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Fosso del Fiumicino (o di Ricopri)

Comune : Santa Sofia
Tipo : torrente
Altezza mt. : 1475
Coordinate WGS84: 43 50' 45" N , 11 47' 17" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (27/05/2018)

Coordinate WGS84 ORIGINE 43° 50’ 45” N / 11° 47’ 17” E SBOCCO 43° 52’ 46” / 11° 46’ 14”

Quota ORIGINE 1475 m – SBOCCO 670 m - Sviluppo 5200 m

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine. In quest’ambito, la Valle del Bidente di Campigna riguarda un ramo fluviale occidentale ed intermedio delimitato ad Ovest, dalla dorsale che, staccatasi dal gruppo del Monte Falco, da Poggio Palaio digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso Tre Faggi per risalire subito evidenziando il Crinale di Corniolino ed il Monte della Maestà, termina  a Lago; ad Est, dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che, disegnata la sella di Pian del Pero ed evidenziata una sequenza di rilievi (tra cui il Poggio della Serra, il Poggio Capannina, l’Altopiano di S. Paolo in Alpe e Poggio Squilla), termina digradando al ponte sul Fiume Bidente di Corniolo presso Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Da Poggio Squilla si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, precipita verso Corniolo mentre un costone delimitato dall’incisione del Fosso delle Cerrete dopo Poggio Aguzzo punta anch’essa verso Lago.

Gli alti bacini idrografici bidentini mostrano in genere una morfologia nettamente differenziata dovuta alla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo; per il versante a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico conseguono fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di canaloni fortemente accidentati, i versanti orientali appaiono solitamente frastagliati mentre i versanti prevalentemente esposti a meridione mostrano pendii più dolci a prato-pascolo, spesso su terrazzi orografici, che si alternano a tratti intensamente deformati e brecciati. Il bacino del Bidente di Campigna ha una conformazione vagamente deltoide e profondamente incisa da un reticolo idrografico maggiormente sviluppato in dx idrografica dell’asta fluviale principale, laddove un’importante contributo è costituito dal Fosso del Fiumicino, da non confondere con il quasi omonimo Fosso del Fiumicino di S. Paolo, che nasce da Poggio Capannina e sbocca nel Bidente sotto Moscoso, appena oltrepassato Ponte Cesare sulla S.Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe. In base alla CTR regionale il Fiumicino avrebbe origine dalle Ripe di Scali  con sbocco nel Bidente presso il Molino di Fiumari, quasi di fronte alla Chiesa di S. Agostino e poco più a monte del moderno Ponte Giovannone, sulla diramazione della S.Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe specificamente realizzata per giungere al centro religioso, risalente agli anni Sessanta del ‘900, non è noto se in luogo di una preesistenza, dove vennero trasferite le funzioni parrocchiali conseguenti all’abbandono dell’insediamento eremitico-ecclesiastico agostiniano di S. Paolo in Alpe:«All’inizio del ‘700, l’oratorio, ormai fatiscente e già abbandonato dai religiosi, venne sconsacrato. I suoi beni andarono alla nuova chiesa, dedicata a S. Agostino […]. Nel 1716 il nuovo edificio sacro, sorto nel fondovalle presso il Bidente di Campigna, sulla strada tra Casa Fiume e Case Fiumari, ebbe il titolo di parrocchia.» (F. Pasetto, 2008, p. 215, cit.). In base alla cartografia storica il Fiumicino, detto anche Fosso di Ricopri, avrebbe origine dalla confluenza tra il Fosso del Canale del Pentolino, di fatto un’ampia ramificazione generata dalle Ripe di Scali, ed il Fosso delle Cullacce, con cui nel XIX secolo era detto l'intero Fosso della Porta in base alla CTR ed al catasto moderno, anziché costituirne solo il ramo che vi confluisce presso il termine della nota Strada Vic.le delle Cullacce, a 5,4 km da Campigna, sul confine della Riserva Integrale di Sasso Fratino. Rispetto alla confusione moderna degli idronimi, fa chiarezza la Carta della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (A. Bottacci, 2009, p.27, cit.), in base alla quale il Fosso delle Cullacce corrisponde a quello del XIX secolo e il Fosso del Fiumicino ha origine dalla confluenza tra esso e il Fosso di Ricopri, che qui termina mentre la sua parte più alta è il Fosso di Poggio Scali, nascente dalle Ripe di Scali, mentre il Canale del Pentolino è solo il suo notissimo e precipitoso ramo. Secondo quest’ultima e precisa carta, il Fosso della Porta nasce, ovviamente, dalle ripe dette La Porta, comprese tra quelle di Scali e le Ripe di Pian Tombesi, mentre secondo la CTR sarebbe invece il Fosso del Canale del Pentolino, come nel XIX secolo. Riassumendo, l’intera sequenza dell’asta torrentizia può intendersi così costituita: Fosso di Poggio Scali/Fosso di Ricopri/Fosso del Fiumicino. Ad Oriente il suo bacino è delimitato dal tratto iniziale del contrafforte secondario fino Poggio Capannina, quindi dalla dorsale che da lì si distacca con orientamento SE-NO fino al nodo montano di Poggio Ricopri, da dove assume un perfetto orientamento Nord, caratterizzando la morfologia della valle per la sua imponenza fino alla conclusione del trittico dei suoi rilievi con Poggio di Montali (toponimo in uso nel XIX secolo), le cui ramificazioni di sproni e costoni obbligano il fiume alle tortuose circonvoluzioni di Fiumari. A Sud la delimitazione del versante coincide inizialmente con lo spartiacque appenninico, per il tratto compreso tra Poggio Scali ed Il Poggione, da cui si distacca la Costa Poggio del Ballatoio che, puntando sulle tortuose anse fluviali del Bidente comprese tra Castagnoli, Casa Fiume e Molino di Fiumari, ne costituisce il versante occidentale. Questo mostra la consueta e spiccata asimmetria geo-morfologica tra opposti versanti, per cui, alle scoscese, prominenti e inospitali coste e dorsali che si diramano dalla Bastionata di Campigna, tra cui spicca quella delle Cullacce, si oppone le prevalente omogeneità dell’ambiente marnoso-arenaceo comportante caratteristiche morfologiche e vegetazionali poco differenziate con presenza di limitate aree brecciate e a forte pendenza. Così, se su un versante si trova un unico insediamento di crinale, già ricovero per boscaioli noto come Casetta, oggi Rifugio Ballatoio, e nelle profonde incisioni scorrono i principali affluenti, infatti tutti in riva sx, i Fossi della Porta, delle Cullacce e della Fonte del Raggio, già della Fonte del Raggio mozzo, le caratteristiche dell’altro consentirono l’insediamento degli ampi poderi di Val di Covile e Ronco del Cianco.

