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Mulino di Felcitino

Comune : Badia Tedalda
Tipo : fabbricato non pi esistente
Altezza mt. : 670
Coordinate WGS84: 43 50' 54" N , 11 53' 59" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (14/09/2022) - Il bacino idrografico del Fosso del Lastricheto si attesta sul tratto di versante occidentale del contrafforte principale compreso tra il Monte Càrpano e il Monte Castelluccio, contrafforte che ha origine da Cima del Termine e prosegue verso Cesena «[…] per finire sulla via Emilia presso Diegaro.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 16, cit.). Dal Càrpano si stacca una dorsale che presto si biforca a racchiudere la valle del Fosso delle Graticce, e, mentre il suo ramo di libeccio la divide da quella del Rio D’Olmo, il ramo di grecale (detto Crinale delle Graticce) delimita il versante in sx idrografica della Valle del Lastricheto, convergendo sul Bidente con il primo tratto della dorsale del Monte Castelluccio; questa, dopo aver espresso una serie di picchi anticamente detti (nell’ordine, da monte a valle) Poggiolo dei Ronchi o della Balza dei RonchiPoggiolo delle Casaccie e Poggio di Rio Salso, così costituendo il versante vallivo in dx idrografica, si prolunga arcuandosi e assottigliandosi parallelamente al Bidente, evidenziando di seguito i Monti Casaccia e Riccio (dove, strategicamente collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito - ne restano vaghe tracce: «Anche sopra la via che va a Strabatenza, presso la località detta Ca’ di Veroli, ove dimora tuttora un ramo della famiglia Bardi, lassù rifugiatasi, fra i monti più alti, ai tempi delle famose contese medioevali, vedonsi i muri imponenti di un vecchio maniero, e quel luogo dicesi Montericcio» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 279, cit.) (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 279, cit.).

All’inizio del Cinquecento l’area degli insediamenti, esclusivamente corrispondente al versante vallivo in dx idrografica, più favorevole per morfologia ed esposizione, veniva distinta nella parte adiacente allo sbocco del Fosso del Lastricheto nel Bidente, detta le Felcetine o Falcedino, e nella valle di Ripiano, a sua volta suddivisa in una parte mediana principale detta Ripiano, toponimo che in genere indistintamente individuava i vari insediamenti, oltre che nel Fondo di Ripiano e nel Sommo Ripiano, così come l’asta torrentizia era distinta nei Fossi di Ripiano e Felcetino.

Per l’inquadramento territoriale v. schede Valle del Bidente di PietrapazzaFiume Bidente di Pietrapazza e Fosso del Lastricheto.

