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Fosso del Trogo

Tipo : torrente
Altezza mt. : 1000
Coordinate WGS84: 43 50' 47" N , 11 51' 59" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

COORDINATE WGS84Origine (Croce di Romiceto) 43° 50’ 47” N / 11° 51’ 59” E – Termine (confluenza Bidente di Pietrapazza) 43° 51’ 35” N / 11° 53’ 34” E  - QuoteOrigine (Croce di Romiceto) 1000 m - Termine (confluenza Bidente di Pietrapazza) 498 m - Sviluppo 3,8 km.

Testo di Bruno Roba (31/07/2022) - Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto di Spartiacque Appenninico compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che, distaccatosi da Poggio allo Spillo, va a concludersi con il Raggio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine diretto verso Cesena. La sua testata si sviluppa tra il Passo della Crocina e la vetta minore di Cima del Termine, estendendosi, ad Ovest, al tratto del contrafforte secondario compreso tra Poggio allo Spillo e Poggio della Bertesca, ad Est, al tratto del contrafforte principale, le Rivolte, compreso tra Cima del Termine ed il Crinale o Raggio del Finocchio; quest’ultimo, staccandosi presso la sella di Prato ai Grilli (che precede il Poggiaccio), prima converge verso l’Eremo Nuovo quindi segue il Bidente fino a Pietrapazza sempre più affilato per la confluenza con il Fosso di Rio d'Olmo. Completa la delimitazione del sistema vallivo l’ulteriore convergenza delle dorsali generate dagli opposti contrafforti. Da un versante provengono le dorsali che si staccano dai Monti Moricciona e La Rocca, dall’altro versante provengono la dorsale che si distacca dal Monte Càrpano e quella, rilevante, che dal Monte Castelluccio si dirige verso il Monte Casaccia terminando con il Monte Riccio (dove, strategicamente collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito - ne restano vaghe tracce: «Anche sopra la via che va a Strabatenza, presso la località detta Ca’ di Veroli, ove dimora tuttora un ramo della famiglia Bardi, lassù rifugiatasi, fra i monti più alti, ai tempi delle famose contese medioevali, vedonsi i muri imponenti di un vecchio maniero, e quel luogo dicesi Montericcio» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 279, cit.). Qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza e Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la Valle di Pietrapazza si restringe quasi a chiudersi creando una discontinuità con quella di Strabatenza, così rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. A valle dell’improvvidamente demolito ma mai idealmente rimosso villaggio di Strabatenza, pur senza soluzione di continuità morfologica, si modifica l’idronimo e il Bidente di Pietrapazza diviene di Strabatenza laddove confluisce il Fosso delle Cannetole, avente origine dalla piega tra i Monti La Rocca e Marino.

Ai passi e alle incisioni dello Spartiacque Appenninico corrispondono i rami degli affluenti più montani del Bidente: il Fosso del Rovino, già delle Capanne o Capannacce, il Fosso delle Ranocchie, lo stesso Fiume Bidente e il Fosso dei Segoni, già della Buca Prati o della Buca dei Preti, mentre i Fossi della Spiaggia o delle Spiagge e della Neve, che confluendo danno vita al Fosso della Bocca, già della Buca, hanno origine dal primo tratto del contrafforte principale tra Cima del Termine e lo stacco del Crinale Raggio del Finocchio. Il Fosso dell’Eremo, affluente del Fosso della Bocca con origine dal Crinale del Finocchio e il Fosso dell’Eremo Nuovo convergono da versanti opposti sul sito eremitico. I Fossi di S. Giavolo, dal Piano al Fondo o del Castagnaccio, Fondo Rignone già dell’Abetaccia, dei Pianelli, del Vallone, dei Poderini, di Cà Giorgio, di Cà dei Maestri, delle Fiurle, delle Case, del Poggiolo, delle Palaine di Mezzo, del Troghetto, del Trogo, del Paretaio, di Ricavoli e delle Cortine, nascono dal contrafforte secondario, quindi appartengono alla sx idrografica bidentina. Il Fosso di Rio d'Olmo o Ridolmo con i suoi affluenti della Capra, di Susinello e delle Graticce, e il Fosso del Lastricheto, nascono dal contrafforte principale, mentre gli affluenti del Lastricheto, i Fossi della Capaccia o della Casacciadel Podere, della Lastraccia e Castelluccio, nascono dal crinale Castelluccio/Riccio, come pure i Fossi di Michelone e dei Pozzetti, comunque tutti appartengono alla dx idrografica bidentina.

