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Fosso del Lastricheto

inserita da Bruno Roba
Tipo : torrente
Altezza mt. : 1048
Coordinate WGS84: 43 50' 07" N , 11 55' 15" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

COORDINATE WGS84Origine (Contrafforte) 43° 50’ 07” N / 11° 55’ 15” E – Origine (Monte Càrpano) 43° 50’ 01” N / 11° 55’ 04” E – Termine (confluenza Bidente di Pietrapazza) 43° 50’ 56” N / 11° 53’ 51” E  - QuoteOrigine (Contrafforte) 1048 m - Origine (Monte Càrpano) 1120 m – Termine (confluenza Bidente di Pietrapazza) 540 m - Sviluppo 2,8 km.

Testo di Bruno Roba (12/09/2022 - Agg. 30/12/22) - Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto di Spartiacque Appenninico compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che, distaccatosi da Poggio allo Spillo, va a concludersi con il Raggio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine diretto verso Cesena. La sua testata si sviluppa tra il Passo della Crocina e la vetta minore di Cima del Termine, estendendosi, ad Ovest, al tratto del contrafforte secondario compreso tra Poggio allo Spillo e Poggio della Bertesca, ad Est, al tratto del contrafforte principale, le Rivolte, compreso tra Cima del Termine ed il Crinale o Raggio del Finocchio; quest’ultimo, staccandosi presso la sella di Prato ai Grilli (che precede il Poggiaccio), prima converge verso l’Eremo Nuovo quindi segue il Bidente fino a Pietrapazza sempre più affilato per la confluenza con il Fosso di Rio d'Olmo. Completa la delimitazione del sistema vallivo l’ulteriore convergenza delle dorsali generate dagli opposti contrafforti. Da un versante provengono le dorsali che si staccano dai Monti Moricciona e La Rocca, dall’altro versante provengono la dorsale che si distacca dal Monte Càrpano e quella, rilevante, che dal Monte Castelluccio si dirige verso il Monte Casaccia terminando con il Monte Riccio (dove, strategicamente collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito - ne restano vaghe tracce: «Anche sopra la via che va a Strabatenza, presso la località detta Ca’ di Veroli, ove dimora tuttora un ramo della famiglia Bardi, lassù rifugiatasi, fra i monti più alti, ai tempi delle famose contese medioevali, vedonsi i muri imponenti di un vecchio maniero, e quel luogo dicesi Montericcio» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 279, cit.). Qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza e Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la Valle di Pietrapazza si restringe quasi a chiudersi creando una discontinuità con quella di Strabatenza, così rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. A valle dell’improvvidamente demolito ma mai idealmente rimosso villaggio di Strabatenza, pur senza soluzione di continuità morfologica, si modifica l’idronimo e il Bidente di Pietrapazza diviene di Strabatenza laddove confluisce il Fosso delle Cannetole, avente origine dalla piega tra i Monti La Rocca e Marino.

Ai passi e alle incisioni dello Spartiacque Appenninico corrispondono i rami degli affluenti più montani del Bidente: il Fosso del Rovino, già delle Capanne o Capannacce, il Fosso delle Ranocchie, lo stesso Fiume Bidente e il Fosso dei Segoni, già della Buca Prati o della Buca dei Preti, mentre i Fossi della Spiaggia o delle Spiagge e della Neve, che confluendo danno vita al Fosso della Bocca, già della Buca, hanno origine dal primo tratto del contrafforte principale tra Cima del Termine e lo stacco del Crinale del Finocchio. Il Fosso dell’Eremo, affluente del Fosso della Bocca con origine dal Crinale del Finocchio e il Fosso dell’Eremo Nuovo convergono da versanti opposti sul sito eremitico. I Fossi di S. Giavolo, dal Piano al Fondo o del Castagnaccio, Fondo Rignone già dell’Abetaccia, dei Pianelli, del Vallone, dei Poderini, di Cà dei Maestri, delle Fiurle, delle Case, del Poggiolo, delle Palaine di Mezzo, del Troghetto, del Trogo, del Paretaio, di Ricavoli e delle Cortine, nascono dal contrafforte secondario, quindi appartengono alla sx idrografica bidentina. Il Fosso di Rio d'Olmo o Ridolmo con i suoi affluenti della Capra, di Susinello e delle Graticce, e il Fosso del Lastricheto, nascono dal contrafforte principale, mentre gli affluenti del Lastricheto, i Fossi della Casaccia o Campacciadel Podere, della Lastraccia e Castelluccio, nascono dal crinale Castelluccio/Riccio, come pure i Fossi di Michelone e dei Pozzetti, comunque tutti appartengono alla dx idrografica bidentina.

