Utente non registrato

scheda n. 3415 letta 47 volte

Poggio Pian Tombesi

Comune : Santa Sofia
Tipo : monte
Altezza mt. : 1465
Coordinate WGS84: 43 51' 06" N , 11 46' 16" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (2/09/2018)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine. In quest’ambito, la Valle del Bidente di Campigna riguarda un ramo fluviale occidentale ed intermedio delimitato ad Ovest, dal contrafforte secondario che si stacca dal gruppo del Monte Falco, inizialmente poco riconoscibile, transita dalla conca dei Fangacci e si dirige verso Poggio Palaio, digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso Tre Faggi, come crinale di Corniolino risale verso il Monte della Maestà, quindi termina a Lago; ad Est, dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che, disegnata la sella di Pian del Pero ed evidenziata una sequenza di rilievi (tra cui i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, Poggio Squilla), termina digradando al ponte sul Fiume Bidente di Corniolo presso Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Da Poggio Squilla si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, precipita verso Corniolo mentre un costone delimitato dall’incisione del Fosso delle Cerrete dopo Poggio Aguzzo punta anch’essa verso Lago.

Lo spartiacque compreso tra le pendici del Monte Falco e Poggio Scali corre su altitudini tra le più elevate dell’Appennino forlivese, minime sempre superiori ai m. 1300 e massime fino ai m. 1500-1650, con abbassamenti ai 1296 m solo in corrispondenza del valico della Calla e rialzamenti in coincidenza con i nodi montani da cui si distaccano contrafforti e dorsali, (questo aspetto si ripete con notevole parallelismo in tutti i contrafforti ed è significante tettonicamente, ovvero nella disposizione delle rocce e loro modalità di corrugamento e assestamento). Come gli altri, anche l’alto bacino idrografico di Campigna racchiuso tra tali diramazioni montuose mostra inoltre una morfologia nettamente differenziata dovuta alla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, con i versanti meno acclivi (stratigraficamente disposti a “franapoggio”, parallelamente al pendio) rivestiti da boschi compatti, prati-pascoli e coltivi abbandonati mentre quelli più acclivi (strati immersi a “reggipoggio”, perpendicolarmente al pendio) spesso denudati ed evidenzianti la stratigrafia o rivestiti da bosco rado o rimboschimenti, fino al versante a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico dove conseguono fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di canaloni fortemente accidentati, con distacco detritico e lacerazioni della copertura forestale. A tale asprezza morfologica si contrappone il potente risalto di ampi tratti della giogana appenninica, caratterizzati dalla generale morbidità dei crinali dovuta alla lentezza dell’alterazione delle grandiose banconate arenacee, la cui superficie coincide, appunto, con quella della stratificazione.

Il Passo della Calla «[…] è il varco più basso dell’Appennino, per cui passa la mulattiera che da Stia conduce nella vicina Romagna. Da questo punto, sempre in direzione di levante, passato il Pian delle Carbonaie, e Pian Tombesi, la montagna comincia a farsi imponente per maestose piantate di faggio, grandi scogliere, e profondi burroni. Non lungi è il Piano della Malanotte, che offre dei punti di vista ove il ridente e l’orrido si alternano vagamente, e si uniscono per formare i più bei quadri della natura. […] Ma giunti dopo pochi passi al Canal del Pentolino, un nuovo spettacolo si presenta allo sguardo: un profondo abisso, alla cui estremità rumoreggia un torrente, rupi sospese, precipizi fiancheggiati da folte macchie, e questo selvaggio orrore temperato dalle più pittoresche creazioni della natura! Io credo che nelle nostre montagne non possano desiderarsi luoghi più belli. Proseguendo oltre, si giunge in breve al più elevato vertice di questa parte dell’Appennino, detto Poggio Scali […] dove pure si gode lo spettacolo di una bella e svariata prospettiva.» (C. Beni, 1881, p. 56, cit.).