In base al Catasto Toscano la valle del Fosso del Lastricheto era infrastrutturata da un’anonima strada in parte di bassa mezzacosta, che nel tratto centrale diveniva di fondovalle correndo accanto al fosso, ma abbandonato e regolarizzato a mezzacosta già nel corso del XIX secolo con la riorganizzazione delle mulattiere (in epoca moderna diventerà Strada Vicinale la Bottega-Fondi) da cui si staccavano varie mulattiere che risalivano gli opposti versanti valicando i crinali per raggiungere le valli collaterali. Secondo la cartografia catastale, lungo la detta strada, sorgevano i seguenti fabbricati: Felcialino (ruderi) nel Catasto Toscano, o Felcitino nella Carta d'Italia I.G.M. di impianto (1894, 1937) e moderna, o Falcettino nel NCT (1935-1952), o Felcettino nella CTR della Regione Emilia-Romagna; sottostante, sul fosso, il Mulino di Felcitino (ruderi) comparente anonimo solo nel Catasto Toscano compreso il berignale di presa idraulica e la vasca del bottaccio; La Casaccia (scarsi ruderi) un fabbricato nel Catasto Toscano, due fabbricati anonimi nella Carta d'Italia I.G.M. (1894), non rappresentato in quella successiva (1937) e in quella moderna, nuovamente rappresentato ma anonimo nel NCT, non rappresentato nella CTR; Il Podere (ruderi) due fabbricati distanziati nel Catasto Toscano e nella Carta d'Italia I.G.M.(1894) ma scritto il Podere, come pure nella successiva (1937), ma con fabbricati ravvicinati, pure il Podere nel NCT e nella Carta d’Italia I.G.M. moderna ma qui con il simbolo dei ruderi, nuovamente Il Podere e due fabbricati nella CTR; Lastricheto (ruderi) due fabbricati nel Catasto Toscano, identici il toponimo e la rappresentazione in tutta la cartografia successiva; I Fondi (ruderi) nel Catasto Toscano, un fabbricato anonimo nella Carta d'Italia I.G.M. (1894, 1937), Fondi nel NCT, non comparente nella Carta d'Italia I.G.M. moderna e nella CTR. Distaccato dalla strada, poco a monte della Casaccia e collegato con il Podere, sorgeva Case di Sopra (scarsi resti), nel Catasto Toscano fabbricato anonimo e adiacente al Fosso della Casaccia, pure anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), non rappresentato in quella successiva (1937) e nella cartografia moderna, tranne il sentiero che lo raggiungeva. Distaccato dalla strada, poco a monte di Lastricheto e ad esso collegato, sorgeva un fabbricato genericamente detto Ripiano come altri dell’area, aggiungiamo alto, per distinguerlo (scarse tracce), non rappresentato in alcuna cartografia, tranne il sentiero che lo raggiungeva. L’insediamento topico è Ripiano, due fabbricati nel Catasto Toscano essenzialmente collegati con il crinale tramite la viabilità principale, un fabbricato anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), Ripiano nella successiva (1937) e in quella moderna, mappe tutte completate dal collegamento da valle a monte, oggi noto come Via dei LupiRipiani nel NCT e nella CTR. All’estremità del Crinale delle Graticce si trova la Maestà del Felcitino, posta su quel lembo di terra stretto tra il fiume, la confluenza del Fosso del Lastricheto e la Mulattiera del Bidente, con la quale aveva sostanzialmente lo stesso rapporto morfologico oggi sussistente con la qui coincidente rotabile. È detta anche del Colera in quanto sarebbe stata eretta da ignoto per ringraziamento a seguito di guarigione dopo l’epidemia del 1855 (la targa originale è scomparsa), ma corrono anche altre ipotesi comunque legate a fatti tragici per eventi epidemici. Recentemente vi è stata inserita un’icona in ceramica con targhetta MADONNA GRECA REGINA DELLE ACQUE VENERATA IN RAVENNA, senza alcuna correlazione storica.