In particolare, dopo il distacco, la dorsale dal Monte Càrpano presto si biforca a racchiudere la valle del Fosso delle Graticce, e, mentre il suo ramo di libeccio la divide da quella del Rio D’Olmo, il ramo di grecale (detto Crinale delle Graticce) delimita il versante in sx idrografica della Valle del Lastricheto convergendo sul Bidente con il primo tratto della dorsale del Monte Castelluccio, che, dopo aver espresso una serie di picchi anticamente detti (nell’ordine, da monte a valle) Poggiolo dei Ronchi o della Balza dei Ronchi, Poggiolo delle Casaccie e Poggio di Rio Salso, si prolunga arcuandosi e assottigliandosi parallelamente al Bidente, come sopra detto, evidenziando di seguito i Monti Casaccia e Riccio e costituendo il versante in dx idrografica. Il Castelluccio era detto Poggio de Castellare, evidente lascito toponomastico di una fortificazione medievale. L’area valliva degli insediamenti, esclusivamente corrispondente al versante  dx, più favorevole per morfologia ed esposizione, all’inizio del Cinquecento veniva distinta nella parte adiacente allo sbocco, detta le Felcetine o Falcedino, e nella valle di Ripiano, a sua volta suddivisa in una parte mediana principale detta Ripiano, toponimo che in genere indistintamente individuava i vari insediamenti, oltre che nel Fondo di Ripiano e nel Sommo Ripiano, così come l’asta torrentizia era distinta nei Fossi di Ripiano e Felcetino.

La documentazione più antica riguardante l’area consiste in una disputa giudiziaria del 1531 relativa ad una compravendita risalente al 1524 di un appezzamento sito in un luogo detto Falcedino. L’Opera del Duomo di Firenze in Romagna vantava diritti e possedimenti che si spingevano fino a queste latitudini, così alcuni appezzamenti dell’area della Fossa dell’Olmo e del Lastricheto sono documentati fin dal 1546 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva constatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi sia altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti (“roncamenti”) non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] Un poderetto di terra lavorativa e roncata in luogo detto la Fossa dell’Olmo di some 5 […] Un pezzo di terra lavoratia, siepata e roncata in luogo detto il Susinello di some 5. […] un pezzo di terra lavorativa e roncata posta in luogo detto i Ripiani e di some 6. Un podere di terra lavorativa e roncata con casa, in luogo detto le Felcetine. […] Un poderino alle Graticce di some 5. […] 1547 […] Un podere con casa e terre lavorative e vignate e roncate in luogo detto la Celteraia. […] Un podere o vero tenimento di terre parte lavorative e parte roncate e boscate con vigna e casa, in luogo detto Campo di Sopra e vale lire 1000. Un podere ai Ripiani di some 25. […] Un podere con casa e terre lavorative roncate et altro, in luogo detto le Cortine e vale scudi 200.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 151-153, cit.). Peraltro, una relazione del 1789 conferma quale fosse il tipo di interesse dell’Opera nel mantenimento dei poderi che … : «[…] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi dal fuoco, al taglio insomma alla conservazione  di dette selve […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma di seguitare a tenerli […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […] ma […] potrebbero allinearsi e vendersi per essere […] ridotti in tal cattivo stato dai passati affittuari […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). I sopraddetti appezzamenti comunque vennero presto alienati, così nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli, nella descrizione dei confini vengono ormai nominati alcuni proprietari privati, i cui poderi paiono estendersi fino al crinale: «Una vasta tenuta di terre […] alla quale per la circonferenza confina: […]; secondo, da detto punto confina Giuseppe Mosconi di Ridolmo seguitando la strada che da Prato ai Grilli conduce al Poderaccio, lasciando la strada su prendere il crine che conduce alle Palestre; […] quarto, Mario Mosconi col podere detto Ripiani […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 463-464, cit.). Anche grazie alle alienazioni, nell’arco temporale di un secolo nell’area del Felcetino e nel Sommo Ripiano si contava un numero indefinito di abitazioni, nell’area di Ripiano si contavano fino a 7 abitazioni, mentre nel Fondo di Ripiano era presente una sola abitazione.

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Successivamente, sul finire del periodo, si ha una rinascita delle aree di fondovalle con un recupero ed una gerarchizzazione infrastrutturale con l’individuazione delle vie Maestre, pur mantenendo grande vitalità le grandi traversate appenniniche ed i brevi percorsi di crinale. Il quadro territoriale più omogeneo conseguente al consolidarsi del nuovo assetto politico-amministrativo cinquecentesco vede gli assi viari principali, di fondovalle e transappenninici, sottoposti ad intensi interventi di costruzione o ripristino delle opere artificiali cui segue, nei secoli successivi, l’utilizzo integrale del territorio a fini agronomici alla progressiva conquista delle zone boscate. Comunque, nel Settecento, chi voleva risalire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].» e per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]» (Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). Inoltre, «[…] a fine Settecento […] risalivano […] i contrafforti montuosi verso la Toscana ardue mulattiere, tutte equivalenti in un sistema viario non gerarchizzato e di semplice, sia pur malagevole, attraversamento.» (M. Sorelli, L. Rombai, Il territorio. Lineamenti di geografia fisica e umana, in: G.L. Corradi, 1992, p. 32, cit.). Un breve elenco della viabilità ritenuta probabilmente più importante nel XIX secolo all’interno dei possedimenti già dell’Opera del Duomo è contenuto nell’atto con cui Leopoldo II nel 1857 acquistò dal granducato le foreste demaniali: «[…] avendo riconosciuto […] rendersi indispensabile trattare quel possesso con modi affatto eccezionali ed incompatibili con le forme cui sono ordinariamente vincolate le Pubbliche Amministrazioni […] vendono […] la tenuta forestale denominata ‘dell’Opera’ composta […] come qui si descrive: […]. È intersecato da molti burroni, fosse e vie ed oltre quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosiddetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.).