Come accennato dall’illustre viaggiatore “d’epoca”, il primo luogo topico, per memoria o consuetudine, che si incontra percorrendo La Giogana è Pian delle Carbonaie, che oggi si presenta come ampia sella e radura erbosa da cui si distaccano il Sentiero delle Cullacce, che riesce a scivolare sul versante settentrionale attraversando i suoi ripidi pendii, e il Sentiero di Scodella, ampia pista del versante casentinese che raggiunge la nota ed omonima Riserva Biogenetica Naturale Statale. Precede di poco Il Poggione, già Poggio Seghettino (toponimo in uso nel XIX sec.), quindi poggio per eccellenza e primo evidente rilievo dello spartiacque, articolato in almeno tre cime riconoscibili oscillanti tra i m 1407 – 1424 – 1432, rasentate e/o attraversate dal tracciato di crinale e distanziate tra esse di circa 500 m, benché la cima certificata dall’I.G.M. sia quella dei 1424 m. La prima cima che si incontra corrisponde a quella minore ed è ben nota ai frequentatori grazie alla tabellazione, però utile solo al riconoscimento del sito. Infatti la tabella riporta la quota 1424, corrispondente alla cima certificata I.G.M., mentre il luogo della tabella si trova a 1398 m ed è adiacente alla cima dei 1407 m, come rilevato dalla tavoletta I.G.M. in scala 1:25.000. Dal Poggione si diramano tre Coste, approfittando del disallineamento e rialzamento di cresta, così riconoscendogli il ruolo di nodo montano, caratterizzando l’alta Valle di Campigna: la Costa di Poggio Termini, la Costa Poggio del Ballatoio e Le Cullacce. Al Poggione segue un tratto di crinale che, forse perché visto dal versante romagnolo mostra uno skyline regolare e pressoché orizzontale, forse perché la Giogana lo rasenta con lunghi tratti rettilinei, è detto Raggio Lungo (Raggio” era il “vocabolo” spesso utilizzato per i crinali, quando caratterizzati da una morfologia sostanzialmente lineare tale da costituire asse caratterizzante il territorio ed utile alla sua percorrenza), benché mostri l’evidente rialzamento di un poggetto da cui si stacca la sella di collegamento con il successivo rialzamento di Poggio Pian Tombesi. Anch’esso dal profilo allungato, presenta singolari caratteristiche morfologiche in entrambi i versanti. Panoramicamente suggestivo il versante settentrionale prossimo alla verticale, “graffiato” da una serie di canaloni detti Ripe di Pian Tombesi, dove i ghiacci invernali tendono a ritardare lo scioglimento che costituirà importante contributo al costante alimento del reticolo idrografico del Fosso delle Cullacce, proveniente dal filtraggio degli strati rocciosi pressoché perenne. Termina con un costone che si prolunga in direzione NE dividendo i bacini idrografici dei Fossi delle Cullacce e della Porta e le stesse ripe dette La Porta, e che segna la linea di crinale con un’improvvisa incisione. Essa segnala la presenza, sul versante opposto, del singolare Vallone di Pian Tombesi, geosito classificato di rilevanza locale lungo un centinaio di metri e parallelo al crinale che contemporaneamente si rialza con una parete alta 15-20 m, che ne accentua la profondità, segnata dall’affioramento di tre spessi banconi arenacei separati da livelli marnosi evidenziati da fasce di vegetazione. Lungo più di 100 m e largo tra 30 e 50 m con superficie di circa mezzo ettaro, è probabilmente conseguente a lentissimi e profondi movimenti gravitativi, tipici dei territori carsici, che superiormente hanno causato lo sdoppiamento delle creste e la formazione della depressione chiusa e allungata, cosparsa da grossi e suggestivi blocchi arenacei. La sottostante Fonte di Zanzara o della Zanzara e probabilmente alimentata dall’assorbimento idrico della depressione. In antico già detto Piano de Tombesi (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 312, cit.), il contrasto orografico del sito pare sedimentato nella formazione del toponimo, costituito appunto dall’opposizione terminologica tra il “piano” del vallone ed i “rialzi” della cresta e dei massi erratici ivi dispersi, come derivazione dai termini latini tumba, ae e tumulus, con il significato di rialzo, tombolo, monticello, sebbene normalmente da riferire a terreni pianeggianti, declinato probabilmente come Massa Alidosi (toponimo antico di Castel del Rio), terra aridosa, dove alidus è termine latino medievale derivato da aridus. Ma Tombesi era anche il cognome di tal Gorlino da Ravenna, condottiero vissuto a cavallo tra i secoli XV-XVI.

