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Fosso della Bocca

Tipo : torrente
Altezza mt. : 670
Coordinate WGS84: 43 49' 31" N , 11 53' 47" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Coordinate WGS84: Origine (Confluenza F.si Spiaggia e Neve) 43° 49’ 09” N / 11° 54’ 03” E – Sbocco (F. Bidente) 43° 49’ 31” N / 11° 53’ 47” E - Quote: Origine (Confluenza F.si Spiaggia e Neve) 785 m - Sbocco (F. Bidente) 670 m - Sviluppo 1 km.

Testo di Bruno Roba (17/11/2020 - Agg. 20/12/2021) - Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente e la sua testata si sviluppa tra il Passo della Crocina e la vetta minore di Cima del Termine, estendendosi, ad Ovest, al tratto del contrafforte secondario compreso tra Poggio allo Spillo e Poggio della Bertesca, ad Est, al tratto del contrafforte principale compreso tra Cima del Termine ed il Crinale o Raggio del Finocchio delle Palestre, che converge verso l’Eremo Nuovo staccandosi presso la sella di Prato ai Grilli, posta prima del Poggiaccio.

In questo tratto lo Spartiacque Appenninico mostra, a ridosso delle maggiori quote, fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante, come il doppio rilievo di Poggio Rovino, con il canalone fortemente accidentato del Fosso del Rovino, che presenta quella vasta area adiacente di roccia affiorante con crollo dei banchi arenacei (cui probabilmente deve il caratteristico oronimo). Segue l’altrettanto caratteristico picco acuminato di Monte Cucco, toponimo considerato relitto linguistico dal latino cuccum, cucuzzolo, ma si pensa anche ad un‘origine onomatopeica dal latino cuculus, latino medievale cuccus, cuculo, romagnolo kòk (A. Polloni, cit.). Chiude la testata la Cima del Termine, rilievo anticamente detto Terminone, dove appunto “terminava” l’estensione della Selva di Casentino overo di Romagna che si chiama la selva di Strabatenzoli e Radiracoli donata (assegnata in perpetuo) tra 1380 e il 1442 dalla Repubblica Fiorentina all’Opera del Duomo di Firenze, all’epoca detto anche Le Rivolte di Bagno, infatti si “rivolgeva” bruscamente (data la morfologia improvvisamente impervia del sito) e dava inizio al tragitto in tale direzione. Al rialzarsi dei rilievi si alternano andamenti più lineari interrotti dalle selle dei Passi dei Cerrini, di Massella e dei Lupatti

N.B.: Il termine radium, come sostantivo, era utilizzato nei documenti storici per descrivere crinali costituenti elementi morfologici evidenti del territorio, lineari (come quello di luce), allorquando erano parte di un itinerario (che consentiva collegamenti più diretti e rapidi tra luoghi altrimenti raggiungibili tramite lunghi tragitti) e/o costituenti confine di un’area e/o di una proprietà. Per rilevanza o consuetudine a volte il termine diviene esso stesso toponimo o ne fa parte (Il Raggio, Raggio del Finocchio, Maestà del Raggio, Raggio alle Secche, Raggio dei Picchi, Raggio Grosso, Raggio Lungo, Raggio Mozzo, Fosso del Raggio, Raggio di Sopra, etc.).

Ai passi e alle incisioni dei crinali corrispondono i numerosi rami degli affluenti più montani del Bidente: oltre al Fosso del Rovino, già delle Capanne o Capannacce, con rami che si estendono anche al Passo della Crocina fino al Passo e Poggio della Bertesca, verso Est trovano origine il Fosso delle Ranocchie, lo stesso Bidente e il Fosso dei Segoni, già della Buca Prati o della Buca dei Preti, mentre i Fossi della Spiaggia o delle Spiagge e della Neve, che confluendo danno vita al Fosso della Bocca già della Buca, hanno origine da Cima del Termine e dal suddetto primo tratto del contrafforte principale fino allo stacco del Crinale del Finocchio. Affluente noto del Fosso della Bocca è il Fosso dell’Eremo, dal ripidissimo anfiteatro vallivo incassato tra gli sproni del versante occidentale del Crinale del Finocchio, caratterizzati da estese stratificazioni affioranti. Intercalata alle incisioni vallive del reticolo idrografico emerge una trama di dorsali minori di vario impatto morfologico, alcune delle quali si proiettano più evidenti verso il fondovalle concentrandosi verso il sito dell’Eremo Nuovo, con pendenze mediamente ripide ma non tali da impedire la percorribilità di crinale. Tra esse la lunga dorsale dei Segoni che divide il Fosso dei Segoni dai Fossi della Bocca e della Spiaggia fino alla confluenza di quest’ultimo nel Bidente.