La viabilità più antica interessante la valle di Campigna, di origine preromana, sul limite occidentale percorreva il crinale di Corniolino con l’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che iniziava a Galeata, l’antica Mevaniola. Sul limite orientale un’altra via militare romana che, proveniente da Arezzo, risaliva lo spartiacque transitando da Bibbiena, Freggina e il Fosso Tellito (poi di Camaldoli), nel giungere sul versante orientale di Poggio Scali piegava a settentrione discendendo lungo la sella di Pian del Pero, sul sopracitato contrafforte secondario che, superato S. Paolo in Alpe, si sviluppa verso Forlì. «Un tracciato romano molto razionale è riconoscibile anche nel bacino dell’Archiano, per Partina, Camaldoli e la valle del Bidente, anche perché documenti dei secoli XI e XIV menzionano una “Via Romana” sul crinale a monte di Camaldoli, che sarebbe alquanto difficile da spiegare nel senso di Via Bizantina, o di via che conduce a Roma (A. Fatucchi, 1995, p. 27, cit.). Vi corrisponde un tratto di sentiero (vietato al transito per la parte interna alla Riserva di Sasso Fratino) in seguito noto come Via del Giogo di Scali, o Via di Scali, dalla cui ripidezza, quasi una scalata, è derivato il toponimo del rilievo (dal latino scala, -ae = scala), infatti nel 1791 si ritrova denominato Poggio della scala e, nella Carta Generale della Toscana della Litografia Militare Granducale del 1858, Poggio delle Ripebianche. Riguardo il percorso antico di fondovalle da Corniolo a Campigna, l’inizio è facilmente individuabile presso Lago (almeno nello sviluppo posteriore alla fine del XVII sec., infatti la morfologia del luogo non è antichissima ma è dovuta ad una frana che nel 1681 creò un’ostruzione che effettivamente generò un lago -che sommerse il Mulino Vecchio risalente al XV secolo- poi colmato da sedimentazioni modellate dallo scorrimento delle acque), grazie ai resti del Ponte di Fiordilino struttura dalla poetica denominazione sul Bidente delle Celle adiacente al ponte moderno, dopo il quale si inerpicava subito sull’erta rocciosa senza deviazioni in allineamento al ponte stesso, come documentato dal Catasto Toscano del 1826-34, quindi deviava fino a rasentare il Bidente di Campigna per poi risalire verso l’abitato di Corniolino, raggiungendolo presso la Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie. Da qui una deviazione discendeva nuovamente verso il Bidente prima toccando Casina Corniolino quindi attraversando il fiume con il Ponte dei ladroni, in muratura di pietrame ad arco a sesto ribassato, risalente al 1906 e sostituente quello precedente in legno (documentato fino dal ‘600 e cosiddetto a causa di un bandito noto come il ladrone che imperversava nella zona). Dopo un brevissimo tratto ancora integro e percorribile fino al Ponte Ilario (1969), procedeva su un tracciato prossimo al fiume, riutilizzato dall’odierna strada forestale (risalente agli anni 1966-67), fino ai pressi della confluenza del Fosso Fiumicino di S. Paolo, che veniva attraversato da ponte ligneo in buona corrispondenza con il moderno Ponte Cesare, oltre il quale si inerpicava verso Casa Moscoso, ma rasentandola dal lato Est (praticamente dietro l’annesso posto accanto al suo attuale accesso stradale). Mentre presso i due edifici di Case Fiumari si innestava la via che, scavalcata la sella del crinale ed attraversato il Fosso Fiumicino di S. Paolo, si inerpicava fino all’alpeggio di S. Paolo, la strada di fondovalle calava di livello dirigendosi verso Case Fiumari e l’omonimo mulino, ritrovando qualche corrispondenza di tracciato, ma solo dopo il Ponte Giovannone si riscopre l’antica mulattiera mentre prosegue verso Campigna. Un tracciato secondario di crinale percorreva la dorsale Poggio di Montali-Poggio Ricopri-Poggio Capannina, mentre varie diramazioni digradavano fino ad attraversare il Fosso di Ricopri/Fiumicino. Tra esse, una si staccava da Poggio Ricopri lungo il versante occidentale di Poggio Capannina trovando prima un ridottissimo ricovero ancora efficiente poi i resti di due piccoli edifici. Il primo è una capannina a mezzacosta, in sintonia toponomastica con il poggio, che nel recente passato veniva descritta con il toponimo Casetta, con esatta descrizione del percorso: «[…] lasciando il crinale, si evita la