In particolare, il bacino idrografico del Fosso del Trogo (dal latino medievale traugum = trogolo, conca, catino, a sua volta derivante dal longobardo ed ipotetico trog, dallo stesso significato) con i suoi principali affluenti, ovvero i Fossi delle Fiurle, delle Case, del Poggiolo, del Troghetto e del Poderino, si attesta sul tratto di contrafforte secondario successivo alla sella tra il Paretaio e Siepe dell’Orso (di passo tra le valli di Ridràcoli e Pietrapazza) che, alle estremità, evidenzia i picchi di Croce di Romiceto e Monte Moricciona, intercalati da ulteriori picchi e varie selle, tra cui quelle di Maestà di Valdora e Casanova dell’Alpe. Ogni rilievo spesso costituisce un nodo montano, dove a volte il contrafforte compie notevoli declinazioni di quota e orientamento e da cui si diramano ulteriori dorsali di vario sviluppo e consistenza geomorfologica, suddividenti i sottobacini di detti affluenti, digradanti verso gli opposti fondivalle e caratterizzate da una spiccata asimmetria dei versanti per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo. Dal picco a meridione del Monte Moricciona incombente su Casanova dell’Alpe si stacca una dorsale che, con sviluppo irregolare e disallineato, principalmente punta su Pian del Ponte, come sopraddetto incurvandosi e convergendo con l’opposta dorsale proveniente dal Monte Castelluccio a chiudere la Valle di Pietrapazza, secondariamente sfrangiandosi generando i sottobacini degli affluenti in sx idrografica del Fosso del Trogo, tra cui il Fosso del Palaino di Mezzo e il Fossetto o Fosso del Trogo. Dal picco quota 838 posto a monte di Trogo una dorsale secondaria punta su La Cortina andando a chiudere questo versante vallivo, che, tra l’altro, lungo la Mulattiera di Casanova (oggi sent. 211 CAI) evidenzia i resti della Fonte Matta e la nota Fonte della Spungazza, classificata Geosito puntuale di rilevanza locale, costituita da una sorgente che sgorga nel bacino idrografico del Fosso del Palaino di Mezzo e presso il fondovalle del Trogo. Ricca in carbonato di calcio, la polla sorgiva è circondata da una concrezione di travertino molto evidente, in parte crollata per l'eccessivo peso raggiunto, che testimonia l'elevata mineralizzazione dell'acqua; la portata appare costante durante l'anno, impoverendosi poco nel corso della stagione estiva. Dal rilievo posto dietro Siepe dell’Orso, anticamente forse detto Monte di Valprandola, si genera una biforcazione: mentre il contrafforte prosegue come descritto, si stacca una dorsale, anticamente detta La Balza o Raggio della Balza, comprendente il Monte Roncacci e dividente dalle valli dei Fossi dei Poderini e di Cà dei Maestri, che, andando principalmente a terminare sul Bidente prima de La Cortina, genera i sottobacini in dx idrografica del Trogo, tra cui il Fosso di Casa Santoni.

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Successivamente, sul finire del periodo, si ha una rinascita delle aree di fondovalle con un recupero ed una gerarchizzazione infrastrutturale con l’individuazione delle vie Maestre, pur mantenendo grande vitalità le grandi traversate appenniniche ed i brevi percorsi di crinale. Il quadro territoriale più omogeneo conseguente al consolidarsi del nuovo assetto politico-amministrativo cinquecentesco vede gli assi viari principali, di fondovalle e transappenninici, sottoposti ad intensi interventi di costruzione o ripristino delle opere artificiali cui segue, nei secoli successivi, l’utilizzo integrale del territorio a fini agronomici alla progressiva conquista delle zone boscate. Nel XVI secolo, per quanto impervia, questa valle presentava già i primi insediamenti. L’Opera del Duomo di Firenze in Romagna vantava diritti e possedimenti che si spingevano fino a queste latitudini, così alcuni appezzamenti dell’area sono documentato fin dal 1546 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva constatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti ('roncamenti') non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] Un podere di terra lavorativa, e roncata e ripata posto nella corte del Poggio la Lastra  in luogo detto Le Fiurle di some 24 […]. 1547 […] – Un podere con casa e terre lavorative roncate et altro, in luogo detto le Cortine e vale scudi 200.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 151,152, cit.). Peraltro, una relazione del 1789 conferma quale fosse il tipo di interesse dell’Opera nel mantenimento dei poderi che … : «[…] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi dal fuoco, al taglio insomma alla conservazione  di dette selve […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma di seguitare a tenerli […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime [] ma […] potrebbero allinearsi e vendersi per essere […] ridotti in tal cattivo stato dai passati affittuari […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Nel XVIII secolo chi voleva risalire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].» e per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]» (Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). Inoltre, «[…] a fine Settecento […] risalivano […] i contrafforti montuosi verso la Toscana ardue mulattiere, tutte equivalenti in un sistema viario non gerarchizzato e di semplice, sia pur malagevole, attraversamento.» (M. Sorelli, L. Rombai, Il territorio. Lineamenti di geografia fisica e umana, in: G.L. Corradi, 1992, p. 32, cit.). Un breve elenco della viabilità ritenuta probabilmente più importante nel XIX secolo all’interno dei possedimenti già dell’Opera del Duomo è contenuto nell’atto con cui Leopoldo II nel 1857 acquistò dal granducato le foreste demaniali: «[…] avendo riconosciuto […] rendersi indispensabile trattare quel possesso con modi affatto eccezionali ed incompatibili con le forme cui sono ordinariamente vincolate le Pubbliche Amministrazioni […] vendono […] la tenuta forestale denominata ‘dell’Opera’ composta […] come qui si descrive: […]. È intersecato da molti burroni, fosse e vie ed oltre quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosiddetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.).