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Successivamente, sul finire del periodo, si ha una rinascita delle aree di fondovalle con un recupero ed una gerarchizzazione infrastrutturale con l’individuazione delle vie Maestre, pur mantenendo grande vitalità le grandi traversate appenniniche ed i brevi percorsi di crinale. Il quadro territoriale più omogeneo conseguente al consolidarsi del nuovo assetto politico-amministrativo cinquecentesco vede gli assi viari principali, di fondovalle e transappenninici, sottoposti ad intensi interventi di costruzione o ripristino delle opere artificiali cui segue, nei secoli successivi, l’utilizzo integrale del territorio a fini agronomici alla progressiva conquista delle zone boscate. Comunque, nel Settecento, chi voleva risalire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].» e per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]» (Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). Inoltre, «[…] a fine Settecento […] risalivano […] i contrafforti montuosi verso la Toscana ardue mulattiere, tutte equivalenti in un sistema viario non gerarchizzato e di semplice, sia pur malagevole, attraversamento.» (M. Sorelli, L. Rombai, Il territorio. Lineamenti di geografia fisica e umana, in: G.L. Corradi, 1992, p. 32, cit.). Un breve elenco della viabilità ritenuta probabilmente più importante nel XIX secolo all’interno dei possedimenti già dell’Opera del Duomo è contenuto nell’atto con cui Leopoldo II nel 1857 acquistò dal granducato le foreste demaniali: «[…] avendo riconosciuto […] rendersi indispensabile trattare quel possesso con modi affatto eccezionali ed incompatibili con le forme cui sono ordinariamente vincolate le Pubbliche Amministrazioni […] vendono […] la tenuta forestale denominata ‘dell’Opera’ composta […] come qui si descrive: […]. È intersecato da molti burroni, fosse e vie ed oltre quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosiddetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.).

La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), consente di conoscere, tra l’altro, il tracciato della viabilità antica che riguardava la Valle di Pietrapazza, ricordando che se per la realizzazione delle prime grandi strade carrozzabili transappenniniche occorrerà attendere tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX, il crinale che dal Passo della Crocina si svolge fino alla Rondinaia in gran parte venne fortunatamente salvaguardato dal distruttivo progetto dell’ingegnere granducale Ferroni che, tra le ipotesi di “strada dei due mari” che doveva unire la Toscana e la Romagna, indicava il tracciato montano Moggiona-Eremo di Camaldoli-Passo della Crocina-Casanova in Alpe-Santa Sofia (essendo ritenuto idrogeologicamente valido).