diramazione che sale a Poggio Capannina per continuare su un largo sentiero che taglia il pendio sotto il Poggio medesimo a mezza costa. […] dopo aver superato una capanna in sasso, ad una biforcazione. Lasciato a destra il sentiero che scende alla Casetta ci si immette in un sentierino che risale […] sulla strada Corniolo-Lama […]» (O. Bandini, G. Casadei. G. Merendi, 1986, pp. 127-128, cit.). Tale toponimo fa presumere un utilizzo originario come ricovero per boscaioli. Il secondo edificio, essendo posto accanto all’alveo del Fosso di Ricopri, verosimilmente in origine era destinato a servizio delle attrezzature di una sega ad acqua, tipologia di strutture peraltro già documentate nel sito di Ricopri o Ricuopri, fino al XIX secolo rinomato per la presenza di numerosi abeti e faggi di pregio. È infatti noto che le difficoltà di trasporto del legname per morfologia dei luoghi e/o assenza di vie di smacchio portarono nei secoli ad autorizzare la costruzione di alcuni impianti, anche a servizio dell’Opera del Duomo di Firenze: «Si sa che nel febbraio 1444 fu concessa una sega sul fosso di Ridracoli verso Valbona […], un’altra fu concessa nel 1482 sul fiume di Ricopri […] utile a detta selva per la località e la via inaccessibile che è a circa quattro miglia […]. Una terza ancora […] sempre sul fiume di Ridracoli nel 1484, ed una quarte nello stesso anno sul fiume di Ricopri in luogo detto i Diaccioni; una quinta nel Pianazzone nel 1490 ed una sesta nel 1503 […], con tanto di edificio, […] sul fiume dell’Asticciola .» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 63-64, cit.). Alcuni di tali “strumenti idrolici” erano documentati come Sega di Mezzo, di Sotto e, conseguentemente, di Sopra e per essere collocati presso il “fiume di Ricopri”. Dal verbale di un’ispezione del 1652: «La terza parte delle selve dell’Opera succede sotto Campigna a levante e contiene […]. Più la Raggio Mozzo, le Tavolaccie, il Crocicchio, Poggio Piano, Palestrina, Sega di Mezzo, Sega di sotto, Ricuopri e sul Poggio di Ricuopri il Pianaccio, del Diaccione e la Cerracchiaia con le Carbonaie […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 267, cit.). Dalla relazione di un’ispezione eseguita nel 1677 da funzionari dell’Opera si ha notizia dell’esistenza di una sega ad acqua a Campigna mentre di quelle che stavano a Ricopri occorreva ripristinarne almeno una: «Relazione della gita e visita […] descritta da esso Sig. Provveditore […]. ci incamminammo poi il lunedì mattina  e arrivammo […]. In detto luogo di Campigna vi è una cappella da celebrarci la messa con tutti li paramenti sacerdotali et altro che vi bisogna. Non molto lontano di lì ancora si trova uno strumento idrolico di una sega la quale in tempo che ci è acqua a sufficienza sega i panconcelli che d’ordinario qua si vendono […]. La mattina di mercoledì andammo a visitare le macchie che si domandano di Ricopri luogo di grandissima tenuta dove vi sono grandissimi e grossissimi abeti ma molto difficili di cavarsi da quivi. In codesto luogo si considerò due posti dove altre volte erano state due seghe ad acqua conforme a quella di Campigna e si fece riflessione se fusse bene rimetterne su almeno una […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 320, 321, cit.). Da un ulteriore verbale dello stesso anno si apprende che la struttura di Campigna è insufficiente e si conferma che ne andrebbe installata un’altra nei pressi o lungo il “fiume di Ricopri”, dove già si trovavano anticamente in numero di tre, da utilizzare per gli abeti impossibili da trainare per dimensioni eccessive rispetto alle possibilità operative, preferibilmente nel sito di “sega di mezzo”: «Relazione della gita e visita […] descritta da me Ulisse Magnani Cancelliere […]. Lunedì 20 si partirono […] per la volta di Campigna[…]. Si riconobbe l’edificio della sega a acqua trovando essere in buon grado e parve dover far reflessione se si deva aggiungere altra simile sega o quivi sotto o altrove come parrà meglio giacché questa pare lavori poco e non faccia tanti panconcelli quanti potrebbe esitare […]. Mercoledì 22 […] si andò alla visita dell’abetia di Ricopri e suoi contorni passando il fiume di Campigna si arrivò al Borghicciolo e si salì a Crocicchi sino al fiume di Ricopri nel quale si riconobbe esservi già state anticamente tre seghe ad acqua e considerando che la sega ad acqua di Campigna non può resistere, come si disse sopra, a fare quel numero di panconcelli che bisognerebbe si considerò che sarebbe buon servizio dell’Opera rifare una quivi, massime per esserci grandissima quantità di abeti grossi buoni per panconcelli gia che per farvi travi sono troppo grosse e trascorse e impossibili quasi a potersi trainare e si risparmierebbero gli abeti di Campigna che perciò si ordinò al Ministro che facessi conoscere quale fusse il posto migliore e che spesa vi sarebbe per farla parendo che la sega di mezzo fusse molto opportuna.