dolina invasa dalla vegetazione. |
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Il sentiero scende fino alla caverna preistorica dove negli anni ’50 alcune campagne di scavo permisero di
individuare due livelli archeologici: il primo con reperti dell'età del ferro e il secondo con materiali risalenti all'Eneolitico-Bronzo antico. |
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Siamo quasi giunti al confine della zona carsica identificata col nome di "gessi di Brisighella". (Gianluca Carboni) |
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