Sul contrafforte principale da Cima del Termine probabilmente già dal 1084 è documentata nel Regesto di Camaldoli la Via de Monte Acutum, come peraltro «[…] conferma un’opinione espressa nel 1935 dal Mambrini circa l’esistenza di una strada percorribile fra i boschi di quel perfetto triangolo, il Monte Acuto, costantemente rilevato nella documentazione medievale come punto di confine fra la Romània e la Tuscia […].» (C. Dolcini, Premessa, in: C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi, 2010, pp. 7-8, cit.). Il Mambrini fa un altro riferimento a tale strada nel trattare del Castello di Riosalso«Il cardinale Anglico così lo descrive nel 1371: “Il castello di Riosalso è nelle Alpi in una certa valle sopra un sasso forte. Ha una rocca ed una torre fortissima ed è presso – circa un miglio – alla strada che mena in Toscana.” […] La strada qui ricordata era sul crinale del monte sopra il castello e per Nocicchio, passando a destra di Montecucco, per Badia Prataglia conduceva in Casentino. Qua e là restano gli avanzi di questa strada.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288, cit.). Una relazione del 1652 conservata nell’Archivio dell’Opera del Duomo, che descrive la ripartizione delle aree in gestione in otto parti, è utile per ricavare un utile riferimento su tale sito: «L’ottava e ultima parte delle selve dell’Opera viene separate dalla precedente col Poggio della Bertesca e resta fra esso poggio e il Poggio delle Rivolte di Bagno ultimo termine di dette selve.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 263-271, cit.). In una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze (riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.) si ritrova il toponimo Rivolte (oggi sent. 201 CAI), ulteriormente specificato nel Contratto livellario stipulato nel 1818 tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli: «Comunità di Bagno. Una vasta tenuta di terre nell’indicata comunità, abetata, faggiata, frascata, lavorativa, prativa, massata, trafossata come più e meglio verrà descritta in appresso sia nella qualità che nella quantità, alla quale la circonferenza confina: primo, con la Comunità di Bagno incominciando dal luogo detto le Rivolte e precisamente dal termine giurisdizionale delle Comuni di Bagno-Poppi, da questo termine calando per la scesa delle Rivolte fino al Prato ai Grilli; […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 461-463, cit.). Con il Catasto Toscano tale via diviene la Strada che da Montecarpano va alla Badia a Pretaglia. Al Giogo, come genericamente era detta la via sullo Spartiacque Appenninico, poi Via Sopra la Giogana o semplicemente la Giogana, si giungeva anche tramite il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio) grazie all’antica Via Maestra che vien dall’Eremo, toponomastica della citata mappa del 1637 oltre che contenuta in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.). Nel Catasto Toscano detta via maestra si trova per un tratto riclassificata Strada che dal Sacro Eremo va a Romiceto (oggi sent. 207 CAI), quindi era detta Strada Maestra di S. Sofia  fino Casanova dell’Alpe verso Sud, e Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia in riferimento al tratto Nord compreso tra la Ripa di Ripastretta e il Passo del Vinco: esso interessava il Monte La Rocca e raggiungeva il Passo della Colla, aggirava i Monti Pezzoli e Marino sul versante SE e scendeva a Poggio alla Lastra divenendo di fondovalle fino a S.Sofia. Dalla via maestra, al Passo della Bertesca, si staccava la Strada che da Camaldoli va alla Bertesca, giungente fino all’Eremo Nuovo, oggi in parte sostituita da viabilità poderale (sent. 205 CAI); quindi la Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza si ricollegava con la Strada che da Pietrapazza va a Bagno, poi Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli, che valicava la Colla di Càrpano incrociando le Rivolte di Bagno. Questa viabilità doveva essere ritenuta di rilievo per i collegamenti tra S. Sofia e l’interno, tanto da essere l’unica riportata nella schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia insieme alla viabilità di crinale, mancando invece un tracciato di fondovalle tra Pietrapazza Poggio alla Lastra, questo anche significando quale fosse il limite dell’area di influenza camaldolese.  

Tra il XIX secolo e la prima metà del XX si assiste alla completa ri-organizzazione della viabilità locale e di crinale, che culminerà con la classificazione delle Mulattiere colleganti anche trasversalmente le vallate collaterali, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte di esse, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli (alcune strade forestali verranno realizzate solo al termine del ventennio successivo).

Il vecchio tracciato di fondovalle della Mulattiera del Bidente iniziava al Ponte di Cà Morelli, sul ramo fluviale di Strabatenza, in collegamento con il tracciato della Traversa di Romagna per Bagno, e correva vicino al fiume, attraversandolo spesso tramite numerosi ponti alla ricerca della situazione orografica più favorevole. A Pian del Ponte – la Bottega, c.d. «[…] per l’appalto di generi vari e di monopolio che v’era.» (G. Marcuccini, Le valli alte del Bidente: un cammino nella memoria, in: G.L. Corradi, a cura di, 1992, p. 120, cit.), dove si trova un sistema di ponti antichi e moderni (Ponte del Faggio) e due cippi segnalano l’incrocio con la Mulattiera di Ridràcoli, iniziava il tratto intermedio Ponte Bottega-Pietrapazza della mulattiera di fondovalle e una colonnina indicava la deviazione relativa al tratto Rio Salso-S. Piero in Bagno. Sulle pietre cantonali delle case era incisa la distanza in km intercorrente in direzione Pietrapazza (p.es.: a Cetoraia km 0,610 fino a Campo di Sopra e qui km 1,200 fino a Cà Micheloni). Il Ponte Bottega o di Strabatenza in pietrame ad arco a tutto sesto, posto all’inizio della Mulattiera di Casanova (insieme alla Casina del Ponte che ne osserva il transito costituisce un interessante scorcio paesaggistico) si può considerare il primo sul Bidente di Pietrapazza. Il Ponte al Mulino alle Cortine, in ferro ad una campata su pile in pietrame e tavolato ligneo collegava  le due mulattiere citate all’altezza di Cetoraia. Sotto Cà di Pasquino un vecchio ponte in legno ad una campata su spalle in pietrame, eseguito secondo una tecnica costruttiva che doveva essere molto comune nell’area del Bidente (tra l’altro si trova codificata in una relazione di quell’epoca del comune di Bagno di Romagna), costituita da tre tronchi poggianti su pile laterali in pietrame a secco, tavolato protetto da un manto di pietrisco e parapetto in legno, attraversa ancora il fiume percorso dalla mulattiera per Cà dei Maestri/M. Roncacci ma è ormai intransitabile. Sul Fosso di Cà dei Maestri in prossimità della confluenza nel Bidente i resti di un ponticello mostrano ancora la modesta tecnica costruttiva delle passerelle costituite da una o due travi accostate senza parapetto su spalle in pietra.