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 325, 328, cit.). Ricercando nella cartografia antica disponibile i luoghi idonei per l’installazione delle tre seghe ad acqua documentate lungo il Fosso di Ricopri occorre prendere in considerazione i tracciati viari allora esistenti, di solito corrispondenti alle vie di smacchio. Almeno tre piste corrono sul versante digradando verso i corsi d’acqua fino ad attraversarli, così segnalando i luoghi di possibile deputazione per le tre strutture. Tra esse, quella che corre lungo la sopracitata area spondale posta poco a monte della confluenza del Fosso delle Cullacce nel Fiumicino, nell’area di Ricopri a valle di Poggio Capannina, trova perfetta corrispondenza con quanto documentato dal Catasto Toscano del 1826-34 che fornisce anche la denominazione di quel tratto viario: Via della Sega di Mezzo, così che i resti di quel fabbricato possono essere quantomeno attribuiti ad una ricostruzione sei-settecentesca della Sega di Mezzo, documentata già dal 1482, che peraltro corrisponderebbe al descritto percorso di quattro miglia (1 miglio = 1,650 km in tale epoca = km 6,6) di “via inaccessibile”, evidentemente da Campigna, eventualmente costituente la «casetta o capanna […] che serve per comodità del condurre i legni […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 326, cit.), di cui rimane parte del perimetro murario. Le attrezzature idrauliche, prevalentemente lignee e deperibili, quindi ormai scomparse, sicuramente poggiavano su un basamento in pietrame i cui resti pare di riconoscere sulla sponda del fosso, presso la capanna. Anche nella stretta lingua di terra interposta a circa 100 m alla confluenza del Fosso delle Cullacce nel Fiumicino/Ricopri si vedono resti di muratura di pietrame, ma poteva trattarsi di opere di sostegno della viabilità. Riguardo gli altri due siti “industriali”, quello documentato di Diaccioni sul “fiume di Ricopri” posto subito a valle di Val di Covile (v. schema di mappa) e risalente al 1484, è facilmente raggiungibile in sx idrografica (utilizzando il primo tratto del sentiero CAI 275 da S. Agostino di Fiumari) fino al guado sul fosso, le cui anse attraversano ampie aree su entrambi i versanti, idonee per l’accatastamento del legname anche di grandi dimensioni. Un’altra ansa presenta la particolarità di un breve canale tagliato parallelamente al fosso, con depositi di pietrame che paiono resti di sistemazioni spondali, facendo presumere che trattasi di opera artificiale di derivazione idraulica, eventualmente dotata di paratia, il tutto a servizio dell’impianto della Sega di Sotto (utilizzando il criterio della collocazione altimetrica per l’attribuzione dello specifico toponimo). Il sito è raggiunto da vari tracciati, tra cui uno particolarmente ampio si dirige sia al guado di Castagnoli, presso Campigna, sia sul percorso di crinale sulla Costa Poggio del Ballatoio, collegati alla viabilità principale dell’epoca. Altri antichi tracciati viari che raggiungevano ed attraversavano il fosso sono utili per ricercare la posizione superiore della Sega di Sopra, che potrebbe localizzarsi presso l’attraversamento del Fosso di Poggio Scali, già del Canale del Pentolino, anch’esso raggiunto dalla Via della Sega di Mezzo come documentato dal catasto ottocentesco. La Carta Geometrica della Regia Foresta Casentinese e adiacenze, datata 1850 e conservata presso il Nàrodni Archiv Praha, consente di localizzare i luoghi descritti nei Contratti livellari stipulati tra l’Opera o lo stesso Granduca con il Monastero di Camaldoli.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente delle Celle e/o relative a monti e insediamenti citati.