La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), consente di conoscere, tra l’altro, il tracciato della viabilità antica che riguardava la Valle di Pietrapazza, ricordando che se per la realizzazione delle prime grandi strade carrozzabili transappenniniche occorrerà attendere tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX, il crinale che dal Passo della Crocina si svolge fino alla Rondinaia in gran parte venne fortunatamente salvaguardato dal distruttivo progetto dell’ingegnere granducale Ferroni che, tra le ipotesi di “strada dei due mari” che doveva unire la Toscana e la Romagna, indicava il tracciato montano Moggiona-Eremo di Camaldoli-Passo della Crocina-Casanova in Alpe-Santa Sofia (essendo ritenuto idrogeologicamente valido).

Sul contrafforte principlale da Cima del Termine, probabilmente già dal 1084, è documentata nel Regesto di Camaldoli la Via de Monte Acutum, come peraltro «[…] conferma un’opinione espressa nel 1935 dal Mambrini circa l’esistenza di una strada percorribile fra i boschi di quel perfetto triangolo, il Monte Acuto, costantemente rilevato nella documentazione medievale come punto di confine fra la Romània e la Tuscia […].» (C. Dolcini, Premessa, in: C. Bignami, A.Boattini, A. Rossi, a cura di, 2010, pp. 7-8, cit.). Il Mambrini fa un altro riferimento a tale strada nel trattare del Castello di Riosalso«Il cardinale Anglico così lo descrive nel 1371: “Il castello di Riosalso è nelle Alpi in una certa valle sopra un sasso forte. Ha una rocca ed una torre fortissima ed è presso – circa un miglio – alla strada che mena in Toscana.” […] La strada qui ricordata era sul crinale del monte sopra il castello e per Nocicchio, passando a destra di Montecucco, per Badia Prataglia conduceva in Casentino. Qua e là restano gli avanzi di questa strada.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288, cit.). Una relazione del 1652 conservata nell’Archivio dell’Opera del Duomo, che descrive la ripartizione delle aree in gestione in otto parti, è utile per ricavare un utile riferimento su tale sito: «L’ottava e ultima parte delle selve dell’Opera viene separata dalla precedente col Poggio della Bertesca e resta fra esso poggio e il Poggio delle Rivolte di Bagno ultimo termine di dette selve.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 263-271, cit.). In una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze (riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.) si ritrova il toponimo Rivolte (oggi sent. 201 CAI), ulteriormente specificato nel Contratto livellario stipulato nel 1818 tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli: «Comunità di Bagno. Una vasta tenuta di terre nell’indicata comunità, abetata, faggiata, frascata, lavorativa, prativa, massata, trafossata come più e meglio verrà descritta in appresso sia nella qualità che nella quantità, alla quale la circonferenza confina: primo, con la Comunità di Bagno incominciando dal luogo detto le Rivolte e precisamente dal termine giurisdizionale delle Comuni di Bagno-Poppi, da questo termine calando per la scesa delle Rivolte fino al Prato ai Grilli; […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 461-463, cit.). Con il Catasto Toscano tale via diviene la Strada che da Montecarpano va alla Badia a Prataglia. Al Giogo, come genericamente era detta la via sullo Spartiacque Appenninico, poi Via Sopra la Giogana o semplicemente la Giogana, si giungeva anche tramite il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio) grazie all’antica Via Maestra che vien dall’Eremo, toponomastica della citata mappa del 1637 oltre che contenuta in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.). Nel Catasto Toscano detta via maestra si trova per un tratto riclassificata Strada che dal Sacro Eremo va a Romiceto, quindi era detta Strada Maestra di S. Sofia  fino Casanova dell’Alpe verso Sud, e Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia in riferimento al tratto Nord compreso tra la Ripa di Ripastretta e il Passo del Vinco: esso interessava il Monte La Rocca e raggiungeva il Passo della Colla, aggirava i Monti Pezzoli e Marino sul versante SE e scendeva a Poggio alla Lastra divenendo di fondovalle fino a S.Sofia. Dalla via maestra, al Passo della Bertesca, si staccava inoltra la Strada che da Camaldoli va alla Bertesca, giungente fino all’Eremo Nuovo, oggi in parte sostituita da viabilità poderale (sent. 205 CAI); quindi la Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza si ricollegava con la Strada che da Pietrapazza va a Bagno, che valicava la Colla di Càrpano incrociando la citata Strada che da Montecarpano va alla Badia a Pretaglia proveniente dalle Rivolte di Bagno. Questa viabilità doveva essere ritenuta di rilievo per i collegamenti tra S. Sofia e l’interno, tanto da essere l’unica riportata nella schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia insieme alla viabilità di crinale, mancando invece un tracciato di fondovalle tra Pietrapazza Poggio alla Lastra, questo anche significando quale fosse il limite dell’area di influenza camaldolese.  