Incidendo pesantemente sull’orografia dei luoghi, alla Mulattiera del Bidente (brevi tratti si riescono ad individuare in prossimità degli insediamenti) negli anni 1965-70 si è sovrapposta quasi ovunque l’odierna strada forestale che raggiunge comodamente una Pietrapazza ormai disabitata. Qui si trova (restaurato) il piccolo Ponte delle Graticce, alla confluenza dell’omonimo fosso nel Rio d’Olmo e prima che questo si immetta nel Bidente. Risalente al 1898 ed eseguito in pietrame presenta tipologia ad arco circolare leggermente ribassato con pavimentazione in pietra arenaria posta di taglio, prima della sua costruzione la mulattiera guadava il fosso poco più a monte inizialmente aggirando il versante sx. Il ponte costituiva snodo di collegamento con la citata Strada che da Pietrapazza va a Bagno, poi Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli, che risaliva sostando davanti alla Maestà della Casaccia (ma da Rio d’Olmo è tuttavia ancora possibile ritrovarne lunghi tratti ormai abbandonati tra i tornanti dell’ampia strada forestale) fino a valicare la Colla di Càrpano, dove consentiva una sosta alle Case di Monte Càrpano (anticamente M. Carpi) presso una nota Osteria«Monte Carpano […] era un notevole luogo di transito: non a caso alla fine dell’Ottocento v’era un’osteria frequentata da quel piccolo mondo di mestieri e traffici col Casentino (fattori, sensali, mercanti di bestiame) e, soprattutto, con la foresta della Lama e Camaldoli per il rifornimento di legname per madiai e bigonciai, di “cime” d’abete per i coronai.» (G. Marcuccini, 1992, pp. 119, 120 cit.). Poco dopo il Ponte delle Graticce si distacca ancora inalterata (sent. 205 CAI), attraversando il Rio d’Olmo su una passerella in legno e travatura in ferro (che sostituisce un ponte con una struttura principalmente in pietra ed un tratto in legno ancora documentata negli scorsi anni ’80) la citata Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza. Essa risale sul Crinale Raggio del Finocchio sostando davanti alla Maestà del Raggio o della Cialdella o di Pietrapazza, poi ridiscende presso il Bidente fino l’Eremo Nuovo superandolo sul Ponte della Chiesina, ricostruito, dopo il quale diviene ampia pista poderale fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino (collegante con il Passo dei Lupatti, aperto nel 1900 in occasione della costruzione della ferrovia Decauville del Cancellino, poi trasformata in strada forestale.