N.B.: - L’elenco dei luoghi contenuto nel verbale del 1652 pare essere casuale e non ordinato in base alla vicinanza tra gli stessi e/o la lontananza, pertanto non è possibile avere certezza se il toponimo Sega di sotto sia da intendere come posto in luogo altimetricamente inferiore rispetto a Sega di Sopra (come solitamente avviene), quindi più verso valle, o come posto in luogo più remoto rispetto a Campigna.

- Il sopracitato Fosso dell’Asticciola è oggi noto come Fosso dell’Acqua Fredda, nasce dall’area di Frana Nuova al limite di Sasso Fratino ed è un affluente del Fosso di Sasso Fratino, a sua volta affluente del Fosso delle Macine.   

- La sega ad acqua venne inventata da Villard de Honnecourt nel sec. XIII e Leonardo da Vinci ne studiò il funzionamento nel 1480. Già a metà del ‘400 in Casentino sono documentati una sega ad acqua a Camaldoli (i monaci sono stati sempre all’avanguardia nella lavorazione del legno) e due artigiani specializzati a Papiano (M. Massaini, 2015, cit.) mentre, sul versante romagnolo «All’interno della foresta si costruirono direttamente e per concessione a terzi, nel corso del ‘500 e del ‘600, alcune seghe idrauliche per la lavorazione del legname sul posto e la sua preparazione al trasporto (sega del fosso del Bidente, sega del Ridracoli, dell’Asticciuola, del Ricopri). Tali seghe lavoravano al limite della legalità e, nonostante una rigida legislazione e una serie di regolamenti e di divieti per impedire tagli abusivi, per tutta l’età moderna hanno favorito la spogliazione della foresta da parte delle popolazioni confinanti.» (N. Graziani, 2001, p. 149, cit.). In particolare nel ‘6-‘700 l’Opera del Duomo di Firenze puntò al depezzamento del legname in dimensioni di più agevole trasporto con la costruzione di numerose seghe ad acqua in foresta, che però si ridussero ad una tra ‘700 e ‘800 a seguito del progressivo e totale disimpegno della stessa Opera, in attesa dei miglioramenti introdotti dal Siemoni.