Tra il XIX secolo e la prima metà del XX si assiste alla completa ri-organizzazione della viabilità locale e di crinale, che culminerà con la classificazione delle Mulattiere colleganti anche trasversalmente le vallate collaterali, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte di esse, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli (alcune strade forestali verranno realizzate solo al termine del ventennio successivo).

Il vecchio tracciato di fondovalle della Mulattiera del Bidente iniziava al Ponte di Cà Morelli, sul ramo fluviale di Strabatenza, in collegamento con il tracciato della Traversa di Romagna per Bagno, e correva vicino al fiume, attraversandolo spesso tramite numerosi ponti alla ricerca della situazione orografica più favorevole. A Pian del Ponte – la Bottega, c.d. «[…] per l’appalto di generi vari e di monopolio che v’era.» (G. Marcuccini, Le valli alte del Bidente: un cammino nella memoria, in: G.L. Corradi, a cura di, 1992, p. 120, cit.), dove si trova un sistema di ponti antichi e moderni (Ponte del Faggio) e due cippi segnalano l’incrocio con la Mulattiera di Ridràcoli, iniziava il tratto intermedio Ponte Bottega-Pietrapazza della mulattiera di fondovalle e una colonnina indicava la deviazione relativa al tratto Rio Salso-S. Piero in Bagno. Sulle pietre cantonali delle case era incisa la distanza in km intercorrente in direzione Pietrapazza (p.es.: a Cetoraia km 0,610 fino a Campo di Sopra e qui km 1,200 fino a Cà Micheloni). Il Ponte Bottega o di Strabatenza in pietrame ad arco a tutto sesto, posto all’inizio della Mulattiera di Casanova (insieme alla Casina del Ponte che ne osserva il transito costituisce un interessante scorcio paesaggistico) si può considerare il primo sul Bidente di Pietrapazza. Il Ponte della Cortinaal Mulino alle Cortine, in ferro ad una campata su pile in pietrame e tavolato ligneo collegava  le due mulattiere citate all’altezza di Cetoraia. Sotto Cà di Pasquino un vecchio ponte detto al Mulino alle Graticce, in legno ad una campata su spalle in pietrame, eseguito secondo una tecnica costruttiva che doveva essere molto comune nell’area del Bidente (tra l’altro si trova codificata in una relazione di quell’epoca del comune di Bagno di Romagna), costituita da tre tronchi poggianti su pile laterali in pietrame a secco, tavolato protetto da un manto di pietrisco e parapetto in legno, attraversa ancora il fiume percorso dalla mulattiera per Cà dei Maestri/M. Roncacci ma è ormai intransitabile. Era di collegamento con la mulattiera in sx idrografica, nel catasto moderno detta Strada Vicinale Cà dei Conti-Cà di Pasquino. Su di essa si innesta la mulattiera Cà dei Maestri/M. Roncacci che attraversava il Fosso di Cà dei Maestri in prossimità della confluenza nel Bidente, laddove i resti di un ponticello mostrano ancora la modesta tecnica costruttiva delle passerelle costituite da una o due travi accostate senza parapetto su spalle in pietra, nel catasto moderno detta Strada Vicinale Siepe dell’Orso-Cà di Giorgio-Cà dei Maestri.

