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Mulino delle Graticce

Tipo : molino
Altezza mt. : 557
Coordinate WGS84: 43 50' 42" N , 11 53' 50" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (27/04/2022) - Il bacino idrografico del Fosso di Rio d’Olmo si attesta su un tratto di versante occidentale del contrafforte principale compreso tra il Crinale o Raggio del Finocchio, che si dirama all’altezza della sella di Prato ai Grilli (prima del Poggiaccio), e la dorsale che ha origine dal Monte Càrpano: il Crinale del Finocchio prima converge verso l’Eremo Nuovo quindi segue il Bidente fino a Pietrapazza, sempre più ristretto e affilato per la confluenza con il Rio D’Olmo; la dorsale dal Càrpano presto si biforca a racchiudere la valle del Fosso delle Graticce, e, mentre il suo ramo di libeccio la divide da quella del Rio D’Olmo nel convergere sul Bidente, il ramo di grecale (detto Crinale delle Graticce), pure convergente sul fiume, la separa da quella del Fosso del Lastricheto

Tra il XVI e il XVII secolo l’area delle Graticce in linee generali veniva distinta nel fondovalle, che dall’area della chiesa (S. Eufemia alle Graticce) si estendeva per tutto il versante in dx idrografica fluviale fino alla sua conclusione, detto Gradicce (forse dizione originaria riferibile alle sottili stratificazioni gradonate del crinale e dell’area) Graticce di Sotto o Piano degli Abedi o Abeti, in una limitata area mediana detta Graticce di Mezzo e in un’area superiore detta Graticce di Sopra o Sommo le Gradicce, che si estendeva fino ai crinali che delimitano la Valle delle Graticce, comprendendo fra tutte numerosi poderi e fino ad 10 case coloniche, le prime documentate già dal 1531 e 1532, senza contare i capanni, i forni ed altre costruzioni di servizio, per la gran parte beni scomparsi “prematuramente” o ignoti circa l’esatta collocazione in quanto semplicemente citati negli estimi antichi. Se detta area di fondovalle orograficamente si conclude con il digradare del Crinale delle Graticce contro il Bidente, dove un ponte consentiva alla Mulattiera del Bidente di attraversare il Fosso del Lastricheto presso la sua confluenza, la morfologia del luogo limitava la corrispondente area degli insediamenti principalmente a quella fiancheggiante la via pubblica fino al fiume, comprendendo infatti il Mulino comunitativo, detto delle Graticce (ruderi), e 3 case, note con i toponimi Casone Graticce di Sotto (non collocabili) e Molino Graticce Sopra il Mulino o Graticce vicino al Molino, oggi Cà di Pasquino (esistente). Un’altra casa pare si trovasse vicino alla confluenza del fosso nel Rio d’Olmo, quindi al Ponte delle Graticce o della Cantinaccia. L’area mediana comprendeva due edifici colonici, il Pianaccio o Pianacci Pianelli (scarse tracce), posto presso il crinale lungo la mulattiera che lo valicava diretto alla valle del Lastricheto, e Cà di Mengaglia o Mengaia Casa Mengaglia sopra la Chiesa o Casa Moncaglia o Casa Menghino o Graticce sopra la Chiesa (scomparso ma catastalmente documentato), oltre ad un piccolo capanno nei suoi pressi, di cui restano i ruderi, salvo se altri non meglio localizzabili. L’area più elevata arrivò a comprendere 6 case coloniche, ma solo di quella topica, Le Graticce, già detta Poderino Poderino delle Graticce o Graticce di Sopra, rimangono consistenti ruderi, mentre delle altre rimane solo la memoria archivistica, salvo gli scarsissimi resti di un capanno d'altura posto accanto alla mulattiera poco sotto il crinale.

Per l’inquadramento territoriale v. schede Valle del Bidente di PietrapazzaFiume Bidente di Pietrapazza e Fosso di Rio d’Olmo.

