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le Capanne

Tipo : fabbricato non pi esistente
Altezza mt. : 770
Coordinate WGS84: 43 49' 10" N , 11 53' 30" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (08/2017 – Agg. 9/12/2021) - Il bacino idrografico del Fosso dell’Eremo Nuovo ricade nell'area dove, in ere geologiche, si è verificato il fenomeno erosivo che ha determinato la formazione di quel terrazzamento orografico interglaciale della valle corrispondente ai dolci pendii dell’altopiano di Pian della Saporita e attraversa con le sue ramificazioni tutto il piano inclinato del versante orientale che lo sorregge, ma un suo ramo, lungo 1,5 km, spinge le sue origini fino a Poggio della Bertesca. Il bacino idrografico del fosso è costituito in prevalenza dai coltivi degli antichi poderi dell’Eremo Nuovo e de la Bertesca, oltre a diversi tratti del Castagneto dell’Eremo Nuovo, oggi abbandonato, tra cui spicca per interesse botanico un gruppo di quattro esemplari, probabilmente appartenente al nucleo più antico, stimato in 250 anni di età e 15 m di altezza. Ormai soffocata dal bosco circostante, nel 2011 l’area è stata interessata da un intervento di deforestazione mirato a ridare luce agli individui da frutto ancora vitali.

In base al Catasto Toscano del 1826-34 nell’area del Fosso dell’Eremo Nuovo compare anzitutto un nucleo di due fabbricati adiacenti denominati L'Eremo nuovo mentre più discosto compare un ulteriore fabbricato, anonimo ma segnato con la croce, relativo ai ruderi oggi noti come la Chiesina. Nella Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese (1850, conservata presso il Nàrodni Archiv Praha) compare la dizione Eremonuovo P.e attribuita ad entrambi i siti. Di tale nucleo più antico è del tutto scomparso il fabbricato più a monte planimetricamente articolato, mentre dell’altro, quadrangolare, sono ancora visibili pochi ruderi, tipologicamente attribuiti ad uso casa-stalla, infatti non si può escludere l’esclusivo uso poderaleRiguardo la Chiesina, di cui non si trovano notizie documentarie certe salvo la citata croce catastale, è concretamente ipotizzabile individuare i resti del nucleo eremitico comprendente l’Oratorio della Visitazione di Maria o della Beata Vergine e di S. Romualdo, così documentato in occasione delle visite pastorali fino alle ultime del 1746, 1761 e 1776, quando non si accenna più alla casa eremitica, probabilmente non più esistente: «Il 31 agosto 1761 fu nuovamente visitato l’Eremo. […] Il visitatore trovò tutto bene […]. Da notare è che in queste due ultime visite non si fa cenno alcuno alla casa che era adiacente. Forse non esisteva più.» (E. Agnoletti, 1996, p. 188, cit.). In seguito alla presa in possesso delle terre da parte dell’Opera del Duomo di Firenze vennero stabiliti i nuovi confinamenti, raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” (che costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile relativamente agli anni dal 1545 al 1626) da cui si apprende anche dell’esistenza di un Mulino dell’Eremo Nuovo«[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Un’altra presa di terra in luogo detto le Bacie dell’Eremo Nuovo […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […] 1546 […] – Un pezzo di terra di some 3 in luogo Mulino dell’Eremo Nuovo.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 149-151, cit.). Altri insediamenti dell’area erano la Bertesca, abbandonato nel 1970, costituito dal fabbricato colonico principale e da due annessi adiacenti, una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, documentata ancora negli scorsi anni ‘70 ma oggi scomparsa, e le Capanne, posto in sx idrografica del Fosso del Rovino presso lo sbocco nel Bidente, sul bordo del sito anticamente detto Pian del Miglio, non lontano dal Ponte dell’Eremo, ormai in rovina; l’insediamento, di cui si hanno notizie fin dal 1642, documentato nel 1699 per essere composto da una casa con forno ed un capanno, sarebbe stato abbandonato già dai primi del ‘700 (per ulteriori notizie, cfr.: C. Bignami, A. Boattini, 2018, cit.). In una mappa del 1637 compare il disegno approssimativo di un altro antico percorso, la Via del Rovino, direttamente collegante il fondovalle del Bidente di Pietrapazza e l’Eremo Nuovo con il Giogo: dai raffronti cartografici e morfologici essa è da collocare prevalentemente sul crinale di quella citata lunga dorsale che si distacca da Poggio Rovino, ancora oggi segnata da evidenti tracce di trascorse (o rinnovate) percorrenze, con inizio dalla confluenza dell’omonimo fosso nel fiume, sito dove si trovava l’insediamento delle Capanne.