La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), consente di conoscere, tra l’altro, il tracciato della viabilità antica che riguardava la Valle di Pietrapazza, ricordando che se per la realizzazione delle prime grandi strade carrozzabili transappenniniche occorrerà attendere tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX, il crinale che dal Passo della Crocina si svolge fino alla Rondinaia in gran parte venne fortunatamente salvaguardato dal distruttivo progetto dell’ingegnere granducale Ferroni che, tra le ipotesi di “strada dei due mari” che doveva unire la Toscana e la Romagna, indicava il tracciato montano Moggiona-Eremo di Camaldoli-Passo della Crocina-Casanova in Alpe-Santa Sofia (essendo ritenuto idrogeologicamente valido).

Sul contrafforte principlale da Cima del Termine, probabilmente già dal 1084, è documentata nel Regesto di Camaldoli la Via de Monte Acutum, come peraltro «[…] conferma un’opinione espressa nel 1935 dal Mambrini circa l’esistenza di una strada percorribile fra i boschi di quel perfetto triangolo, il Monte Acuto, costantemente rilevato nella documentazione medievale come punto di confine fra la Romània e la Tuscia […].» (C. Dolcini, Premessa, in: C. Bignami, A.Boattini, A. Rossi, a cura di, 2010, pp. 7-8, cit.). Il Mambrini fa un altro riferimento a tale strada nel trattare del Castello di Riosalso«Il cardinale Anglico così lo descrive nel 1371: “Il castello di Riosalso è nelle Alpi in una certa valle sopra un sasso forte. Ha una rocca ed una torre fortissima ed è presso – circa un miglio – alla strada che mena in Toscana.” […] La strada qui ricordata era sul crinale del monte sopra il castello e per Nocicchio, passando a destra di Montecucco, per Badia Prataglia conduceva in Casentino. Qua e là restano gli avanzi di questa strada.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288, cit.). Una relazione del 1652 conservata nell’Archivio dell’Opera del Duomo, che descrive la ripartizione delle aree in gestione in otto parti, è utile per ricavare un utile riferimento su tale sito: «L’ottava e ultima parte delle selve dell’Opera viene separata dalla precedente col Poggio della Bertesca e resta fra esso poggio e il Poggio delle Rivolte di Bagno ultimo termine di dette selve.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 263-271, cit.). In una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze (riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.) si ritrova il toponimo Rivolte (oggi sent. 201 CAI), ulteriormente specificato nel Contratto livellario stipulato nel 1818 tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli: «Comunità di Bagno. Una vasta tenuta di terre nell’indicata comunità, abetata, faggiata, frascata, lavorativa, prativa, massata, trafossata come più e meglio verrà descritta in appresso sia nella qualità che nella quantità, alla quale la circonferenza confina: primo, con la Comunità di Bagno incominciando dal luogo detto le Rivolte e precisamente dal termine giurisdizionale delle Comuni di Bagno-Poppi, da questo termine calando per la scesa delle Rivolte fino al Prato ai Grilli; […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 461-463, cit.). Con il Catasto Toscano tale via diviene la Strada che da Montecarpano va alla Badia a Prataglia. Al Giogo, come genericamente era detta la via sullo Spartiacque Appenninico, poi Via Sopra la Giogana o semplicemente la Giogana, si giungeva anche tramite il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio) grazie all’antica Via Maestra che vien dall’Eremo, toponomastica della citata mappa del 1637 oltre che contenuta in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.). Nel Catasto Toscano detta via maestra si trova per un tratto riclassificata Strada che dal Sacro Eremo va a Romiceto, quindi era detta Strada Maestra di S. Sofia  fino Casanova dell’Alpe verso Sud, e Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia in riferimento al tratto Nord compreso tra la Ripa di Ripastretta e il Passo del Vinco: esso interessava il Monte La Rocca e raggiungeva il Passo della Colla, aggirava i Monti Pezzoli e Marino sul versante SE e scendeva a Poggio alla Lastra divenendo di fondovalle fino a S.Sofia. Dalla via maestra, al Passo della Bertesca, si staccava inoltra la Strada che da Camaldoli va alla Bertesca, giungente fino all’Eremo Nuovo, oggi in parte sostituita da viabilità poderale (sent. 205 CAI); quindi la Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza si ricollegava con la Strada che da Pietrapazza va a Bagno, nel versante bagnese detta che valicava la Colla di Càrpano incrociando la citata Strada che da Montecarpano va alla Badia a Pretaglia proveniente dalle Rivolte di Bagno. Questa viabilità doveva essere ritenuta di rilievo per i collegamenti tra S. Sofia e l’interno, tanto da essere l’unica riportata nella schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia insieme alla viabilità di crinale, mancando invece un tracciato di fondovalle tra Pietrapazza Poggio alla Lastra, questo anche significando quale fosse il limite dell’area di influenza camaldolese.  