Per approfondimenti si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Campigna e/o relative a monti e insediamenti citati.

N.B.: In base alla cartografia dalle Ripe di Scali ha origine l’ampia ramificazione del Fosso di Poggio Scali, comprendente il Fosso del Canale del Pentolino che, dopo la confluenza del Fosso della Porta, genera il Fosso di Ricopri che, riunitosi con il Fosso delle Cullacce diventa il Fosso del Fiumicino, detto interamente di Ricopri nel XIX secolo. In base alla CTR ed al catasto moderno, il Cullacce costituirebbe invece solo l’affluente del Fosso della Porta che si vede presso il termine della nota Strada Vic.le delle Cullacce, a 5,4 km da Campigna, sul confine della Riserva Integrale di Sasso Fratino. Per alcuni è il Fosso Porta Cullacce (cfr.: O. Bandini, G. Casadei. G. Merendi, 1986, p. 119, cit.). Rispetto alla confusione moderna degli idronimi, fa chiarezza la Carta della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (A. Bottacci, 2009, p.27, cit.), in base alla quale il Fosso delle Cullacce corrisponde a quello del XIX secolo e il Fosso del Fiumicino ha appunto origine dalla confluenza il Cullacce e il Fosso di Ricopri, che ivi termina mentre la sua parte più alta è, come detto, il Fosso di Poggio Scali ed il Canale del Pentolino è solo il suo notissimo e precipitoso ramo. Secondo quest’ultima e precisa carta, il Fosso della Porta nasce, ovviamente, dalle ripe dette La Porta, comprese tra quelle di Scali e le Ripe di Pian Tombesi.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

O. Bandini, G. Casadei, G. Merendi, L’alto Bidente e le sue valli, Maggioli Editore, Guide Verdi, Rimini 1986;

C. Beni, Guida illustrata del Casentino, Brami Edizioni, Bibbiena 1998, rist. anast. 1^ Ed. Firenze 1881;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Foreste Casentinesi, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Itinerari Geologico-Ambientali, Carta Geologica del Parco, Regione Emilia-Romagna, Parco delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

sul sentiero GEA 00 - sentiero Calla Camaldoli

Testo di Bruno Roba

Dal Passo della Calla, tramite la Giogana, si raggiungono (900 m) prima la cima più bassa del Poggione, segnalata da tabella (quota errata, 1424 anziché 1398 m), e dopo 550 m, quelle più alte e adiacenti (non segnalate), oltre le quali il percorso mantiene un andamento più regolare con lunghi tratti complanari o moderati saliscendi fino a costeggiare Poggio Pian Tombesi sul versante toscano, raggiungendo il vallone omonimo dopo circa 2,5 km dalla base di partenza.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a/001f – La vista da Poggio Sodo dei Conti dello spartiacque appenninico, prospetticamente contratto, consente comunque di individuare, oltre il Poggione (caratterizzato dalla generale morbidità morfologica dovuta alla lentezza dell’alterazione delle grandiose banconate arenacee, la cui superficie coincide con quella della stratificazione), un primo inarcarsi del crinale in corrispondenza di Poggio Pian Tombesi, con le sue Ripe che preservano le prime nevi, bruscamente interrotto da una sella che corrisponde al sito del geosito omonimo. Successivamente il crinale torna ad inarcarsi in corrispondenza delle ripe di La Porta e raggiunge la massima elevazione con Poggio Scali, nodo montano dove l’allineamento piega a SE (21/06/11 - 22/12/11).

 

001g – 001h – Vista similare alle precedenti, ma da Poggio Lastraiolo, sul bordo dei prati della Burraia, oltre il tetto del moderno Rifugio Città di Forlì (21/06/11).

 

001i/001n - La S.P. 4 del Bidente offre molteplici panoramiche e scorci della testata della valle del Bidente e delle dorsali che la compenetrano, così ben distinguendo la variabilità morfologica dello spartiacque, tra cui si distingue Poggio Pian Tombesi, dove la foresta pare un mantello poggiato sul corpo montano e forma pieghe che ricadono verticali o si allungano sulle sue membra. (20/05/18).