Per l’inquadramento territoriale e storico v. schede: Valle del Bidente di Pietrapazza, Fiume Bidente di Pietrapazza, Fosso dell’Eremo Nuovo, Eremo Nuovo XI sec. e Eremo Nuovo XIX sec.

L'area dell'Eremo Nuovo, già Ermonovo, toponimo storicamente riguardante l’intera testata del Bidente di Pietrapazza, alla cessazione nel 1511 delle antiche funzioni eremitiche, risultava suddiviso in tre grandi porzioni. L’area centrale, Ermonovo o Ermo Novo, dotata di quattro case, di seguito distinte, oltre agli edifici monastici, un molino e vari capanni, di proprietà camaldolese: il Podere dell’Eremo Nuovo o Ermo novo podere de frati costituito da due case di cui una aderente ed una adiacente alla chiesa, un secondo Podere dell’Eremo Nuovo formatosi presso e/o in luogo dell’oratorio abbandonato, infine le Capanne o il Capanno dell’Eremo Nuovo. L’area più montana, Eremo Nuovo di Sopra o Sommo Hermonovo, con due caseil Poderuccio o Poderaccio Podere dell’Eremo Nuovo e La Buca o Bugaccia le Casette o Fossa (i dispregiativi e i topo-oronimi sono particolarmente significativi), distrutti causa incendio o abbandono già dal XIX sec. e dati per scomparsi «In questa zona sorgevano diverse case e capanni, poderi scomparsi per incendio (Poderaccio, Buca) […]» (AA.VV., 1989, pag.23, cit.), il primo podere in origine dei camaldolesi poi passato in proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze, il secondo derivato per suddivisione del primo per volontà dell’Opera stessa. L’area che si estendeva fino a Pietrapazza, Eremo Nuovo di sotto o Himo Lermonovo o L'Ermo Novo, con due case già dei camaldolesi ma presto di proprietà privata: la Casina del Raggio e Case di Sotto, oltre ad altre case anticamente di proprietà dell'Opera ma anch’esse ormai di proprietà privata, La CiardellaIl Finocchio e Casa di Bastiano o Poderino del Finocchio. Nel corso del Cinquecento anche l’area centrale di proprietà camaldolese venne frammentato in appezzamenti poderali privi di abitazioni, noti come BacieFondoneMelosaPianiPian CapannoPalestra RivolteSegoni Spiaggia, assegnati a mezzadri dipendenti dai monaci poi, come tutte le aree montane, sottoposti alla gestione diretta dell’Opera.

Il nucleo edilizio dell’Eremo Nuovo è oggi costituito da tre fabbricati in cattivo stato di conservazione, identificati come casa-stalla, stalla-fienile ed annesso. Nel 1870 nei suoi locali viene aperta da Filippo Mazzi l’Osteria dell’Ermonovo. Nel 1908 tutti i possedimenti confinanti (7 poderi) vengono ceduti dai camaldolesi a privati che li detengono fino all’abbandono, nel 1963, con cessione all’E.R.S.A. e conseguenti vari interventi di ristrutturazione. L’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha annunciato (2013) la prospettiva dell’apertura di una fase di collaborazione con la Regione Emilia-Romagna verso intese finalizzate al recupero e conservazione di strutture pubbliche importanti per l’area protetta e con un’elevata valenza testimoniale, tra cui l’Eremo Nuovo e la Bertesca, ma senza seguito. L’oratorio, utilizzato fino al 1927 pochi anni dopo venne privato del tetto e costretto alla definitiva rovina.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati. 

N.B.: Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie ai rapporti delle visite pastorali o apostoliche. La visita, che veniva effettuata dal vescovo o suo rappresentante, era una prassi della Chiesa antica e medievale riportata in auge dal Concilio di Trento che ne stabilì la cadenza annuale o biennale, che tuttavia fu raramente rispettata. La definizione di apostolica può essere impropria in quanto derivante dalla peculiarità di sede papale della diocesi di Roma, alla cui organizzazione era predisposta una specifica Congregazione della visita apostolica. Scopo della visita pastorale è quello di ispezione e di rilievo di eventuali abusi. I verbali delle visite, cui era chiamata a partecipare anche la popolazione e che avvenivano secondo specifiche modalità di preparazione e svolgimento che prevedevano l'esame dei luoghi sacri, degli oggetti e degli arredi destinati al culto (vasi, arredi, reliquie, altari), sono conservati negli archivi diocesani; da essi derivano documentate informazioni spesso fondamentali per conoscere l’esistenza nell’antichità degli edifici sacri, per assegnare una datazione certa alle diverse fasi delle loro strutture oltre che per averne una descrizione a volte abbastanza accurata.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