Tra il XIX secolo e la prima metà del XX si assiste alla completa ri-organizzazione della viabilità locale e di crinale, che culminerà con la classificazione delle Mulattiere colleganti anche trasversalmente le vallate collaterali, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte di esse, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli (alcune strade forestali verranno realizzate solo al termine del ventennio successivo).

L'antico tracciato di fondovalle, che si inoltrava verso Pietrapazza, collegato con il tracciato della Traversa di Romagna per Bagno, correva vicino al fiume e lo attraversava spesso tramite numerosi ponti alla ricerca della situazione orografica più favorevole. Esso giungeva a Bottega in sx idrografica, con attraversamento presso Cà di Bogri (o Bori, come dal toponimo ottocentesco, quando l’insediamento si trovava dall’altro lato del Fosso delle Cannetole), tramite il ponte omonimo, documentato dalla Carta d’Italia I.G.M. del 1937 (forse ne rimangono le spalle in pietrame), quindi rimaneva presso tale sponda, forse attraversando il Fosso di Strabatenza sul luogo dell’attuale Ponte delle Fontanine o di Trapisa, fino al Molino delle Cortine (il Ponte della Bottega, sostituzione di una palancola o pedanca, risale al 1857), in questo tratto coincidendo con la Strada che va alla Casanova, che diventerà Mulattiera di Casanova. Qui, tramite guado, si guadagnava il versante opposto risalendo a mezzacosta verso La Cetoraja, abbandonando il greto del fiume che, fino al Fosso del Lasticheto e forse fino a fine Settecento o primi Ottocento, coincideva con la sede viaria. Dalla Cetoraja si raggiungeva quindi Campo di Sopra e si proseguiva per valicare il crinale andando a collegarsi con la Strada di Riosalso, mentre al Ponte delle Fontanine aveva pure inizio la Mulattiera di Casanova, che risaliva la valle del Trogo. Con la Mulattiera del Bidente, che utilizzava ancora l’antico Ponte di Cà di Veroli sul Fosso di Rio Salso (successivamente abbandonato, ma ancora esistente), il tracciato stradale viene definitivamente spostato sul versante in dx idrografica, a sua volta quasi integralmente confermato dalla viabilità moderna. A Pian del Ponte – la Bottega, c.d. «[…] per l’appalto di generi vari e di monopolio che v’era.» (G. Marcuccini, Le valli alte del Bidente: un cammino nella memoria, in: G.L. Corradi, a cura di, 1992, p. 120, cit.), dove si trova un sistema di ponti antichi e moderni (Ponte del Faggio) e due cippi segnalano l’incrocio con la Mulattiera di Ridràcoli e l'inizio del tratto intermedio Ponte Bottega-Pietrapazza della Mulattiera del Bidente, una colonnina indicava la deviazione relativa al tratto Rio Salso-S. Piero in Bagno. Sulle pietre cantonali delle case era incisa la distanza in km intercorrente in direzione Pietrapazza (p.es.: a Cetoraia km 0,610 fino a Campo di Sopra e qui km 1,200 fino a Cà Micheloni). Il Ponte della Bottega o di Strabatenza in pietrame con profilo ad arco a tutto sesto, attraversato dalla Mulattiera di Ridràcoli (insieme alla Casina del Ponte che ne osserva il transito costituisce un interessante scorcio paesaggistico) si può considerare il primo sul Bidente di Pietrapazza. Il Ponte al Mulino alle Cortine, in ferro ad una campata su pile in pietrame e tavolato ligneo collegava  le due sponde all’altezza di Cetoraia. Più a monte, il Fosso del Lastricheto era attraversato dal c.d. Ponte di Felcitino, documentato dalla Carta d’Italia I.G.M. del 1937 è completamente scomparso, e, sotto Cà di Pasquino un vecchio ponte in legno ad una campata su spalle in pietrame, eseguito secondo una tecnica costruttiva che doveva essere molto comune nell’area del Bidente (tra l’altro si trova codificata in una relazione di quell’epoca del comune di Bagno di Romagna), costituita da tre tronchi poggianti su pile laterali in pietrame a secco, tavolato protetto da un manto di pietrisco e parapetto in legno, attraversa ancora il fiume percorso dalla mulattiera per Cà dei Maestri/M. Roncacci ma è ormai intransitabile. Sul Fosso di Cà dei Maestri in prossimità della confluenza nel Bidente i resti di un ponticello mostrano ancora la modesta tecnica costruttiva delle passerelle costituite da una o due travi accostate senza parapetto su spalle in pietra.