Nelle varie epoche (fino alla demanializzazione delle foreste) nel baricentro economico-religioso di Casanova dell’Alpe si incrociavano gli itinerari di collegamento con le vallate laterali, frequentati dagli operatori del settore del legname, lavoratori e commercianti. Tra essi la Mulattiera di Ridràcoli, che valicava il crinale tramite il Passo della Colla (posto nella sella tra il Monte La Rocca e il Monte Marino), che scendeva a Strabatenza e a la Bottega e la Mulattiera della Colla, che risaliva invece sul Marino da Poggio alla Lastra riunendosi a quella proveniente da Strabatenza; complessivamente le due mulattiere nel Catasto Toscano costituivano la Strada che da Ridracoli va a Poggio alla LastraDa la Bottega la Mulattiera di Casanova risaliva la valle del Trogo, mentre la Mulattiera di Pietrapazza (qui incentrata) collegava Ridràcoli con Bagno di Romagna tramite la Valle del Rio d’Olmo e il Passo di Monte Càrpano, da un lato, e la Valle del Fosso Fondo Rignone e la sella Siepe dellOrso-Paretaio, dall’altro. Questo tratto, nel Catasto Toscano detto Strada che da Siepe dell’orso va a Pietrapazza, attraversa il Bidente sul Ponte al cimitero di Pietrapazza (restaurato), in muratura di pietrame ad un’arcata circolare a tutto sesto pavimentato con pietra arenaria posta di taglio, costruito nel 1895 dai Milanesi - rinomati scalpellini di Cà di Pasquino di una stirpe familiare di origine comacina localmente nota, «Vi lavorarono come muratori (lombardi, come si diceva in quel tempo) […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 132, cit.) - in luogo di una struttura in legno ormai pericolante e già a metà del ‘700 ridotta a «[…] una trave d’abeto coi mantingoli […]» (S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p. 105, cit.), quando era definita ponte sul fiume Bidente al fosso dell’Eremo Nuovo, quindi Ponte dell’Eremo Nuovo. Nella mappa del 1637 compare il disegno approssimativo di un altro antico percorso, la Via del Rovino, direttamente collegante il fondovalle del Bidente di Pietrapazza e l’Eremo Nuovo con il Giogo: dai raffronti cartografici e morfologici essa è da collocare prevalentemente sul crinale di quella citata lunga dorsale che si distacca da Poggio Rovino, ancora oggi segnata da evidenti tracce di trascorse (o rinnovate) percorrenze. L’Eremo Nuovo era pure collegato con i poderi in dx idrografica (Poderuccio, Buca) attraversando il fiume tramite il Ponte dell’Eremo, ormai in rovina, modestamente costituito da tre travi accostate (ne resiste una) su robuste spalle in pietra, che comunque certifica una certa importanza del tracciato non servito da un semplice guado, ma il percorso, nel catasto moderno corrispondente alla S. Vic.le Campo Rosso-Eremo Nuovo, raggiungeva le Rivolte di Bagno tramite il valico di Prato ai Grilli, con discesa a Campo del Rosso.

L’intera testata del Bidente di Pietrapazza, alla cessazione nel 1511 delle antiche funzioni eremitiche, risultava suddiviso in tre grandi porzioni. L’area centrale, Ermonovo Ermo Novo, dotata di quattro case, di seguito distinte, oltre agli edifici monastici, un molino e vari capanni, di proprietà camaldolese: il Podere dell’Eremo Nuovo o Ermo novo podere de frati costituito da due case di cui una aderente ed una adiacente alla chiesa, un secondo Podere dell’Eremo Nuovo formatosi presso e/o in luogo dell’oratorio abbandonato, infine le Capanne o il Capanno dell’Eremo Nuovo. L’area più montana, Eremo nuovo di Sopra o Sommo Hermonovo, con due caseil Poderuccio o Poderaccio Podere dell’Eremo Nuovo e La Buca o Bugaccia le Casette o Fossa (i dispregiativi e i topo-oronimi sono particolarmente significativi), distrutti causa incendio o abbandono già dal XIX sec. e dati per scomparsi «In questa zona sorgevano diverse case e capanni, poderi scomparsi per incendio (Poderaccio, Buca) […]» (AA.VV., 1989, pag.23, cit.), il primo podere in origine dei camaldolesi poi passato in proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze, il secondo derivato per suddivisione del primo per volontà dell’Opera stessa. L’area che si estendeva fino a PietrapazzaEremo nuovo di Sotto o Himo Lermonovo o l'Ermo Novo, con due case già dei camaldolesi ma presto di proprietà privata: la Casina del Raggio e Case di Sotto, oltre ad altre case anticamente di proprietà dell'Opera ma anch’esse ormai di proprietà privata, La Ciardella, Il Finocchio e Casa di Bastiano o Poderino del FinocchioNel corso del Cinquecento anche l’area centrale di proprietà camaldolese venne frammentata in appezzamenti poderali privi di abitazioni, noti come BacieFondone, Melosa, Piani, Pian Capanno, Palestra o Rivolte, Segoni e Spiaggia, assegnati a mezzadri dipendenti dai monaci poi, come tutte le aree montane, sottoposti alla gestione diretta dell’Opera.