E. Agnoletti, Viaggio per le valli bidentine, Tipografia Poggiali, Rufina 1996;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Crinali, speciale inverno 2013, n.42, Dicembre 2013, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Link:www.asforli.beniculturali.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Il sito delle Capanne è raggiungibile solo tramite sentieristica o pista ciclabile dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova, poco più a Sud del km 7/13, l’innesto del Sent. 205 CAI che conduce all’Eremo Nuovo, su 2,4 km di pista poderale; da qui occorre scendere verso il Ponte dell’Eremo su scarsi resti di mulattiera, quindi risalire il Bidente in riva sx fino al termine della spianata di Pian del Miglio e presso la confluenza del Fosso del Rovino per 700 m, dove si trovano gli scarsi resti dell’insediamento. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Qualora si giunga da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (200 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori 2,1 km fino a destinazione, seguendo un antico ed oggi interessante tragitto che inizialmente si sviluppa sulla cresta del crinale che separa il Bidente di Pietrapazza dal Rio d’Olmo, quindi scende ad attraversare il Bidente poi risale fino al nucleo cercato.  Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. Vi si può giungere anche da Prato ai Grilli.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.

Nota - Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un'altra scheda.

00a1 – 00a2 – 00a3 – Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere l’incisione del Bidente tra la Cialdella e l’Eremo Nuovo fin verso il sito delle Capanne, mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

00b1/00b6 – Percorrendo il Crinale o Raggio del Finocchio fino ad oltrepassarne la cresta piramidale si gode della vista dell’alta valle del Bidente all’altezza dell’Eremo Nuovo, dai cui un antico itinerario discendeva verso il fiume per superarlo tramite il Ponte dell'Eremo oppure proseguiva con la Via del Rovino che iniziava dalla confluenza dell’omonimo fosso nel fiume, sito dove si trovava l’insediamento delle Capanne (12/07/16 – 1/09/16).

00c1/00c5 - Dal sito de Il Finocchio, posto su una diramazione dell’omonima dorsale, panoramica verso la ramificazione di testata del Bidente con individuazione del tratto dall’Eremo Nuovo fino al sito delle Capanne. Aiuta l’indice fotografico (7/04/18).

00d1 – Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso dell’Eremo Nuovo e adiacenze.

00d2 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in neretto a fini orientativi.

00d3 – Schema di mappa dedotto da cartografia del XVII secolo (disegnata con ribaltamento dell’orientamento, come a ribadire sia dove stava l’osservatore sia l’autonomia della Romagna Toscana rispetto all’incombente frontiera appenninica) dove L’Ermo Novo compare sul confine delle aree forestali gestite dall’Opera del Duomo di Firenze; si nota tra l’altro il tracciato viario che discende dal Passo della Crocina (Croce di Guagno), allora detto Via Maestra che vien dall’Eremo, e una Via del Rovino, presumibilmente percorrente la dorsale che si distacca da Poggio Rovino fino al fondovalle del Bidente presso l’Eremo (cfr.: A. Bottacci, 2009, cit.).

00d4 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale.

00d5 – Confronto schematico tra cartografia antica e moderna, con indice cartografico e parziale utilizzo della toponomastica originale.

00d6 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, che nella prima metà del XX secolo venne integrato con il sistema delle mulattiere, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna.  

00d7 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, corrispondente alla situazione odierna.

00e1/00e4 – Vedute dell’area di Pian del Miglio, posta a monte dell’Eremo Nuovo, con resti della mulattiera che probabilmente era collegata con la Via del Rovino (7/04/18).

00f1/00f6 – I dintorni del sito delle Capanne (7/04/18).

00g1/00g6 – Il sito delle Capanne; si notano gli scarsi resti dei fabbricati (7/04/18).

00h1/00h4 – Subito a monte delle Capanne, sul versante che risale in sx idrografica del Fosso del Rovino, sono evidenti le vecchie piste bordonaie per il trascinamento dei tronchi dopo il taglio (27/08/20).

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