 

001o/001q – Scendendo da Poggio Squilla verso S. Paolo in Alpe l’asse visivo pressoché ortogonale rispetto all’allineamento principale dello spartiacque consente di apprezzarne il profilo e il differente disporsi e svilupparsi di canaloni, pieghe e costoni, o l’emergere di scarnificati brani scheletrico-rocciosi (da cui filtrano acque quasi perenni), più profondo il Canale del Pentolino tra le Ripe di Scali, più frequenti in corrispondenza delle Ripe di Pian Tombesi  (25/04/18).

 

002a – 002b – 002c – Complice l’esposizione settentrionale, le prime nevi viste da Poggio Ricopri, che forse permarranno l’intero inverno, come zucchero finissimo sul millefoglie evidenziano, strato su strato, una modellazione orogenetica che ha impiegato centinaia di migliaia di anni a “lievitare”, se ci si limita alle ultime fasi, ma decine di milioni di anni ha impiegato la “cuoca” geo-evolutiva per “tirare” e disporre i singoli strati (16/11/16).

 

002d/002g - La vetta di P.gio Capannina è il sito contemporaneamente più elevato e più prossimo allo spartiacque, agevolmente raggiungibile in quanto ancora risalita dall’antica Via di Scali, così da offrire viste ravvicinate del suo versante settentrionale (2/06/18).

 

002h – 002i – 002l - Dai pressi del passo del Giogarello, sul versante toscano, scorcio dello spartiacque con vista del versante meridionale di Poggio Pian Tombesi, dove si evidenzia l’abetina che dalla sottostante Riserva Naturale Biogenetica di Scodella si estende verso Poggio Scali fino alla Riserva Naturale Integrale La Pietra (11/01/12).

002m – Schema orografico del tratto di spartiacque compreso tra il Passo della Calla e Poggio Scali con indicazione delle cime che vi si ergono, tra cui Poggio Pian Tombesi, tutte toccate o rasentate dalla Giogana (tratto nero).

 

002n - Poggio Pian Tombesi visto da Scirocco, dal tratto di Giogana che attraversa il vallone (13/01/11).

 

002o – Al poggio segue una stretta sella da cui, senza superare il confine della Riserva Integrale di Sasso Fratino, si vede parte del suo versante settentrionale (13/01/11).

 

002p – 002q – Oltre la sella il crinale risale con una stretta cresta che si sviluppa parallela al vallone, percorribile con attenzione sul confine della Riserva, da cui si aprono scorci sul poggio (9/07/18).

 

002r/002z – La Giogana attraversa il versante meridionale del Poggio Pian Tombesi, cosparso di grossi massi erratici di arenaria scivolati lungo il pendio che evidenziano le sottili e ondulate strutture sedimentarie tipiche delle torbiditi, ovvero depositi del mare profondo (13/01/11 – 16/01/11 – 24/05/11).

  

003a – 003b – Le pendici occidentali di Poggio Pian Tombesi formano una lunga sella con il rilievo del Raggio Lungo (9/07/18).

 

003c/003l – Il Vallone di Pian Tombesi è un geosito di rilevanza locale (13/01/11 – 6/05/11 – 15/05/14 - 9/07/18).

 

003m/003p – Il toponimo del sito, costituito dall’opposizione terminologica tra il “piano” del vallone ed i “rialzi” della cresta e dei massi erratici ivi dispersi, come derivazione dai termini latini tumba, ae e tumulus, con il significato di rialzo, tombolo, monticello, sebbene normalmente da riferire a terreni pianeggianti pare ulteriormente giustificato dalle emotività eventualmente suscitate dagli accadimenti meteorologici (31/10/11).

 

003q/003u – Il pendio sottostante il vallone conduce alla Fonte di Zanzara, da esso alimentata; il gatto è il “logo” dell’ex Amm.re A.S.F.D. Michele Padula, curatore del ripristino nel 1976 di questa e di molte altre fonti. La tabella segnaletica è ormai probabilmente scomparsa (13/01/11 – 16/01/11 – 6/05/11).

{#emotions_dlg.07}