Incidendo pesantemente sull’orografia dei luoghi, alla Mulattiera del Bidente (brevi tratti si riescono ad individuare in prossimità degli insediamenti) negli anni 1965-70 si è sovrapposta quasi ovunque l’odierna strada forestale che raggiunge comodamente una Pietrapazza ormai disabitata. Qui si trova (restaurato) il piccolo Ponte delle Graticce o della Cantinaccia, alla confluenza dell’omonimo fosso nel Rio d'Olmo e prima che questo si immetta nel Bidente. Risale al 1898 ed è eseguito in pietrame con tipologia ad arco circolare leggermente ribassato e pavimentazione in pietra arenaria posta di taglio. Prima della sua costruzione la mulattiera guadava il fosso poco più a monte inizialmente aggirando il versante sx. Il ponte (nella sua versione originaria) costituiva snodo di collegamento con la citata Strada che da Pietrapazza va a Bagno, che ancora oggi risale sostando davanti alla Maestà della Casaccia fino a Rio d’Olmo o Ridolmo Vecchio, da dove è stata sostituita dall’ampia strada forestale. Tuttavia è ancora possibile ritrovarne lunghi tratti ormai abbandonati sul versante montano fino a valicare la Colla di Càrpano, laddove incrociava la viabilità di crinale consentendo una sosta alle Case di Monte Càrpano presso una nota (ma non documentata) Osteria«Monte Carpano […] era un notevole luogo di transito: non a caso alla fine dell’Ottocento v’era un’osteria frequentata da quel piccolo mondo di mestieri e traffici col Casentino (fattori, sensali, mercanti di bestiame) e, soprattutto, con la foresta della Lama e Camaldoli per il rifornimento di legname per madiai e bigonciai, di “cime” d’abete per i coronai.» (G. Marcuccini, Le valli alte del Bidente: un cammino nella memoria, in: G.L. Corradi, a cura di, 1992, pp. 119, 120 cit.). Questo tratto viario era particolarmente impervio, infatti da Rio d’Olmo si inerpicava fino alla sovrastante sella che prelude allo stacco del Crinale delle Graticce seguendo il bordo orientale dell’ampio e caratteristico affioramento arenaceo, quindi seguiva il versante SO del Càrpano fino al suddetto incrocio viario, dal quale nuovamente precipitava nel versante opposto sul crinale tra le valli del Barco o Volanello dell’Ancisa o Casaccia Cappella, venendo nominata Strada detta della Lastra che va a Monte Carpano. Impraticabile per molti mesi dell’anno, solo nel 1841 è stato terminato il tracciato sostitutivo più a mezzacosta della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridracoli, di cui si vedono alcuni tratti sotto la rotabile ed il cippo stradale presso il Passo di M. Càrpano.

Poco dopo il Ponte delle Graticce si distacca ancora inalterata (sent. 205 CAI), attraversando il Rio d'Olmo su una passerella in legno e travatura in ferro (che sostituisce un ponte con una struttura principalmente in pietra ed un tratto in legno ancora documentata negli scorsi anni ’80) la citata Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza. Essa risale sul Crinale o Raggio del Finocchio sostando davanti alla Maestà del Raggio o della Cialdella o di Pietrapazza, poi ridiscende presso il Bidente fino all’Eremo Nuovo superandolo sul Ponte della Chiesina, ricostruito, dopo il quale diviene ampia pista poderale fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino (collegante con il Passo dei Lupatti, aperto nel 1900 in occasione della costruzione della ferrovia Decauville del Cancellino, poi trasformata in strada forestale.

Nelle varie epoche (fino alla demanializzazione delle foreste) nel baricentro economico-religioso di Casanova dell’Alpe si incrociavano gli itinerari di collegamento con le vallate laterali, frequentati dagli operatori del settore del legname, lavoratori e commercianti. Tra essi la Mulattiera di Ridràcoli, che valicava il crinale tramite il Passo della Colla (posto nella sella tra il Monte La Rocca e il Monte Marino), che scendeva a Strabatenza e a la Bottega e la Mulattiera della Colla, che risaliva invece sul Marino da Poggio alla Lastra riunendosi a quella proveniente da Strabatenza; complessivamente le due mulattiere nel Catasto Toscano costituivano la Strada che da Ridracoli va a Poggio alla LastraDa la Bottega la Mulattiera di Casanova risaliva la valle del Trogo, mentre la Mulattiera di Pietrapazza (qui incentrata) collegava Ridràcoli con Bagno di Romagna tramite la Valle del Rio d'Olmo e il Passo di M. Càrpano, da un versante come già descritto, e la Valle del Fosso Fondo Rignone e la sella Siepe dellOrso-Paretaio, dall’altro versante. Questo tratto, nel Catasto Toscano detto Strada che da Siepe dell’orso va a Pietrapazza, attraversa il Bidente sul Ponte al cimitero di Pietrapazza (restaurato), o al Mulino detto di Cà del Conte, in muratura di pietrame ad un’arcata circolare a tutto sesto pavimentato con pietra arenaria posta di taglio, costruito nel 1895 dai Milanesi - rinomati scalpellini di Cà di Pasquino di una stirpe familiare di origine comacina localmente nota, «Vi lavorarono come muratori (lombardi, come si diceva in quel tempo) […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 132, cit.) - in luogo di una struttura in legno ormai pericolante e già a metà del ‘700 ridotta a «[…] una trave d’abeto coi mantingoli […]» (S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p. 105, cit.) , quando era detto ponte sul fiume Bidente al fosso dell’Eremo Nuovo, quindi Ponte dell’Eremo Nuovo.