Nel bacino idrografico del Fosso della Bocca si trovavano la citata La Buca, il Finocchio e Casa di Bastiano, mentre insediamenti anche abitativi geograficamente confinanti ed afferenti alla stessa area erano il Poderaccio e le Capanne: di tutti restano le “impronte edilizie”. La Buca, posta subito a ridosso della confluenza tra i Fossi della Spiaggia e della Neve, è documentata fin dal 1631 in base ad un accurato elenco relativo ai beni dell’Opera del 1637 «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenete al livellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631:  […] 64) Buca o Fossa, podere tenuto da redi di Riccardo Lollini […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.); da una relazione del 1763 risulta già in fase di abbandono: «[…] Nella casa della Buca non v’abita alcuno et è annessa al Poderaccio per cui stando così succederà […] la rovina […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977 , p. 440, cit.). Ad un riutilizzo abitativo fino al 1807 seguirà il definitivo abbandono, infatti nella descrizione dei confini del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli del 1818, le case del Poderaccio e de La Buca risultano già distrutte: «Tutta questa tenuta […] è composta dai seguenti terreni cioè […] 9° Un podere denominato il Poderaccio […] con casa da lavoratore stata bruciata di recente non esistendovi attualmente che le mura fracassate. Questo podere è composto dei seguenti terreni […] III° un tenimento di terre denominate la Buca […] nel detto luogo ci era una casetta oggi rovinata […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 466-468, cit.). Il Finocchio e Casa di Bastiano o Poderino del Finocchio sono due poderi adiacenti documentati fin dal 1560, corrispondenti a due fabbricati anonimamente riportati dal Catasto Toscano del 1826-34, utile per il reperimento dei loro resti. Il primo insediamento si trovava su uno sprone che si dirama dal crinale cui dà il nome, delimitante l’anfiteatro del Fosso dell'Eremo, dove un accenno di terrazzo morfologico ha consentito la formazione di un’area prativa, probabilmente utile al pascolo di qualche capo di bestiame, sul cui bordo superiore, oggi circondato da cerri, carpini e qualche pino, sorgeva la casa, di cui si individua l’impronta e si riconoscono gli scarsi resti lapidei che hanno resistito alle intemperie di un luogo tanto impervio, che comunque risulta abitato fino al 1816. L’attribuzione toponimica è possibile grazie alla descrizione dei confini del podere, posto tra quelli dell’Eremo Nuovo ad Ovest e della Ciardella a Nord, oltre che limitato a Sud dal Fosso della Bocca e ad Est dal Crinale del Finocchio (cfr.: C. Bignami, A. Boattini, 2018, che però nella mappa allegata al testo indica un collocazione del tutto incongruente, infatti ben lontana dal Fosso della Bocca). Alla Casa di Bastiano, che sarebbe esistita per poco più di un solo secolo, può essere attribuito l’accumulo di pietrame, richiamante un’impronta edilizia, posto su un terrazzamento nascosto nella boscaglia della vallecola adiacente allo sprone suddetto, attraversata da un fossatello e da collegata da un sentiero con l’altro podere, rispetto al quale si trova ad un dislivello inferiore di circa 50 m, così corrispondendo sia al riporto del Catasto Toscano sia alle descrizioni documentali (cfr.: C. Bignami, A. Boattini, 2018, cit., che però non fornisce ipotesi localizzative). Di Poderaccio o Poderuccio, posto in dx idrografica all’altezza della confluenza del Fosso dei Segoni nel Bidente, e La Buca, posto all’inizio del Fosso della Bocca tra la confluenza dei Fossi della Spiaggia e della Neve, oggi si ritrovano ancora i rispettivi cumuli di pietrame mostranti le caratteristiche conseguenze del collassamento perimetrale delle murature. Alcuni autori hanno attribuito la denominazione di Poderuccio ai resti presenti presso il nucleo del 1855 dell’Eremo Nuovo, travisando l’evidenza toponomastica del Catasto Toscano benché gli edifici si trovino a 900 m di distanza e su versanti opposti del Bidente. De le Capanne, posto in sx idrografica del Fosso del Rovino o delle Capanne presso lo sbocco nel Bidente, nel sito anticamente detto Pian del Miglio, si hanno notizie fin dal 1642 ma sarebbe stato abbandonato già dai primi del ‘700. Notizie approfondite sulle vicende del luogo in: C. Bignami, A. Boattini, 2018, cit.