Incidendo pesantemente sull’orografia dei luoghi, alla Mulattiera del Bidente (brevi tratti si riescono ad individuare in prossimità degli insediamenti), come accennato, negli anni 1965-70 si è sovrapposta quasi ovunque l’odierna strada forestale che raggiunge comodamente una Pietrapazza ormai disabitata. Qui si trova (restaurato) il piccolo Ponte delle Graticce o della Cantinaccia, alla confluenza dell’omonimo fosso nel Rio d'Olmo e prima che questo si immetta nel Bidente. Risale al 1898 ed è eseguito in pietrame con tipologia ad arco circolare leggermente ribassato e pavimentazione in pietra arenaria posta di taglio. Prima della sua costruzione la mulattiera guadava il fosso poco più a monte inizialmente aggirando il versante sx. Il ponte (nella sua versione originaria) costituiva snodo di collegamento con la citata Strada che da Pietrapazza va a Bagno, che ancora oggi risale sostando davanti alla Maestà della Casaccia fino a Rio d’Olmo o Ridolmo Vecchio, da dove è stata sostituita dall’ampia strada forestale. Tuttavia è ancora possibile ritrovarne lunghi tratti ormai abbandonati sul versante montano fino a valicare la Colla di Càrpano, laddove incrociava la viabilità di crinale consentendo una sosta alle Case di Monte Càrpano presso una nota (ma non documentata) Osteria«Monte Carpano […] era un notevole luogo di transito: non a caso alla fine dell’Ottocento v’era un’osteria frequentata da quel piccolo mondo di mestieri e traffici col Casentino (fattori, sensali, mercanti di bestiame) e, soprattutto, con la foresta della Lama e Camaldoli per il rifornimento di legname per madiai e bigonciai, di “cime” d’abete per i coronai.» (G. Marcuccini, Le valli alte del Bidente: un cammino nella memoria, in: G.L. Corradi, a cura di, 1992, pp. 119, 120 cit.). Questo tratto viario era particolarmente impervio, infatti da Rio d’Olmo si inerpicava fino alla sovrastante sella che prelude allo stacco del Crinale delle Graticce seguendo il bordo orientale dell’ampio e caratteristico affioramento arenaceo, quindi seguiva il versante SO del Càrpano fino al suddetto incrocio viario, dal quale nuovamente precipitava nel versante opposto sul crinale tra le valli del Barco o Volanello dell’Ancisa o Casaccia Cappella, venendo nominata Strada detta della Lastra che va a Monte Carpano. Impraticabile per molti mesi dell’anno, solo nel 1841 è stato terminato il tracciato sostitutivo più a mezzacosta della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridracoli, di cui si vedono alcuni tratti sotto la rotabile ed il cippo stradale presso il Passo di M. Càrpano.

Poco dopo il Ponte delle Graticce si distacca ancora inalterata (sent. 205 CAI), attraversando il Rio d’Olmo su una passerella in legno e travatura in ferro (che sostituisce un ponte con una struttura principalmente in pietra ed un tratto in legno ancora documentata negli scorsi anni ’80) la citata Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza. Essa risale sul Crinale o Raggio del Finocchio sostando davanti alla Maestà del Raggio o della Cialdella o di Pietrapazza, poi ridiscende presso il Bidente fino all’Eremo Nuovo superandolo sul Ponte della Chiesina, ricostruito, dopo il quale diviene ampia pista poderale fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino (collegante con il Passo dei Lupatti, aperto nel 1900 in occasione della costruzione della ferrovia Decauville del Cancellino, poi trasformata in strada forestale.

Nelle varie epoche (fino alla demanializzazione delle foreste) nel baricentro economico-religioso di Casanova dell’Alpe si incrociavano gli itinerari di collegamento con le vallate laterali, frequentati dagli operatori del settore del legname, lavoratori e commercianti. Tra essi la Mulattiera di Ridràcoli, che valicava il crinale tramite il Passo della Colla (posto nella sella tra il Monte La Rocca e il Monte Marino), che scendeva a Strabatenza e a la Bottega e la Mulattiera della Colla, che risaliva invece sul Marino da Poggio alla Lastra riunendosi a quella proveniente da Strabatenza; complessivamente le due mulattiere nel Catasto Toscano costituivano la Strada che da Ridracoli va a Poggio alla LastraDa Pietrapazza la Mulattiera di Pietrapazza (qui incentrata) collegava Ridràcoli con Bagno di Romagna tramite la valle del Rio d'Olmo e il Passo di M. Càrpano, da un versante come già descritto, e la Valle del Fosso Fondo Rignone e la sella Siepe dellOrso-Paretaio, dall’altro versante. Questo tratto, nel Catasto Toscano detto Strada che da Siepe dell’orso va a Pietrapazza, attraversa il Bidente sul Ponte al cimitero di Pietrapazza (restaurato), o al Mulino detto di Cà del Conte, in muratura di pietrame ad un’arcata circolare a tutto sesto pavimentato con pietra arenaria posta di taglio, costruito nel 1895 dai Milanesi - rinomati scalpellini di Cà di Pasquino di una stirpe familiare di origine comacina localmente nota, «Vi lavorarono come muratori (lombardi, come si diceva in quel tempo) […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 132, cit.) - in luogo di una struttura in legno ormai pericolante e già a metà del ‘700 ridotta a «[…] una trave d’abeto coi mantingoli […]» (S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p. 105, cit.) , quando era detto ponte sul fiume Bidente al fosso dell’Eremo Nuovo, quindi Ponte dell’Eremo Nuovo