In base al Catasto Toscano nella valle del Fosso del Trogo, lungo la Strada che va alla Casanova (in seguito ristrutturata come Mulattiera di Casanova) sorgevano i seguenti fabbricati: Le Fiurle (ruderi) nel Catasto Toscano, o le Fiurle nella Carta d'Italia I.G.M. di impianto (1894 e 1937) e moderna, o La Fiurle nel NCT (1935-1952), di nuovo Le Fiurle nella CTR della Regione Emilia-Romagna; Galluzze (scarsi ruderi) di cui nel Catasto Toscano è incerta la rappresentazione di un piccolo fabbricato, comunque anonimo come nell’ulteriore cartografia storica, dove compare il simbolo grafico di un fabbricato (Carta d’Italia I.G.M. 1894) o di due fabbricati (I.G.M. 1937), o le Galluzze nella Carta d'Italia I.G.M. moderna o Galluzza nel NCT, di nuovo fabbricato anonimo nella CTR; Le Palaine di mezzo (scarsi ruderi) nel Catasto Toscano, C.se di sotto nella Carta d’Italia I.G.M. (1894) con simbolo di 3 fabbricati, simbolo di ruderi anonimi nella Carta d’Italia I.G.M. (1937 e moderna); Il Trogo, due insediamenti distinti (ruderi e scarsi resti) nel Catasto Toscano, entrambi con ripetuta trascrizione del toponimo, il Trogo nella Carta d'Italia I.G.M. (1894 ) con rappresentazione dei due distinti insediamenti, il Trogo nella Carta d’Italia I.G.M. (1937 e moderna) con rappresentazione di un solo insediamento, Trogo nel NCT e nella CTR; La Cortina, due distinti fabbricati (ristrutturati) nel Catasto Toscano, Cortine nella Carta d'Italia I.G.M. (1894 e 1937), La Cortina nel NCT, Cortine, di sopra e di sotto, nella Carta d'Italia I.G.M. moderna, La Cortina nella CTR. Nel Catasto Toscano pare essere rappresentata, presso l’omonimo insediamento, pure la Maestà del Trogo, nelle forme originarie pregevole per tipologia. Distaccato dalla strada, poco a monte di Trogo, sorgeva La Fossetta (scarse tracce) nel Catasto Toscano adiacente a un fossatello ivi pure detto Fosso del Trogo. Pure distaccati dalla strada ed esterni al bacino idrografico, ma in stretta relazione con l’area del Trogo, poco a monte di Cortine di sopra, sorgevano La Macchietta (scarsi resti) e Fosso (evidenti resti); per essi quella del catasto ottocentesco costituisce l’unica rappresentazione cartografica, e per l’ultimo, piccolo fabbricato anonimo, l’attribuzione del toponimo è puramente ipotetica, basata su una citazione storico-descrittiva. Una deviazione stradale, poi detta Strada Vicinale Ricavoli-Cortina, collega Cortine di sopra a Cortine di sotto e, sull’opposto versante del Trogo qui costituito dalle pendici della dorsale proveniente dal Monte Roncacci, a Rio Cavola (ruderi) nel Catasto Toscano, Ricavoli nella Carta d’Italia I.G.M. (1894 e 1937) e nel NCT, Ricàvoli nella Carta d’Italia I.G.M. moderna, Ricavoli nella CTR, anch’esso esterno ma pertinente all’area del Trogo. Isolato su un poggio mediano della valle sorgeva Il Poggiolo (ruderi) nel Catasto Toscano, Poggiolo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), il Poggiolo nella Carta d’Italia I.G.M. (1937 e moderna) e nel NCT, erroneamente Casa dei Santoni nella CTR. Sulle pendici NO del Monte Roncacci sorgeva (ruderi), anonimo nel Catasto Toscano, C. Santoni nella Carta d’Italia I.G.M. (1894 e 1937), Casa di Santoni nel NCT, Ca di Santoni nella Carta d’Italia I.G.M. moderna, anonimo nella CTR. Nei pressi si trova un capanno. Nella valle del Fosso del Poderino, affluente del Trogo, sulla testata sorge (ristrutturato), non comparente nel Catasto Toscano, Paretaio sia nella Carta d’Italia I.G.M. (1894 e 1937), sia nel NCT e nella CTR, il Paretaio nella Carta d’Italia I.G.M. moderna; poco a valle sorge Il Poderino (scarse tracce) nel Catasto Toscano, simbolo grafico di un fabbricato anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), simbolo grafico dei ruderi nella Carta d’Italia I.G.M. (1937). Un capanno scomparso è rappresentato solo nella CTR presso il crinale poco distante dal Paretaio.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Cà di Sansone (non dimensionato), Fiurle (dimensionato), Goluzza (non dimensionato), Poggiolo (dimensionato), Trogo (dimensionato), divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- Quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca, deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo.

