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Rifugio Poggio del Ballatoio

Comune : Santa Sofia
Tipo : rifugio
Altezza mt. : 907
Coordinate WGS84: 43 52' 01" N , 11 46' 00" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

a circa 3 Km da Campigna, lungo la pista forestale - sentiero n. 243 meglio conosciuta come 'Le cullacce'
dalla pista forestale deviazione di poche centiaia di metri, segnalata

Testo di Bruno Roba (2/09/2018)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km. In quest’ambito, la Valle del Bidente di Campigna riguarda un ramo fluviale occidentale ed intermedio delimitato ad Ovest, dalla dorsale che, staccatasi dal gruppo del Monte Falco, da Poggio Palaio digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso Tre Faggi per risalire subito evidenziando il Crinale di Corniolino ed il Monte della Maestà, termina  a Lago; ad Est, dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che, disegnata la sella di Pian del Pero ed evidenziata una sequenza di rilievi (tra cui i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, Poggio Squilla), termina digradando al ponte sul Fiume Bidente di Corniolo presso Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Da Poggio Squilla si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, precipita verso Corniolo mentre un costone delimitato dall’incisione del Fosso delle Cerrete dopo Poggio Aguzzo punta anch’essa verso Lago.

Gli alti bacini idrografici bidentini mostrano in genere una morfologia nettamente differenziata dovuta alla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo; per il versante a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico conseguono fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di canaloni fortemente accidentati, i versanti orientali appaiono solitamente frastagliati mentre i versanti prevalentemente esposti a meridione mostrano pendii più dolci a prato-pascolo, spesso su terrazzi orografici, che si alternano a tratti intensamente deformati e brecciati. In gran parte fanno parte di quelle aree montane anticamente note come alpe del Corniolo, o selva del Castagno, e selva di Casentino ovvero di Romagna che si chiama la selva di Strabatenzoli e Radiracoli che, dopo la confisca del vasto feudo forestale da parte della Repubblica di Firenze a danno dei conti Guidi, tra il 1380 e il 1442, furono donate (il termine contenuto in atti è “assegnato in perpetuo”; A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 15-16, cit.) all’Opera del Duomo di Firenze la quale, per oltre quattro secoli, si riservò il prelievo del legname da costruzione e per le forniture degli arsenali di Pisa e Livorno, di quelli della Francia meridionale oltre che per l’ordine dei Cavalieri di Malta. Forniture riguardarono anche il mercato romagnolo utilizzando il Bidente per il trasporto. Nei secoli successivi, il depauperamento per i tagli, legittimi ed abusivi, anche conseguenti alla progressiva antropizzazione del territorio con incremento di appoderamenti per colture e pascoli realizzati con la pratica del ronco, portò la foresta a ridursi alle zone più impervie delle testate vallive. Fino all’ultimo dopoguerra anche i tratti più impervi del versante appenninico, spesso percorribili solo a piedi o con bestie da soma, ma ricchi di legname di pregio anche economico, furono oggetto di prelievo indiscriminato: «[…] gli impluvi esistenti, con pendenza in genere superiore al 100%, venivano spesso trasformati in veri “canali di scivolamento” di tronchi (chiamati appunto “canaiole”), con grave danno per il legname, per il suolo e per la vegetazione. Anche la riattivazione di piste forestali di alta pendenza, genera il pericolo più o meno grave d’inizio di fenomeni erosivi e di piccole frane provocate dalle acque correnti.» (P. Bronchi, 1985, p. 111, cit.). Solo con l’abbandono della montagna nel secondo dopoguerra, constatata l’impossibilità politica ed economica del sostegno di forme di agricoltura basate sull’autoconsumo, si rese possibile perseguire obiettivi di conservazione degli habitat naturali. Le aree montane dell’alta valle del Bidente e vaste aree submontane, oltre ad altre adiacenti al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in gran parte di proprietà demaniale, si trovano così oggi inserite nella rete Area Natura 2000 con tre siti uno dei quali, la Foresta di Campigna - Foresta la Lama - Monte Falco, è uno dei più importanti e studiati della regione, santuario della conservazione naturalistica a livello nazionale e internazionale che comprende la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, caratterizzato dalle foreste millenarie di Faggio e Abete bianco, dai vaccinieti e praterie secondarie con relitti alpini di grande significato fitogeografico, gli unici dell'Appennino romagnolo, e da alcune specie mediterraneo-montane, alcuni dei primi e le seconde rispettivamente al limite meridionale e al limite settentrionale del loro areale distributivo, che ricoprono quasi fino in vetta il tetto della Romagna.  