La documentazione più antica riguardante l’area consiste in una disputa giudiziaria del 1531 relativa ad una compravendita risalente al 1524 di un appezzamento sito in un luogo detto Falcedino. L’Opera del Duomo di Firenze in Romagna vantava diritti e possedimenti che si spingevano fino a queste latitudini, così alcuni appezzamenti dell’area della Fossa dell’Olmo e del Lastricheto sono documentati fin dal 1546 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva constatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti (“roncamenti”) non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] Un poderetto di terra lavorativa e roncata in luogo detto la Fossa dell’Olmo di some 5 […] Un pezzo di terra lavoratia, siepata e roncata in luogo detto il Susinello di some 5. […] un pezzo di terra lavorativa e roncata posta in luogo detto i Ripiani e di some 6. Un podere di terra lavorativa e roncata con casa, in luogo detto le Felcetine. […] Un poderino alle Graticce di some 5. […] 1547 […] Un podere con casa e terre lavorative e vignate e roncate in luogo detto la Celteraia. […] Un podere o vero tenimento di terre parte lavorative e parte roncate e boscate con vigna e casa, in luogo detto Campo di Sopra e vale lire 1000. Un podere ai Ripiani di some 25. […] Un podere con casa e terre lavorative roncate et altro, in luogo detto le Cortine e vale scudi 200.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 151-153, cit.). Peraltro, una relazione del 1789 conferma quale fosse il tipo di interesse dell’Opera nel mantenimento dei poderi che … : «[…] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi dal fuoco, al taglio insomma alla conservazione  di dette selve […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma di seguitare a tenerli […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […] ma […] potrebbero allinearsi e vendersi per essere […] ridotti in tal cattivo stato dai passati affittuari […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). I sopraddetti appezzamenti comunque vennero presto alienati, così nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli, nella descrizione dei confini vengono ormai nominati alcuni proprietari privati, i cui poderi paiono estendersi fino al crinale: «Una vasta tenuta di terre […] alla quale per la circonferenza confina: […]; secondo, da detto punto confina Giuseppe Mosconi di Ridolmo seguitando la strada che da Prato ai Grilli conduce al Poderaccio, lasciando la strada su prendere il crine che conduce alle Palestre; […] quarto, Mario Mosconi col podere detto Ripiani […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 463-464, cit.). Anche grazie alle alienazioni, nell’arco temporale di un secolo nell’area del Felcetino, e nel Sommo Ripiano si contava un numero indefinito di abitazioni, nell’area di Ripiano si contavano fino a 7 abitazioni, mentre nel Fondo di Ripiano era presente una sola abitazione. Su Felcitino, benché non più inventariato, l’Opera mantenne diritti per almeno due secoli.

A seguito dell’attività riformatrice leopoldina di fine Settecento, che eliminò il regime di monopolio molitorio comunitativo, nel 1800 venne costruito il Mulino di Felcitino, detto anche di Macario dal nome del proprietario ed abitante del soprastante ed omonimo fabbricato, dopo varie controversie con i mugnai dell’area (v. in proposito C. Bignami, Il mulino di Macario, in: Alpe Appennina, Vol. 04-2021, pp. 175 e seg., cit., e www.alpeappennina.it). Venne tuttavia utilizzato per poco più di mezzo secolo, infatti nel 1819 ne veniva dichiarata la cessazione dell’attività, con utilizzo del fabbricato come stalla, come accertato dal comune nel 1839. Rimangono i resti del bottaccio.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Felcetino (dimensionato) e Il Podere (dimensionato), divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- L’Appennino romagnolo era caratterizzato fino a metà del XX secolo (superata in qualche caso per un paio di decenni) da una capillare e diffusa presenza di mulini ad acqua, secondo un sistema socio-economico legato ai mulini e, da secoli, radicato nel territorio del Capitanato della Val di Bagno. Intorno al Cinquecento ognuno dei 12 comuni del Capitanato disponeva di almeno un mulino comunitativo la cui conduzione veniva annualmente sottoposta a gara pubblica a favore del migliore offerente. Nell’alta valle del Bidente di Pietrapazza il Comune di Poggio alla Lastra possedeva tre mulini, il Mulino di Pontevecchio, il Mulino delle Cortine e il Mulino delle Graticce; a quell’epoca nell’area si registrano assegnazioni per 230 bolognini. La manutenzione poteva essere a carico del comune o del mugnaio. Alla fine del Settecento l’attività riformatrice leopoldina eliminò il regime di monopolio comunitativo introducendo la possibilità per i privati di costruire altri mulini in concorrenza produttiva, cui seguì un progressivo disinteresse comunale con riduzione dell’affitto annuale dei mulini pubblici fino alla loro privatizzazione. Nell’Ottocento, con la diffusione dell’agricoltura fino alle più profonde aree di montagna, vi fu ovunque una notevole proliferazione di opifici tanto che, ai primi decenni del Novecento, si potevano contare undici mulini dislocati lungo il Bidente di Pietrapazza e i suoi affluenti. Dagli anni ’30, la crisi del sistema socio-economico agro-forestale ebbe come conseguenza l’esodo dai poderi e il progressivo abbandono dell’attività molitoria e delle relative costruzioni.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984;