In base al Catasto Toscano la valle del Fosso del Lastricheto era infrastrutturata da un’anonima strada in parte di bassa mezzacosta, che nel tratto centrale diveniva di fondovalle correndo accanto al fosso, ma abbandonato e regolarizzato a mezzacosta già nel corso del XIX secolo con la riorganizzazione delle mulattiere (in epoca moderna diventerà Strada Vicinale la Bottega-Fondi) da cui si staccavano varie mulattiere che risalivano gli opposti versanti valicando i crinali per raggiungere le valli collaterali. Nella cartografia, lungo la detta strada, sorgevano i seguenti fabbricati: Felcialino (ruderi) nel Catasto Toscano, o Felcitino nella Carta d'Italia I.G.M. di impianto (1894, 1937) e moderna, o Falcettino nel NCT (1935-1952), o Felcettino nella CTR della Regione Emilia-Romagna; sottostante, sul fosso, il Mulino di Felcitino (ruderi) comparente anonimo solo nel Catasto Toscano compreso il berignale di presa idraulica e la vasca del bottaccio; La Casaccia (scarsi ruderi) un fabbricato nel Catasto Toscano, due fabbricati anonimi nella Carta d'Italia I.G.M. (1894), non rappresentato in quella successiva (1937) e in quella moderna, nuovamente rappresentato ma anonimo nel NCT, non rappresentato nella CTR; Il Podere (ruderi) due fabbricati distanziati nel Catasto Toscano e nella Carta d'Italia I.G.M.(1894) ma scritto il Podere, come pure nella successiva (1937), ma con fabbricati ravvicinati, pure il Podere nel NCT e nella Carta d’Italia I.G.M. moderna ma qui con il simbolo dei ruderi, nuovamente Il Podere e due fabbricati nella CTR; Lastricheto (ruderi) due fabbricati nel Catasto Toscano, identici il toponimo e la rappresentazione in tutta la cartografia successiva; I Fondi (ruderi) nel Catasto Toscano, un fabbricato anonimo nella Carta d'Italia I.G.M. (1894, 1937), Fondi nel NCT, non comparente nella Carta d'Italia I.G.M. moderna e nella CTR. Distaccato dalla strada, poco a monte della Casaccia e collegato con il Podere, sorgeva Case di Sopra (scomparso), nel Catasto Toscano fabbricato anonimo e adiacente al Fosso della Casaccia, pure anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), non rappresentato in quella successiva (1937) e nella cartografia moderna, tranne l'ampia mulattiera che lo raggiungeva. Distaccato dalla strada, poco a monte di Lastricheto e ad esso collegato, sorgeva un fabbricato genericamente detto Ripiano come altri dell’area, aggiungiamo alto, per distinguerlo (scomparso), non rappresentato in alcuna cartografia, tranne l'ampia mulattiera che lo raggiungeva. L’insediamento topico è Ripiano, due fabbricati nel Catasto Toscano essenzialmente collegati con il crinale tramite la viabilità principale, un fabbricato anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), Ripiano nella successiva (1937) e in quella moderna, mappe tutte completate dal collegamento da valle a monte, oggi noto come Via dei Lupi, Ripiani nel NCT e nella CTR. All’estremità del Crinale delle Graticce si trova la Maestà del Felcitino, posta su quel lembo di terra stretto tra il fiume, la confluenza del Fosso del Lastricheto e la Mulattiera del Bidente, con la quale aveva sostanzialmente lo stesso rapporto morfologico oggi sussistente con la qui coincidente rotabile. È detta anche del Colera in quanto sarebbe stata eretta da ignoto per ringraziamento a seguito di guarigione dopo l’epidemia del 1855 (la targa originale è scomparsa), ma corrono anche altre ipotesi comunque legate a fatti tragici per eventi epidemici. Recentemente vi è stata inserita un’icona in ceramica con targhetta MADONNA GRECA REGINA DELLE ACQUE VENERATA IN RAVENNA, senza alcuna correlazione storica.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Felcetino (dimensionato) e Il Podere (dimensionato), divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- L’Appennino romagnolo era caratterizzato fino a metà del XX secolo (superata in qualche caso per un paio di decenni) da una capillare e diffusa presenza di mulini ad acqua, secondo un sistema socio-economico legato ai mulini e, da secoli, radicato nel territorio del Capitanato della Val di Bagno. Intorno al Cinquecento ognuno dei 12 comuni del Capitanato disponeva di almeno un mulino comunitativo la cui conduzione veniva annualmente sottoposta a gara pubblica a favore del migliore offerente. Nell’alta valle del Bidente di Pietrapazza il Comune di Poggio alla Lastra possedeva tre mulini, il Mulino di Pontevecchio, il Mulino delle Cortine e il Mulino delle Graticce; a quell’epoca nell’area si registrano assegnazioni per 230 bolognini. La manutenzione poteva essere a carico del comune o del mugnaio. Alla fine del Settecento l’attività riformatrice leopoldina eliminò il regime di monopolio comunitativo introducendo la possibilità per i privati di costruire altri mulini in concorrenza produttiva, cui seguì un progressivo disinteresse comunale con riduzione dell’affitto annuale dei mulini pubblici fino alla loro privatizzazione. Nell’Ottocento, con la diffusione dell’agricoltura fino alle più profonde aree di montagna, vi fu ovunque una notevole proliferazione di opifici tanto che, ai primi decenni del Novecento, si potevano contare undici mulini dislocati lungo il Bidente di Pietrapazza e i suoi affluenti. Dagli anni ’30, la crisi del sistema socio-economico agro-forestale ebbe come conseguenza l’esodo dai poderi e il progressivo abbandono dell’attività molitoria e delle relative costruzioni.