L’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio. Se in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantengono l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui i crinali diventano anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, sede di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, degli eremi e degli hospitales, mentre nei fondovalle si moltiplicano i mulini. Oggi, tramite gli antichi itinerari posti sui crinali insediativi, si raggiungono siti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi le loro memorie), prevalentemente di carattere religioso o difensivo, ovvero si attraversano piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale. Gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo).

Nel descritto ambito ricade anche quella parte del bacino del Bidente di Campigna, ricoperto dalla Foresta di Campigna, profondamente inciso da un reticolo idrografico maggiormente sviluppato in dx idrografica dell’asta fluviale principale, tra cui il Fosso del Fiumicino, uno dei maggiori affluenti del Bidente alimentato, tra gli altri, dai Fossi delle Cullacce, della Fonte del Raggio, della Ghiraia e della Ruota. Essi separano tre imponenti dorsali che si staccano dallo spartiacque, in particolare dalle varie cime, pieghe e versanti in cui si articola Il Poggione, già Poggio Seghettino (toponimo in uso nel XIX sec.), caratterizzando l’alta Valle di Campigna: la Costa di Poggio Termini, già Poggio alla Ghiraia, Crino delle Mandre (O. Bandini, G. Casadei, G. Merendi, 1986, p. 116, cit.) e forse anche già Raggio Lungo, la Costa Poggio del Ballatoio, forse già Poggio Piano, e Le Cullacce, già Culacce (ma forse solo per errore di scrittura contrattuale, v. poi), le prime con prevalente sviluppo N, la terza con prevalente declinazione E-NE. Anche dette Coste sono state fittamente percorse e attraversate da piste e sentieri di cui rimangono evidenti tracce, la loro inospitalità ha tuttavia impedito l’insediamento abitativo, per cui le uniche costruzioni di cui esiste resto o memoria sono essenzialmente funzionali al ricovero dei boscaioli. Negli scorsi Anni ’80 nell’area ancora si contavano un Rifugio Renzo lungo la pista in sx del Bidente tra il ponte in legno sotto Villaneta e Case di Sotto, e un Rifugio del Raggio, posto lungo la Strada delle Cullacce a 200 m dall’omonima Fonte (O. Bandini, G. Casadei, G. Merendi, 1986, pp. 116-117, cit.). Nel lungo sviluppo della Costa Poggio del Ballatoio si distinguono tre sezioni principali, interrotte da picchi più evidenti, dove quella centrale si distingue per contrastare con le altre allungandosi con limitata pendenza. Termine di probabile derivazione dal latino bellatorium, galleria di combattimento strapiombante dal ciglio delle torri, negli ulteriori significati sempre riferito a camminamenti orizzontali, la sua formazione verosimilmente pare da attribuire alla morfologia di tale sezione centrale, all’inizio della quale il Poggio del Ballatoio ospita la piccola costruzione di Casetta, così comparente nella tavoletta I.G.M. di impianto in scala 1:25.000 (1937) ma assente nel Catasto Toscano del 1826-34, pertanto da ritenere di non antica edificazione. Anch’essa in origine ricovero per boscaioli, già dall’epoca dei sopracitati ma scomparsi edifici similari veniva annoverato come Rifugio Ballatoio, poi oggetto di attento restauro, così come oggi lo si può osservare ed utilizzare per una sosta o un’emergenza climatica. È posto presso l’incrocio tra il sentiero di crinale ed uno dei tre importanti itinerari di antico utilizzo forestale che attraversano la Costa trasversalmente, in parte corrispondente al Sent. 243 CAI, collegante un guado sul Fosso del Fiumicino/Ricopri con la pedanca sul Bidente, sotto Villaneta, oggi sostituita da un ponte ligneo, così mettendo in comunicazione l’area di Ricopri con uno dei siti ipotizzabili per l’installazione della sega ad acqua di Campigna, oltre che con la stessa Campigna. Poco più in alto la nota Strada Vic.le delle Cullacce trova corrispondenza con l’antico tracciato pressoché complanare per Campigna, mentre un tracciato prioritario, superiore di quota, proseguiva direttamente verso il Passo della Calla (oggi Sent. 241 CAI). Anche l’itinerario di cresta è riutilizzato dal sentiero 275, quindi ripercorrente il “ballatoio” ed agevolmente fruibile grazie alla passerella lignea di recente installazione sul Fiumicino.