RIFERIMENTI

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

O. Bandini, G. Casadei. G. Merendi, L’alto Bidente e le sue valli, Maggioli Editore, Guide Verdi, Rimini 1986;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Fatucchi, La viabilità storica, in: AA. VV., Il Casentino, Octavo Franco Cantini Editore – Comunità Montana del Casentino, Firenze – Ponte a Poppi 1995;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

M. Massaini, Alto Casentino, Papiano e Urbech, la Storia, i Fatti, la Gente, AGC Edizioni, Pratovecchio Stia 2015;

F. Pasetto, Itinerari Casentinesi in altura, Arti Grafiche Cianferoni, Stia 2008;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Foreste Casentinesi, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il fosso è raggiungibile dalla S.P. 4 del Bidente seguendo la rotabile S.Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe, bivio per S.Agostino al km 35+100, fino a S.Agostino di Fiumari (km 3,4) quindi, tramite il sentiero 271 per il Rifugio Ballatoio, grazie ad una efficiente passerella si segue la sponda opposta sia verso lo sbocco sia verso il sito di Sega di Sotto. Di interesse raggiungere il sito di Sega di Mezzo, dalla sbarra di S. Paolo in Alpe superato Poggio Capannina si trovano le tracce di un sentiero (bolli rossi) che scende seguendo un crinale verso il fondovalle del Fosso di Ricopri fino alle confluenze del Fosso delle Cullacce e della Porta e al confine insuperabile della Riserva di Sasso Fratino.

foto/descrizione :

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001a – 001b – 001c - Dal Sentiero degli Alpini (SA 301 CAI), sul contrafforte principale dai pressi del M. dell’Avòrgnolo, le giornate nuvolose consentono di avere senza controluce una vista dall’alto dei bacini del Fossi del Fiumicino di S. Paolo, a sx, e del Fiumicino, separati dalla dorsale P.gio Capannina-P.gio Ricopri-P.gio di Montali, per la parte che emerge oltre il Crinale del Corniolino. Nella terza foto, dal centro verso dx dietro il M. della Maestà, tra la nebbia si scorge la sequenza delle Coste delle Cullacce, di Poggio del Ballatoio e di Poggio dei Termini distaccarsi dalla Bastionata di Campigna verso la valle del Fiumicino  (23/11/16).

 

001d/001g - Il panorama che si apre da Poggio Sodo dei Conti sui rilievi dell’Appennino romagnolo evidenzia la sequenza di dorsali e contrafforti che si sviluppano con prevalentemente parallelismo. In p.p. si evidenzia la continuità morfologica tra il primo tratto del contrafforte e il primo tratto della dorsale con l’allineamento Poggio della Serra-Poggio Capannina-Poggio Ricopri, la cui asimmetria delle giaciture dell’ambiente marnoso-arenaceo, pressoché parallelo allo spartiacque principale, pare dovuto a dislocazioni recenti lungo fratture sub verticali ipotizzabili anche per il Monte Penna, o Pian Tombesi sul versante toscano. Tale dorsale, come detto, separa i bacini del Fiumicino di S. Paolo e del Fiumicino, mentre è evidente l’incisione torrentizia Fiumicino-F.so di Ricopri-F.so di Poggio Scali (22/12/11).