RIFERIMENTI   

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AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984;

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi (a cura di), AL TEMPE DEL COROJJE - Poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna - Immagini e storie di altri tempi, Edizioni Nuova S1 Il Girovago, Bologna 2010;

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G.L. Corradi e N. Graziani (a cura di), Il bosco e lo schioppo. Vicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana, Le Lettere, Firenze 1997; 

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba -  Lo sbocco del Fosso del Lastricheto si può vedere dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km) a 1,5 km da Pietrapazza. Da qui un sentiero segnato noto come Via dei Lupi attraversa la valle fino alla Colla dei Ripiani, sul contrafforte alle pendici del Monte Castelluccio, 3,5 km, per esperti. La testata è raggiungibile senza difficoltà tramite la S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km), o valicando il Monte Càrpano o aggirandolo tramite la sterrata fino al successivo crinale fino al Monte Castelluccio, in tutto circa 2,4-3,5 km dal bivio del Nocicchio (km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese). Con qualche difficoltà, dalle prime pendici del Càrpano si può raggiungere il Crinale delle Graticce tramite il vecchio tratto della Strada che da Pietrapazza va a Bagno, da cui si fronteggia il Monte Castelluccio, 0,7-1 km, oppure si può risalirvi dalle Graticce medesime, da cui si fronteggia il versante insediativo del Fosso del Lastricheto, per esperti.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1/00a4 - Dallo Spartiacque Appenninico presso Cima del Termine, fotomontaggio panoramico in cui le vette dei Monti Càrpano, Castelluccio e Piano quasi si sovrappongono e si confondono in rapida successione prospettica, e scorci della dorsale del Castelluccio (che emerge oltre l’affioramento arenaceo del Càrpano a monte di Ridolmo) con i suoi picchi anticamente detti Poggiolo dei Ronchi o della Balza dei Ronchi, Poggiolo delle Casaccie e Poggio di Rio Salso (3/10/11).

00b1 – 00b2 – 00b3 – Da Poggio Rovino, scorcio della sequenza di dorsali che si staccano dal contrafforte racchiudendo le valli delle Graticce (notare l’affioramento di Ridolmo), del Lastricheto  e di Rio Salso, con panoramica finale dove si evidenzia l’ulteriore tratto della dorsale del Monte Castelluccio che si inarca andando a chiudere la valle del Bidente di Pietrapazza (10/05/21).

00c1/00c7 – Dal crinale del Monte Roncacci e dalla valle del Fosso dei Poderini, vedute del contrafforte principale dove si innalzano i Monti Castelluccio e Càrpano e, tra le altre, si apre la valle del Fosso del Lastricheto: vedute del versante insediativo, con indice fotografico (5/10/16 – 4/11/16).

00c8 – 00c9 – Dal Monte Valprandola, dietro Siepe dell’Orso, vedute del Crinale delle Graticce presso Il Pianaccio, laddove la mulattiera da Pietrapazza-Graticce travalica entrando nella Valle del Lastricheto (28/03/22).

00d1/00d6 – Dalla S.F. del Cancellino, scorci del contrafforte con le emergenze dei Monti Càrpano e Castelluccio e particolari del Castelluccio della sua dorsale (17/09/12 – 16/07/12).

00e1 – Elaborazione da vista satellitare dell’ultimo tratto della valle del Bidente di Pietrapazza che evidenzia la convergenza delle dorsali, tra cui quella, poi parallela, M.Castelluccio/M.Riccio.

00e2 – Schema cartografico della parte terminale della valle del Bidente di Pietrapazza, con evidenziazione della morfologia delle dorsali che vi convergono.

00e3 – Schema cartografico del bacino idrografico della valle del Fosso del Lastricheto.

00e4 – 00e5 - Schemi da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento relativi all’ultimo tratto della valle del Bidente di Pietrapazza e alla valle del Latricheto, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale. Integrazioni in corsivo moderno a fini orientativi.

00ei6 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, di pochi decenni precedente alla realizzazione della S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, così ancora evidenziante il tracciato della Mulattiera del Bidente.

00e7 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in nero a fini orientativi.

00e8 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, che, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna, venne integrato con il sistema delle mulattiere.  

00f1/00f11 – Dal Monte Castelluccio e dalla Colla dei Ripiani, alle pendici del monte, panoramiche del versante vallivo delimitato dal Càrpano e dal Crinale delle Graticce, laddove, tra l’altro, si nota la traccia della mulattiera che, valicato il crinale sopra il Pianaccio, discende a guadare il Fosso del Lastricheto (1/01/12 – 26/08/16 – 26/04/22).

 

00g1/00g4 – Il tratto di contrafforte e la piega con il Monte Càrpano dove ha origine il ramo principale del Fosso del Lastricheto (11/04/22).

00g5/00g15 – Il versante del Càrpano è segnato dalle ramificazioni del Lastricheto (le vedute n. 6-7 riguardano il ramo nascente dalla vetta) ed è attraversato da un difficoltoso sentiero che collega il contrafforte al Crinale delle Graticce, dove si crea un ulteriore piega che dà origine all’altro ramo del fosso (11/04/22).