- Il paretàio (deriv. di parete) è uno spazio di terreno pianeggiante utilizzato con antico sistema di uccellagione, che ha subito modifiche e variazioni molteplici, costituito essenzialmente da due reti, dette paretelle, tese orizzontalmente, che si chiudono a comando catturando gli uccelli attratti dai richiami. «[…] ancora nella seconda metà dell’Ottocento, i cacciatori con regolare licenza erano pochissimi, […] tutti appartenevano alla classe aristocratica o benestante. Si venivano così differenziando cacce per i ricchi e cacce per i poveri. Le prime venivano praticate usando il fucile e i cani o approntando costosi impianti di uccellagione come roccoli e paretai […]. L’aucupio e l’uccellagione […] avevano larga diffusione nelle Romagne […]. Tra roccoli, paretai ed appostamenti di vario genere si contavano, fino alla metà del nostro secolo in questa parte dell’Appennino, più di mille impianti di cattura collocati sulle “linee di affilo”, nelle zone di passo dei migratori. Possedere una uccellanda rappresentava motivo di prestigio ma anche una vera opportunità per le famiglie benestanti che destinavano a tale uso un piccolo appezzamento sulle zone di passo […]. Per il controllo e la manovra delle reti l’uccellanda ha a fianco una costruzione […]. Spesso e volentieri il casello diviene quasi una seconda casa, un vero e proprio “salotto rurale”, dove il fuoco veniva acceso intorno al 20 settembre […] sino al termine della stagione venatoria.» (G.L. Corradi, Signori della caccia e cacciatori di frodo nei territori montani della Romagna Toscana e Casentino, in: G.L. Corradi e N. Graziani, a cura di, 1997, pp. 110-111, 122, cit.).

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Casanova dell’Alpe, Nuova Grafica, S. Sofia 1994;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1991; 

C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi (a cura di), AL TEMPE DEL COROJJE - Poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna - Immagini e storie di altri tempi, Edizioni Nuova S1 Il Girovago, Bologna 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

G.L. Corradi e N. Graziani (a cura di), Il bosco e lo schioppo. Vicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana, Le Lettere, Firenze 1997; 

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf;

Link https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=1659;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba -  La testata del Fosso del Trogo si può vedere facilmente presso la sella della Maestà di Valdora, raggiungibile tramite la S.F. Grigiole-Casanova dell'Alpe-Poggio alla Lastra a km 1,6 da Casanova dell’Alpe. Lo sbocco del fosso si trova presso Cortine di sotto seguendo la traccia della mulattiera per Ricàvoli; per esperti. La valle è attraversata dal sent. 211 CAI  Molinaccio-La Cortina-Casanova dell'Alpe, lungo 4,8 km.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1/00a5 – Dal Monte Piano, sul contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine, panoramica del pressoché intero contrafforte secondario, che, staccandosi dallo Spartiacque Appenninico a Poggio allo Spillo, si scorge fino a Monte Pezzoli: il complesso vallivo del Fosso del Trogo rimane però defilato e parzialmente occultato dal crinale del Monte Roncacci (nell’indice fotografico le frecce indicano gli insediamenti celati alla vista) (1/10/12).

00b1/00b5 – Dal Monte Castelluccio, risalendo il contrafforte principale, le vedute della valle sono ulteriormente defilate, mentre è frontale la veduta della testata della valle del Fosso delle Fiurle, presso Casanova dell’Alpe, e il riflesso solare evidenzia i ruderi del Trogo e la maestà (27/11/11 – 1/10/12).

00c1/00c7 – Spostandosi sulla pista del contrafforte secondario, dalla piazzola presso il picco intermedio tra Casanova dell’Alpe e Croce di Romiceto, appare l’intero sviluppo vallivo del versante NO della Valle del Trogo delimitato dal crinale del Monte Roncacci (dove si nota l’area disboscata di Casa Santoni), che si stacca dal Monte Valprandola (presso il quale si notano i prati del Paretaio) e parte della Valle delle Fiurle, con la cresta declinante e dividente dalla Valle del Palaino di Mezzo (alle pendici dell’affioramento si trova Palaine di mezzo) (27/06/12 – 19/07/16).

00d1/00d21 – Dal crinale che divide il Fosso del Trogo dalla ramificazione affluente Fosso del Poggiolo-Fosso del Troghetto, vedute dello stesso crinale, della valle del Trogo e della dorsale del Monte Roncacci, con particolari della sella del Paretaio, del Roncacci e delle aree poderali di Casa Santoni e Poggiolo e resti dei fabbricati (27/07/20).