Per approfondimenti si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Campigna e/o relative a monti e insediamenti citati.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

O. Bandini, G. Casadei. G. Merendi, L’alto Bidente e le sue valli, Maggioli Editore, Guide Verdi, Rimini 1986;

P. Bronchi, Alberi, boschi e foreste nella Provincia di Forlì e note di politica forestale e montana, C.C.I.A.A. di Forlì (a cura di), Nuova Cappelli, Rocca S. Casciano 1985;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Di Girolamo, Alberi che toccano il cielo, Strada delle Cullacce, Campigna, Quaderno del Parco delle Foreste Casentinesi, Pratovecchio Stia 2015;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Foreste Casentinesi, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

 

Testo di Bruno Roba

Tre opzioni principali. Il Sentiero del Ballatoio n. 275 raggiunge il Rifugio risalendo per circa 2 km km da S. Agostino di Fiumari. Il Sent. 243 raggiunge il Rifugio del Ballatoio dopo km 3,4 da Campigna passando da Villaneta. Tramite la Strada delle Cullacce, 200 m prima del tornante con cui si aggira la Costa Poggio del Ballatoio a 3,7 Km da Campigna, si innesta il sentiero 243, con il Rifugio a 650 m.

 

foto/descrizione :

FOTO DEL 1992

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a/001f  – La S.P. 4 del Bidente offre molteplici panoramiche e scorci del versante dx della valle del Bidente e delle dorsali che la compenetrano, così ben distinguendo le Coste delle Cullacce e di P.gio del Ballatoio nel distaccarsi dalla biforcazione della vetta principale del Poggione, sullo spartiacque appenninico, e di P.gio Termini dalla vetta minore, alla quale è collegato da una selletta formata con la prominenza di un poggetto. Sulla dx della 3^ foto si può notare il taglio orizzontale sulle Coste dei tornanti della Strada delle Cullacce e, sulla Costa del Ballatoio, il dislivello mediano del Poggio dove, poco a dx, si trova il Rifugio (20/05/18).

 

001g – 001h – 001i - Prima da monte di S. Paolo in Alpe poi dal crinale che delimita la valle del Fosso di Ristèfani, si nota lo sviluppo dallo spartiacque appenninico delle Coste di P.gio Termini, di P.gio del Ballatoio e delle Cullacce, in parte occultato dalla dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri-Poggio di Montali: è evidente il lungo “ballatoio” quasi orizzontale della costa centrale, con le precisazioni di cui sopra per la posizione del Rifugio (25/04/18).

 

001l – 001m – 001n - Dal limite occidentale della vetta di P.gio Capannina appaiono i profili paralleli delle Coste di P.gio P.gio Termini e del Ballatoio, dove si evidenzia la modifica della pendenza in corrispondenza del Poggio che ospita il rifugio  (2/06/18).

 

001o – 001p - Schemi di mappa da cartografia storica (1937) e da cartografia moderna, con evidenziati gli assetti morfologici, idrografici einsediativi della vasta area compresa tra lo spartiacque e la dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri-Poggio di Montale; nello schema da mappa storica la toponomastica riprende anche come scrittura quella originale.

 

002a/002d  – Il lungo “ballatoio” percorso dal sentiero 275 CAI; poco più a valle del rifugio si trovano i resti del basamento di una probabile grande croce (6/04/16 – 9/07/18).

 

002e – 002f – Il modesto dislivello del Poggio, dove manca ogni traccia del punto geodetico segnalato dalle mappe IGM, probabilmente corrispondente al fabbricato (9/07/18).

 

002h/002n – Il Rifugio e i suoi dintorni (9/07/18).

 

002o/002t – Il Rifugio evidenzia un ottimo restauro, salvo le gronde eseguite in legno e di eccessiva sporgenza, probabilmente in contrasto con le metodologie originali (11/08/11 – 6/04/16 - 9/07/18).

 

003a/003d – L’interno (11/08/11 – 6/04/16).

Cool