00h1 – 00h2 – 00h3 – La sella del versante occidentale del Càrpano dove si stacca il Crinale delle Graticce è un fitto incrocio di sentieri residuo della viabilità antica: oltre alla Strada che da Pietrapazza va a Bagno (frecce rosse) - utilizzata fino al completamento, nel 1841, del tratto sostitutivo della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli - vi transitava la mulattiera del crinale medesimo e vi giungevano la mulattiera risalente dalla Valle del Lastricheto ed il sentiero che aggirava il Càrpano da settentrione raggiungendo, complanare, la Colla dei Ripiani (16/03/22 – 14/04/22).

00h4/00h7 – Dalla sopracitata sella, vedute della testata del ramo nascente dalla piega tra monte e crinale (24/02/22). 

00h8/00h32 – Dal sentiero del Crinale delle Graticce, fronteggiante il Monte Castelluccio, vedute della valle del Lastricheto, tra cui il versante montano ed il contrafforte dal Castelluccio alla Colla dei Ripiani fino al Càrpano (24/02/22 – 19/04/22).

00h33 – Da un tratto del crinale a monte delle Graticce, scorci del versante vallivo opposto di cui si fronteggiano il Poggiolo delle Casacce, l’incisione del Fosso della Lastraccia, e la ripida area in parziale erosione a monte di Lastricheto ed adiacente a Ripiani, il cui sito è indicato approssimativamente; sono inoltre indicati: nella valle del Fosso della Casaccia, il sito approssimativo di Case di Sopra, nell’adiacente valle della Lastraccia, il probabile sito di Ripiano (alto) (1/09/16).

00h34/00h37 - Vedute del valico del Crinale delle Graticce a monte del Pianaccio dove il sentiero (di cui anche alle prec. 00f9-00f10) pare scomparire entrando nel versante del Lastricheto (23/03/22).

00i1/00i9 – Dal suo interno, presso Ripiano e presso Lastricheto, vedute della valle verso il Monte Carpano ed il Crinale delle Graticce (26/08/16 – 14/04/22).

00l1/00l23 – Vedute della mulattiera che, dalla sella del versante occidentale del Càrpano (di cui alle prec. 00h1/00h3), discende il versante con segni di sistemazioni, quindi, valica un crinaletto raggiungendo il fondovalle, seguendo il fosso e accingendosi a guadarlo (14/04/22).

00l24/00l28 – Il guado del Fosso del Lastricheto si trova presso la confluenza dei rami principali (14/04/22).

00l29 – 00l30 – Un tratto del fosso presso I Fondi (19/04/18).

00l31/00l37 - Vedute del guado sul Fosso del Lastricheto presso Il Podere e di un tratto della mulattiera che scende dal Crinale delle Graticce, pressi Pianaccio (di cui alle prec. 00f9-00f10 e 00h36/00h39) (14/04/22).

00l38/00l43 - Un tratto del fosso presso il Mulino di Felcitino (4/11/16).

00l44 - Un tratto del fosso a monte della strada forestale, prossimo allo sbocco (4/11/16).

00l45/00l48 – L’area dello sbocco del fosso nel Bidente è stata modificata dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza: il ponte della Mulattiera del Bidente era infatti posto poco più a valle, dove pare di riconoscere il probabile sito (12/08/16 ).

00m1 – 00m2 – 00m3 – Il tratto della mulattiera di fondovalle dalla S.F. al bivio del Mulino di Felcitino (26/08/16 – 4/11/16).

00n1 - La mulattiera rasenta Felcitino (26/08/16).

00o1/00o4 - Tratto viario tra Felcitino e La Casaccia (26/08/16 - 19/04/18).

00p1 - La mulattiera rasenta La Casaccia (19/04/18).

00q1/00q7 - Tratto viario tra La Casaccia e Il Podere, con attraversamento del Fosso della Casaccia o Campaccia (19/04/18 - 19/12/22).

00r1 - 00r2 - La mulattiera rasenta Il Podere: qui si stacca la traccia per Case di Sopra (19/04/18 - 19/12/22).

00s1/00s10 - Tratto viario tra Il Podere e Lastricheto, con attraversamento dei Fossi del Podere (nn. s2 - s3 - s4) e della Lastraccia (26/08/16 - 14/04/22 - 19/12/22).

00t1 – 00t2 - La mulattiera presso Lastricheto con deviazione verso monte che recava a Ripiano (alto) (19/04/18).

00u1/00u7 - Tratto viario tra Lastricheto e I Fondi, con attraversamento dei Fossi dei Ripiani e dei Fondi (26/08/16 - 14/04/22).

00v1 – Ai Fondi (14/04/22).

00w1/00w12 - Tratto viario tra I Fondi e il guado del fosso (di cui alle prec. 00l24/00l28), con attraversamento di un sito di probabile lavorazione e deposito di materiale di cava (14/04/22).

00x1/00x5 – Tra Lastricheto e i Fondi si distacca la Via dei Lupi che sale verso Ripiani diretto alla Colla (26/08/16).

00y1 – A Ripiani (26/08/16).

00z1/00z6 – La Via dei Lupi tra Ripiani e la Colla, con masso segnalatore (26/08/16).

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