Per approfondimenti si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi (a cura di), AL TEMPE DEL COROJJE - Poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna - Immagini e storie di altri tempi, Edizioni Nuova S1 Il Girovago, Bologna 2010;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Lo sbocco del Fosso della Bocca nel Bidente di Pietrapazza si raggiunge abbandonando il sent. 205 circa 100 m dopo il Ponte della Chiesina che attraversa il Bidente prima di risalire verso l’Eremo Nuovo, seguendo (agevole ma per esperti) in riva sx il corso del Bidente per ulteriori circa 100 m. L’origine, nel luogo dove sorgeva La Buca, alla confluenza dei Fossi della Spiaggia e della Neve, si raggiunge tramite sentiero segnato con bolli rossi (per esperti) sia scendendo ripidamente da Prato ai Grilli, circa 1,5 km, sia dall’Eremo Nuovo (per esperti), km 1,4 circa, tramite l’antica via che risale a Prato ai Grilli, trovando un guado del Bidente in quanto l’antico Ponte dell'Eremo è un rudere.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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00a1/00a5 – Dal crinale del Finocchio o delle Palestre, vedute di gran parte della testata del Bidente di Pietrapazza; tra il crinale medesimo e il primo tratto del contrafforte principale, hanno origine i Fossi della Neve e della Spiaggia che generano il Fosso della Bocca; oltre la dorsale dei Segoni scorre il fosso omonimo, quindi si vede lo Spartiacque fino a Poggio Rovino (12/07/16).

00b1/00b4 – Dal sent. 205, che dalla S.F. del Cancellino sale al Passo della Bertesca, lo Spartiacque appare in perfetta continuità con il contrafforte principale che si stacca da Cima del Temine, continuità che pare ripetersi con il Crinale del Finocchio anziché con il Poggiaccio e il Monte Càrpano, come in effetti avviene. La veduta risulta peraltro frontale sia all’intera valle del Fosso dei Segoni fino alla convergenza del fosso nel Bidente, dove si trovano i resti del Poderuccio, sia alle valli dei Fossi della Spiaggia e della Neve fin quasi alla loro confluenza con origine del Fosso della Bocca (16/07/12).

00c1 – 00c2 – 00c3 - Da San Giavolo, la veduta assiale sulla valle del Fosso della Bocca evidenzia la confluenza tra i Fossi della Spiaggia e della Neve e conseguente origine del Fosso della Bocca; la vegetazione occulta gli scarsi resti de La Buca (29/06/16).

00d1 – 00d2 – 00d3 – Dal Crinale del Finocchio vedute verso Sud della testata del sistema vallivo del Fosso della Bocca: in 1° p. la testata del Fosso dell’Eremo (affluente del Fosso della Bocca) e in 2° p. le incisioni vallive dei Fossi della Spiaggia e della Neve che confluendo (nel sito dove si trovano i resti de La Buca) danno origine al Fosso della Bocca (12/07/16).

00d4 – 00d5 – 00d6 - Dal principio del Crinale del Finocchio, area anticamente detta Palestre, oltre alla sequenza di dorsali che separano le ramificazioni torrentizie, in profondità si nota l’ansa del Fosso della Spiaggia che converge sul Fosso della Neve (20/10/20).

00d7 – 00d8 - Dal Crinale del Finocchio vedute verso Nord della testata del Fosso dell’Eremo fino al picco piramidale che ne delimita l’anfiteatro idrografico, oltre il quale si nota il podere dell’Eremo Nuovo (9/11/20).

00d9/00d14 - Dal Crinale del Finocchio vedute verso il fondovalle del Fosso dell’Eremo convergente sul Fosso della Bocca, con particolare dello sprone che si dirama dal picco piramidale su cui si scorge il modesto terrazzo morfologico su cui sorgeva Il Finocchio, dove si scorge un cerro contorto sul bordo di un’area prativa, evidenziato più avanti (9/11/20).

00d15/00d18 – Vedute del tratto del Crinale del Finocchio che costituisce testata dell’anfiteatro vallivo del Fosso dell’Eremo (12/07/16).

00d19 – 00d20 – 00d21 - Dal sito de Il Finocchio, vedute della valle del Fosso della Bocca e dei suoi due confluenti di origine: si nota l’incisione del Fosso della Spiaggia aggirare il crinale per riunirsi al Fosso della Neve nel sito dove sorgeva La Buca. In ultimo, uno sprone arcuato pare puntare verso il fondovalle dove il Fosso della Bocca si immette nel Bidente, nei pressi dell’Eremo Nuovo (7/04/18).