 

001h/001u - Spostandosi lungo la S.P. 4 del Bidente dapprima si evidenzia particolarmente l’incisione del Fosso di Poggio Scali che costituisce tratto iniziale del Fosso di Ricopri cui segue il Fosso del Fiumicino, quindi si ha un’ulteriore visione, accentuata dalle ombre mattutine, del condizionamento morfologico della sequenza dei Poggi Capannina-Ricopri-di Montali nel separare il bacino del Fiumicino di S. Paolo da quello del Fiumicino, che descrive un’ampia curva nel seguire la curvatura delle dorsali convergenti verso il Bidente: si distinguono distaccarsi dallo spartiacque appenninico le Coste delle Cullacce, P.gio del Ballatoio e P.gio dei Termini (26/03/12 – 11/02/16 – 20/05/18).

 

001v – Da Val di Covile si apre un ristretto scorcio sulla valle del Fiumicino e le Coste delle Cullacce e P.gio del Ballatoio che vi convergono (6/04/16).

 

002a/002f - Schemi di mappa da cartografia storica (1826/34 - 1850 - 1937) e da cartografia moderna, con evidenziati gli assetti insediativi, idrografici ed infrastrutturali della valle del Fiumicino e della dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri-Poggio di Montale; negli schemi delle mappe storiche si possono notare il tracciato delle antiche Via della Sega di Mezzo, che consente l’attribuzione toponomastica ai resti dell’impianto (n.2), e Via di Scali, come altri ancora utilizzato fino alla realizzazione dell’odierna rotabile; le altre numerazioni indicano gli altri probabili siti della Sega di Sotto (n.1) in loc. Diaccioni e Sega di Sopra (n.3), presso il più elevato attraversamento del fosso, ma con tracciato quasi complanare fino alla già esistente Strada delle Cullacce. La toponomastica riprende anche come scrittura quella originale. Nel secondo schema le aree scure corrispondono alle faggete. Notare le divergenze riguardo gli idronimi tra le mappe ottocentesche, ma anche la CTR regionale diverge notevolmente rispetto alla documentata Carta della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (particolare, A. Bottacci, 2009, p.27, cit.).

 

002g/002l – Dall’antico sito di Faggio alla Fringuella, oggi modificato dalla rotabile nella sella compresa tra Poggio della Serra e Poggio Capannina, si stacca il sentiero, prevalentemente di crinale e marcato con bolli rossi, che guida senza incertezze verso l’area di Ricopri e il fondovalle dell’omonimo fosso, tratto intermedio dell’asta torrentizia Fosso di Poggio Scali/Fosso di Ricopri/Fosso del Fiumicino (16/11/16 – 8/05/18).

 

002m/002p – In base alla Carta della Riserva di Sasso Fratino, sul confine della Riserva, accesso interdetto (WGS84 43° 51’ 19” N / 11° 47’ 10” E), si vede il Fosso di Poggio Scali perdersi nell’ambiente (quasi) incontaminato, e qui terminare dove l’unica particolarità morfologica è costituita dalla diffusione di ciclopici frammenti arenacei; il luogo segna l’inizio del tratto torrentizio intermedio del Fosso di Ricopri (8/05/18).

 

002q – 002r – 002s – Mentre circa 250 m a monte del confine della Riserva, in base alla Carta della Riserva di Sasso Fratino, si trova una pista che attraversa il Fosso di Poggio Scali e risale verso Pian del Pero, circa 150 m a valle di tale confine si nota la traccia della pista, accesso interdetto, riportata dal Catasto Toscano e raggiunta dalla Via della Sega di Mezzo, che similmente attraversa il Fosso di Ricopri e risale sul versante opposto (8/05/18).

 

002t – 002u – Un tratto del Fosso di Ricopri (8/05/18).

 

003a/003f – Dal versante dx del Fosso di Ricopri si possono osservare aspetti interessanti della Riserva (8/05/18).

 

003g/003m – Nel Ricopri confluisce il suggestivo Fosso della Porta, che nasce dalle ripe dette La Porta (cfr. la citata Carta della Riserva); erroneamente la CTR emiliano-romagnola denomina il principale Fiumicino e l’affluente Fosso del Pentolino (8/05/18).

 

003n/003s – Il Ricopri a valle della confluenza del Fosso della Porta (8/05/18).