00d22 – 00d23 – 00d24 – Dalle pendici del Monte Roncacci, vedute delle valli dei Fossi del Poggiolo e delle Fiurle, con scorci di Galluzze (il Poggiolo rimane in ombra) (8/09/20).

00e1/00e10 – Dal crinale che lo divide dal Fosso del Trogo, vedute della valle dell’affluente Fosso dei Poderini e dello sbocco della Valle del Trogo (27/07/20).

00f1/00f16 – Dai pressi di Fiurle, vedute della valle del Fosso delle Fiurle, affluente del Trogo, con scorci di Poggiolo, Galluzze, Casa Santoni e della cresta sovrastante Palaine di mezzo (27/09/16 - 29/10/16 – 4/07/17).

00f17/00f28 – Vedute della valle dal Trogo fino all’area dello sbocco, presso La Cortina di sotto (12/10/16 – 29/10/16).

 

00g1/00g8 – Da pressi di Cetoraio, sul versante opposto del Bidente, vedute dello sbocco della valle del Trogo, con scorci di Cortina di sopra e di sotto e indicazione dei siti (non visibili) di Macchietta e Fosso (29/10/16).

00h1/00h6 – Dal sito del Poggiolo, vedute a 360° della vallata, prima versante della dorsale del Monte Roncacci, poi versante del contrafforte fino alla valle delle Fiurle con particolare su Casanova dell’Alpe (27/07/20).

00h7 – 00h8 – Dal sito di Casa santoni, vedute verso il contrafforte, il Poggiolo e le Fiurle (27/07/20).

00i1 – Elaborazione di vista satellitare dell’ultimo tratto in sx idrografica della valle del Bidente di Pietrapazza.

00i2 – Schema cartografico della parte terminale della valle del Bidente di Pietrapazza, con evidenziazione della morfologia delle dorsali che vi convergono.

00i3 – Schema cartografico del bacino idrografico del sistema vallivo del Fosso del Trogo.

00i4 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale. Integrazioni in corsivo moderno a fini orientativi.

00i5 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, precedente alla realizzazione della viabilità moderna.

00i6 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in nero a fini orientativi.

00i7 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, che, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna, venne integrato con il sistema delle mulattiere.  

00l1 – 00l2 – A Casanova dell’Alpe il cippo stradale al bivio del sent.211 segnala ancora la Mulattiera di Casanova (27/09/16).

 

00m1 – La mulattiera rasenta le Fiurle (27/09/16).

00n1 – 00n2 – Tratto viario tra Fiurle e Palaine di mezzo (12/10/16).

00o1 – 00o2 – 00o3 - La mulattiera rasenta Palaine di mezzo e i resti di Fonte Matta (12/10/16 – 4/07/17).

00p1/00p6 – Nel tratto tra Palaine e Trogo si trova la Fonte della Spungazza e si attraversa il Fosso del Palaino di mezzo (12/10/16 – 29/10/16).

00q1 – 00q2 – La mulattiera al Trogo, con la maestà (12/10/16).

00r1/00r18 – Tra il Trogo e La Cortina la mulattiera attraversa i siti più impervi del tracciato (12/10/16 – 29/10/16).

00s1 – 00s2 – Tratto viario presso La Cortina (12/10/16).

00t1 – 00t2 – 00t3 – Tratto carrabile tra La Cortina e il Mulino delle Cortine  (12/10/16).

00t4/00t9 – Anche l’antico tratto viario in sx idrografica tra l’attraversamento carrabile del Bidente presso il Mulino delle Cortine (forse realizzato in luogo di un antico guado) e il Ponte della Fontanina sul Fosso di Trapisa ha subito modernizzazioni; accanto al ponte rimane, seminascosto, il cippo stradale che segnalava la Mulattiera di Casanova (12/10/16).

00t10/00t13 – Tra il Ponte della Fontanina e il Ponte della Bottega l’antica via ritrova il vecchio tracciato e il cippo stradale che segnala la Mulattiera del Bidente (12/10/16).

00t14 – Elaborazione di una foto degli anni ’80 dove si nota la nuova carrabile per Pietrapazza in dx idrografica, con segnalazione del tratto antico.

00u1/00u4 – Un attraversamento alternativo del Bidente era costituito dal Ponte della Cortina, presso il mulino, documentato almeno alla fine del XIX secolo, rifatto negli anni ’20 e ‘50 (12/10/16).

00v1/00v16 – Vedute del Fosso del Poderino alla confluenza nel Fosso del Trogo che prosegue affiancato dalla mulattiera di fondovalle che collega con il Poggiolo e Casa Santoni (27/07/20).

00z1 – 00z2 – 00z3 – Scorci del Fosso del Trogo presso Cortina di sopra e presso Cortina di sotto (12/10/16 – 29/10/16).

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