00d22 – 00d23 - 00d24 – Dal sito de Il Finocchio, vedute dell’anfiteatro idrografico del Fosso dell’Eremo, affluente del Fosso della Bocca, e dello sprone piramidale che lo delimita. In ultimo, particolare della dorsale in sx idrografica del Fosso della Bocca percorsa dall’antica via (poi S. Vic.le Eremo-Campo Rosso, evidenziata dai punti rossi) che dall'Eremo Nuovo transitava dal La Buca per poi raggiungere Prato ai Grilli (7/04/18).

00e1 – 00e2 - Schemi cartografici del bacino idrografico dell’alta valle del Bidente di Pietrapazza e del Fosso dei Segoni, con riporto di toponomastica antica.

00e3 - Schema da cartografia del XIX secolo dell’alta valle del Bidente di Pietrapazza con repertorio della toponomastica antica.

00e4 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in neretto a fini orientativi.

00e5 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, che nella prima metà del XX secolo venne integrato con il sistema delle mulattiere, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna.  

00f1/00f6 – La dorsale dei Segoni si distacca dai pressi di Cima del Termine e interessa siti anticamente detti Segoni e Legnamenti e si sviluppa tra il Fosso dei Segoni e i Fossi della Spiaggia e della Bocca (16/09/20).

00g1 – 00g2 – 00g3 –Dalla dorsale dei Segoni, vedute di un tratto del versante del Fosso della Bocca con una sua ramificazione (16/09/20).

00h1/00h6 – Vedute della confluenza dei Fossi della Spiaggia e della Neve con origine del Fosso della Bocca (19/02/17 - 9/11/20).

00h7/00h10 – Presso la confluenza dei Fossi della Spiaggia e della Neve la macchia nasconde i resti de La Buca (19/02/17 - 9/11/20).

00h11/00h19 – Il Fosso della Bocca dall’origine verso valle (9/11/20).

00i1/00i7 – Vedute dell’ultimo tratto del Fosso della Bocca fino alla confluenza nel Bidente di Pietrapazza, nei pressi dell’Eremo Nuovo (28/10/20).

00i8 – 00i9 – Il Bidente di Pietrapazza prima e dopo la confluenza del Fosso della Bocca (28/10/20).

00l1 – 00l2 – 00l3 – Dall'Eremo Nuovo, vedute del versante del Crinale del Finocchio dove sproni piramidali dalle estese stratificazioni affioranti racchiudono l’anfiteatro idrografico del Fosso dell’Eremo (7/04/18).

00m1 – 00m2 – 00m3 - Dall’Eremo Nuovo, vedute della formazione piramidale che si dirama dal Crinale del Finocchio: su uno sprone si può distinguere il terrazzo morfologico parzialmente prativo che conserva resti lapidei attribuibili all’insediamento de Il Finocchio; esso delimita una vallecola boscata occultante un ulteriore terrazzamento con cumuli di pietrame attribuibili alla Casa di Bastiano (7/04/18).

00m4/00m8 – Dall’antica via che dall’Eremo Nuovo transitava da La Buca per poi raggiungere il crinale a Prato ai Grilli, poi S. Vic.le Eremo-Campo Rosso, vedute del picco piramidale e dello sprone su cui sorgeva Il Finocchio, dove si distingue la sua area prativa, mentre rimane in ombra il profilo della vallecola della Casa di Bastiano (19/02/17 - 9/11/20).  

00n1 – 00n2 – 00n3 – I resti de Il Finocchio con panorama verso l’Eremo Nuovo (7/04/18).

00n4 – 00n5 – Il cerro contorto del Finocchio è riconoscibile anche nella vista ravvicinata dall’Eremo Nuovo (7/04/18).

00n6 – 00n7 – 00n8 – I resti di Casa di Bastiano ed il sito ospitante (7/04/18).

00o1 – 00o2 – 00o3 – L’unico ulteriore insediamento prossimo alla valle del Fosso della Bocca era il Poderaccio: vedute dalla sponda opposta del Fosso dei Segoni presso la confluenza nel Bidente e del terrazzo morfologico che ne ospita evidenti resti; un faggio secolare forse conserva il ricordo della sua integrità (19/02/17 - 6/10/20).

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