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi (a cura di), AL TEMPE DEL COROJJE - Poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna - Immagini e storie di altri tempi, Edizioni Nuova S1 Il Girovago, Bologna 2010;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link https://www.alpeappennina.it;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba -  Il Mulino di Felcitino si può raggiungere dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km) con deviazione a 1,5 km da Pietrapazza adiacente all’attraversamento del Fosso del Lastricheto, tramite un (inizialmente poco visibile) sentiero segnato noto come Via dei Lupi che risale la valle fino alla Colla dei Ripiani. Dalla S.F. 200 m, per esperti.

foto/descrizione :

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00c1/00c7 – Dal crinale del Monte Roncacci e dalla valle del Fosso dei Poderini, vedute del contrafforte principale dove si innalzano i Monti Castelluccio e Càrpano e, tra le altre, si apre la valle del Fosso del Lastricheto: vedute del versante insediativo, con indice fotografico (5/10/16 – 4/11/16).

00b1 - 00b2 - 00b3 – Dalla S.F. del Cancellino, scorci del contrafforte con le emergenze dei Monti Càrpano e Castelluccio e, oltre il Crinale delle Graticce, della valle del Lastricheto (17/09/12).

00c1 – Schema cartografico del bacino idrografico della valle del Fosso del Lastricheto.

00c2 – 00c3 - Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento relativo alla valle del Latricheto, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale. Integrazioni in corsivo moderno a fini orientativi. Confronto schematico tra catasto antico e moderno da cui si rilevano le modifiche planimetriche intercorse nell’ultimo secolo di utilizzo del fabbricato.

00c4 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, di pochi decenni precedente alla realizzazione della S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, così ancora evidenziante il tracciato della Mulattiera del Bidente.

00c5 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in nero a fini orientativi.

00c6 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, che, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna, venne integrato con il sistema delle mulattiere.  

00d1/00d4 – Il tratto della mulattiera di fondovalle dalla S.F. al bivio del Mulino di Felcitino (26/08/16 – 4/11/16).

00d5/00d11 – Gli unici resti del mulino sono relativi al bottaccio (4/11/16).

00d12/00d15 – Il tratto del Fosso del Lastricheto adiacente al mulino (4/11/16).

00e1 – La mulattiera rasenta Felcitino (26/08/16).

00f1 – 00f2 – 00f3 - Tratto viario tra Felcitino e La Casaccia (26/08/16 - 19/04/18).

00g1 - La mulattiera rasenta La Casaccia (19/04/18).

00h1/00h7 - Tratto viario tra La Casaccia e Il Podere, con attraversamento del Fosso della Casaccia o Campaccia (26/08/16 - 19/04/18).

00i1 - La mulattiera rasenta Il Podere (19/04/18).

00l1/00l9 - Tratto viario tra Il Podere e Lastricheto, con attraversamento dei Fossi del Podere e della Lastraccia (26/08/16 - 14/04/22).

00m1 – 00m2 - La mulattiera presso Lastricheto con deviazione verso monte che recava a Ripiano (alto) (19/04/18).

00n1/00n7 - Tratto viario tra Lastricheto e I Fondi, con attraversamento dei Fossi dei Ripiani e dei Fondi (26/08/16 - 14/04/22).

00o1 – Ai Fondi (14/04/22).

00p1/00p12 - Tratto viario tra I Fondi e il guado del fosso (di cui alle prec. 00l24/00l28), con attraversamento di un sito di probabile lavorazione e deposito di materiale di cava (14/04/22).

00q1/00q5 – Tra Lastricheto e i Fondi si distacca la Via dei Lupi che sale verso Ripiani diretto alla Colla (26/08/16).

00r1 – A Ripiani (26/08/16).

00s1/00s6 – La Via dei Lupi tra Ripiani e la Colla, con masso segnalatore (26/08/16).

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