Storia:
Le prime notizie certe sulla rocca risalgono ad documento del 1154 che cita il luogo come "castrum de Monte Battalla" .
Soggetta alla famiglia dei Campalmonte, ed al controllo degli Imolesi.
Nel 1390 viene conquistata e distrutta dai Bolognesi, convinti che il luogo fosse diventato rifugio di banditi.
Nel 1392 entra in possesso della
famiglia degli Alidosi di Casteldel Rio che la ricostruiscono nell'impianto ancora oggi in parte visibile.
Nel 1427 sotto il controllo della Santa Sede il possesso passa alla
famiglia dei Buonmercati, e dal 1435 ai Manfredi di Faenza a cui succede la famiglia dei Riario e in seguito alla morte di Girolamo Riario avventa nel 1488 il possesso viene trasferito alla vedova Caterina Sforza, signora di Forlì e Imola.
Risale a questo periodo la costruzione di un poderoso bastione triangolare in parte ancora esistente posto a rafforzamento della torre principale.
Come la maggior parte delle rocche romagnole, anche Monte Battaglia subisce nel 1502 la conquista del Valentino, figlio del Papa Alessandro VI, inviato dal padre in Romagna per ricostituire l'ordine fra le signorie della regione che avevano sottratto al papa il potere temporale, ma avevano fatto precipitare la popolazione in uno stato di anarchia.
Così come dopo appena due anni cade sotto il dominio della Repubblica di Venezia che occupa tutti i punti strategici dell'entroterra fra Ravenna e Cervia.
Restituita al controllo della Santa Sede nel 1505, vi si insedia il commissiario pontificio Giovanni Teodoli a cui succede
il conte Vincenzo Buonmercati.
Aggregata al territorio di Casola Valsenio giurisdizione di Imola, con l'avvento delle armi da fuoco e di nuove tecniche di guerra
la rocca perde interesse militare e viene abbandonata.
Divenuta ben presto rifugio di briganti e di una banda di falsari, attorno al 1550 i Casolani avanzano al Pontefice richiesta, rimasta senza esito, di demolizione.
Definitivamente abbandonata e parzialmente distrutta attorno alla metà del XVII secolo, negli anni successivi il luogo viene ceduto a privati e trasformato in podere condotto a mezzadria.
Definitivamente abbandonato nel 1941, all'inizio dell'autunno del 1944 è teatro di una delle più feroci battaglie fra Partigiani, Americani e Inglesi da una parte e Tedeschi dall'altra, con oltre duemila caduti.
Della rocca al
termine dei bombardamenti restava solo il troncone della torre e parte della cinta muraria.
Nel 1983 a seguito di cessione del terreno al Comune di Casola Valsenio, hanno inizio una campagna di scavi archologici e un progetto di recuperoche consente la ricostruzione dei solai in legno della torre e il consolidamento dei resti della cinta muraria.