In base al Catasto Toscano (1826-34) nel sistema vallivo del Fosso delle Graticce compaiono solamente i fabbricati de Le Graticce, nella Carta d'Italia I.G.M. di impianto (1894 e 1937) scritto le Graticce, e Cà di Mengaglia, questo solo come planimetria anonima e apparentemente riportata come aggiornamento speditivo di un fabbricato forse già in dissesto in quanto abbandonato da 2 o 3 lustri. Oggi, nell’area di fondovalle fluviale, la Mulattiera del Bidente è scomparsa a seguito della costruzione della S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, tuttavia, accanto ad essa e nei pressi di Cà di Pasquino si trova (ricollocata) la Maestà Milanesi mentre la Maestà del Felcitino o del Colera si trova nel sito originario, nella scarpata sotto strada, presso la confluenza del Fosso del Lastricheto nel Bidente, versante Sud. La viabilità principale risalente la valle, a inizio ‘800 limitata al collegamento tra Le Graticce e Rio d’Olmo e con la Strada che da Pietrapazza va a Bagno, che veniva raggiunta sulla sella preludente allo stacco del Crinale delle Graticce (posta a monte dell'affioramento di Ridolmo), a inizio ‘900 vede invece rivalutato il collegamento con Pietrapazza (tramite il sito della scomparsa Cà di Mengaglia), mentre gli altri collegamenti interni sono ormai declassati a sentieri, se non scomparsi dalle mappe. Nel catasto moderno si trova persino classificata una S.Vic.le Pietrapazza-Graticce-Rio d’Olmo, oggi in completo abbandono salvo per i tratti riutilizzati dalla rotabile.

Nell'area delle Graticce l’Opera del Duomo di Firenze in Romagna vantava possedimenti fin dal 1546, come documentato nell’inventario eseguito dopo la presa di possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] – Un poderino alle Graticce di some 5.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 149, 152, cit.). A seguito della constatazione che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi sia altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile. Le difficili condizioni ambientali probabilmente portarono ad un disinteresse del luogo da parte dell’autorità centrale. Peraltro, una relazione del 1789 conferma quale fosse il tipo di interesse dell’l’Opera nel mantenimento dei poderi che … : « […] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi dal fuoco, al taglio insomma alla conservazione  di dette selve […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma di seguitare a tenerli […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […] ma […] potrebbero allinearsi e vendersi per essere […] ridotti in tal cattivo stato dai passati affittuari […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Le alienazioni di quest’area in effetti, entro la fine del secolo, risultano ormai avvenute ed i poderi dotati di abitazione e relativi annessi già da parte dei primi proprietari privati.

Il Mulino delle Graticce, posto alle radici di quella lingua di terra stretta tra il fiume e la Mulattiera del Bidente, con la quale aveva lo stesso rapporto morfologico oggi sussistente con la qui coincidente rotabile, è appartenente al gruppo di case pioniere dell’area, poste in posizione più favorevole e appartenenti a privati, risalenti già ai primi decenni del Cinquecento. Documentato infatti fin dal 1554, svolgeva la funzione di mulino di comunità (il terzo dei mulini dell’antico Comune di Poggio alla Lastra, dopo quello di Pontevecchio e delle Cortine) la cui conduzione era annualmente assoggettata a gara pubblica (precorritrice della “Direttiva Bolkestein”) alla ricerca del migliore offerente in termini monetari. Inizialmente al comune spettava la manutenzione strutturale e degli impianti ma, già nel Settecento, per la perdita di interesse pubblico e a seguito della nuova normativa leopoldina, l’attività molitoria viene parzialmente privatizzata fino alla completa formalizzazione del 1834, con annessione alla vicina Cà di PasquinoNei secoli XVII-XVIII i mugnai saltuariamente abitavano nel sovrastante insediamento della Petrella, sull’opposto versante fluvialeUna mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna datata 1888-1913 (cfr. AA.VV., 1989 e C. Bignami, A. Boattini, 2018, cit.), riguardante l’attribuzione delle  numerazioni civiche, assegna al mulino il n. 34. Nel 1902, poco a valle oltre il Ponte al Mulino, viene costruita una guadagnola, ovvero una struttura minore alimentata dall’acqua non utilizzata dal mulino principale, dove venivano macinate granaglie più grossolane per il bestiame. L’attività molitoria si è interrotta solo nel dopoguerra, sostituita fino all’abbandono degli anni ’60 da una turbina per la produzione di energia elettrica, mentre la guadagnola è franata nel fiume. Il Catasto Toscano riporta un insediamento in parziale difformità rispetto allo stato odierno e rispetto a quanto riportato dal NCT (1935-52), dove compare la guadagnola.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.:- L’Appennino romagnolo era caratterizzato fino a metà del XX secolo (superata in qualche caso per un paio di decenni) da una capillare e diffusa presenza di mulini ad acqua, secondo un sistema socio-economico legato ai mulini e, da secoli, radicato nel territorio del Capitanato della Val di Bagno. Intorno al Cinquecento ognuno dei 12 comuni del Capitanato disponeva di almeno un mulino comunitativo la cui conduzione veniva annualmente sottoposta a gara pubblica a favore del migliore offerente. Nell’alta valle del Bidente di Pietrapazza il Comune di Poggio alla Lastra possedeva tre mulini, il Mulino di Pontevecchio, il Mulino delle Cortine e il Mulino delle Graticce; a quell’epoca nell’area si registrano assegnazioni per 230 bolognini. La manutenzione poteva essere a carico del comune o del mugnaio. Alla fine del Settecento l’attività riformatrice leopoldina eliminò il regime di monopolio comunitativo introducendo la possibilità per i privati di costruire altri mulini in concorrenza produttiva, cui seguì un progressivo disinteresse comunale con riduzione dell’affitto annuale dei mulini pubblici fino alla loro privatizzazione. Nell’Ottocento, con la diffusione dell’agricoltura fino alle più profonde aree di montagna, vi fu ovunque una notevole proliferazione di opifici tanto che, ai primi decenni del Novecento, si potevano contare undici mulini dislocati lungo il Bidente di Pietrapazza e i suoi affluenti. Dagli anni ’30, la crisi del sistema socio-economico agro-forestale ebbe come conseguenza l’esodo dai poderi e il progressivo abbandono dell’attività molitoria e delle relative costruzioni.

- Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Cà di Pasquino (3 fabbricati) e Le Graticce (2 fabbricati), divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, con parziale successo riguardo il fabbricato principale di Cà di Pasquino. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- Quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca, deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.657;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Il bivio del sentiero per il Mulino delle Graticce si trova a 650 m da Pietrapazza, all'altezza di Cà di Pasquino, presso la S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, sterrata transitabile di circa 10 km; il mulino dista meno di 100 m.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1/00a5 - Dai pressi del Monte Roncacci, oltre il Raggio da Rignuni o di Rignone, che delimita la valle del Fosso dei Poderini, vedute del contrafforte principale dove si innalzano i Monti Castelluccio e Càrpano e si aprono le valli del Lastricheto, delle Graticce e di Rio d’Olmo, quindi da Cà di Giorgio, scorcio del Crinale delle Graticce e, nel fondovalle, di Cà di Pasquino poco a valle del quale si trova il Mulino delle Graticce (5/10/16 – 4/11/16).

00b1 - 00b2 - 00b3 – Dalla dorsale di separazione tra le valli dei Fosso Fondo Rignone e del Vallone-dei Poderini, già Raggio di Valprandola e Raggio di Rignone, vedute delle dorsali che si staccano dal contrafforte (Crinale delle Graticce, Crinale del Finocchio) e del complesso vallivo di Rio d’Olmo tra cui la valle del Fosso delle Graticce (8/09/20).

00c1 – 00c2 - Dal Crinale o Raggio del Finocchio, scorcio della valle del Bidente particolarmente ristretta oltre Pietrapazza, dove si notano Cà dei Conti e Cà di Pasquino: poco più sotto c’è il mulino (1/09/16).

00d1 – Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso di Rio d’Olmo, comprendente anche l’area delle Graticce che si interseca con il bacino del Bidente.

00d2 – 00d3 - Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale qualora mancante differenziata dal corsivo moderno. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale. Confronto schematico tra catasto antico e moderno, con sovrapposizione, da cui si rilevano le modifiche planimetriche e alla viabilità intercorse nell’ultimo secolo di utilizzo dei fabbricati.

00f4 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, corrispondente alla situazione odierna.

00f5 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in neretto a fini orientativi.

00f6 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, che, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna, venne integrato con il sistema delle mulattiere.  

00e1/00e5 – Dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, presso Cà di Pasquino e la Maestà Milanesi, si stacca il sentiero che scende al mulino (12/08/16 - 5/10/16).

00f1/00f8 – Vedute del mulino (5/10/16).

00f9/00f12 – Particolari del mulino (5/10/16).

00f13/00f16 – Vedute del bottaccio, dove l’acqua veniva raccolta prima di cadere sulla ruota idraulica attraverso la doccia, di cui si vede l’imboccatura (5/10/16).

00f17 – 00f18 -  La zona di stramazzo o scarico delle acque utilizzate, con particolare dell’arco di sbocco dell’androne che ospitava i ritrecini o ruote idrauliche (5/10/16).

00f19 – Elaborazione da foto degli anni ’50, da ritenere ripresa dai pressi di Petrella, sul versante opposto del Bidente, quando in fabbricati erano prossimi all’abbandono e l’area era in fase di ricolonizzazione arbustiva; a circa metà della foto si scorge la traccia quasi orizzontale della Mulattiera del Bidente, di cui si può comprendere la consistenza.

00g1/00g14 – Vedute del Bidente presso il Ponte al Mulino delle Graticce (12/08/16).

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