 

004a/004g –  Il Fosso di Ricopri rallenta la sua corsa giungendo al fondovalle e trova i resti murari di Sega di Mezzo, forse quelli della ricostruzione stabilita nel 1667. Vicino alla capanna, sulla sponda del fosso un accumulo di pietrame pare conservare la consistenza del basamento di sostegno dell’attrezzatura idraulica (16/11/16 - 8/05/18).

 

004h/004p – A breve distanza il Ricopri termina con la confluenza del Fosso delle Cullacce, condizionata da una stretta lingua di terra utilizzata da una diramazione viaria, di cui rimangono probabili resti delle opere di sostegno (8/05/18).

 

004q/004t – Il tratto iniziale del Fiumicino dopo la confluenza del Ricopri con il Fosso delle Cullacce (8/05/18).

 

005a/005n – La Via della Sega di Mezzo dai resti dell’impianto prosegue verso N; una deviazione verso O segue la curvatura di un dolce crinale e raggiunge l’impervio e suggestivo sito di un altro guado del Fiumicino (WGS84 43°51’48” N – 11°46’19” E ), dove si svincolano ancora i sentieri (bolli rossi ) diretti da un lato al Rifugio Ballatoio e dall’altro a Val di Covile con due opzioni, sia lungo il fosso pare in direzione del sito di Diaccioni, sede documentata di un terzo impianto (Sega di Sotto?), sia a mezzacosta (8/05/18).   

 

005o/005s – Al guado di Diaccioni (WGS84 43°52’28” N – 11°46’12” E ) le anse torrentizie liberano ampie aree spondali idonee sia per l’eventuale installazione dell’impianto di Sega di Sotto sia per il deposito del legname, compresi i tronchi di grandi dimensioni (20/05/18).

 

006a/006i – Centocinquanta metri a monte del guado (WGS84 43°52’25” N – 11°46’17” E ), un’ulteriore ansa è tagliata dall’evidente traccia di un breve canale che corre parallelo al fosso, dove pare di individuare del pietrame che poteva costituire residuo di sistemazioni spondali: considerata la documentazione storica, il tutto porta a presumere la preesistenza di un’opera artificiale di derivazione idraulica, un tempo eventualmente munita di paratia, atta al funzionamento dell’impianto di Sega di Sotto (20/05/18).

 

006l – Vista del Fiumicino subito a monte del canale (20/05/18).

 

006m – 006n – 006o – Viste del Fiumicino all’altezza dell’area spondale prossima al guado (20/05/18).

 

006p/006u – Tra le diverse piste che convergono sul guado, una particolarmente ampia e ben tracciata risale il versante in sx idrografica diretta sia a guadagnare il crinale di Costa Poggio del Ballatoio, sia al guado di Castagnoli sul Bidente, percorsi ancora praticabili in parte coincidenti con il sentiero CAI 275, quest’ultimo corrispondente ad uno dei possibili siti della sega idraulica di Campigna e comunque utile per raggiungere tale “capoluogo” e la viabilità principale (20/05/18).

 

007a/007d – Il sentiero CAI 275 Fiumari-Rifugio Ballatoio, attrezzato di comoda passerella, è utile per raggiungere i siti descritti; nelle foto il Fiumicino nei suoi pressi (20/05/18).

 

007e/007i – Lo sbocco del Fiumicino nel Bidente dista 250 m dalla passerella (20/05/18).

 

007l – 007m – 007n – Dal versante di Poggio Capannina si aprono suggestivi scorci sulle Ripe dello spartiacque appenninico, qui in particolare sulle Ripe di Scali, da dove si può seguire l’incisone del Fosso di Poggio Scali, oltre che sulle ripe de La Porta ed il ventaglio dell’omonimo fosso, il cui tratto principale è sul margine dx del ventaglio. Sulla dx della prima foto si vedono le Ripe di Pian Tombesi (8/05/18).  

 

007o/007r – Dalla Giogana, i varchi che si aprono presso il Canale del Pentonino consentono la vista dell’incisone del Fosso di Poggio Scali (25/04/19).

007s/007v – Scorcio sull’incisione del Fosso delle Cullacce, delimitato sulla dx dall’omonima Costa che, a quota 1025-30 m (di poco superiore al punto di ripresa fotografica) viene attraversata dalla famosa strada turistico-forestale proveniente da Campigna. Sul margine dx della 1^ e 3^ foto si scorge anche parte della Costa Poggio del Ballatoio (8/05/18).

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