Di valle in valle - Terra Acqua e Fuoco
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Forlì tratto di Km 11 |
Partiamo
da Forlì, e più precisamente dal ponte che attraversa
il fiume Montone, seguendo le indicazioni Firenze, Castrocaro.Si
risale velocemente il primo tratto della vallata del Montone ed
in breve giungiamo alla frazione Rovere, neanche cento metri e
dobbiamo lasciare la strada principale seguendo le indicazioni
per Castrocaro - Terra del Sole. |
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Baluardo a forma romboidale con quattro possenti torrioni circolari,
assunse particolare importanza per
la sua posizione agli estremi
confini della Romagna Toscana e dominante su tutta la pianura romagnola.
Una passeggiata attorno al castello, un veloce sguardo verso la sottostante sconfinata pianura e riprendiamo il viaggio ripercorrendo a ritroso la strada di provenienza. Riguadagnato
il fondovalle ci dirigiamo verso Terra del Sole e parcheggiata
l'auto ci accingiamo a scoprire questa caratteristica cittadella
rinascimentale. Antica città fortezza fondata nel 1564 con funzioni di controllo e di dogana al confine fra i territori dominati dallo stato Pontificio e la Romagna Toscana, conserva ancora oggi la sua antica fisionomia. |
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| Circondata
da alte ed ancora quasi intatte mura bastionate all'interno
delle quali si sviluppa un insediamento simmetrico composto da
quattro isolati. |
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Percorrendo
l'antica via che unisce le due porte non sfuggirà al visitatore
più attento la ricerca di simmetria che caratterizza lo spirito
architettonico rinascimentale. Ai lati dei borghi Romano (destinato alle guarnigioni) e Fiorentino (abitazioni civili) una lunga serie di palazzi e case a schiera la cui altezza coincide con la larghezza della strada. Centro della cittadella la grande piazza d'armi sulla quale si affacciano l'inconfondibile palazzo Pretorio, un tempo anche sede delle carceri medicee, e la chiesa di Santa Reparata. Cittadella piccola, ma da visitare con la dovuta calma e, se si ha la fortuna di trovare aperto il portone del Palazzo Pretorio, da non perdere la visita al pittoresco cortiletto interno. Eliopoli - La città del Sole - simboleggia "la città ideale" del rinascimento Italiano, ossia un microcosmo che riflette la perfezione dell'universo il cui simbolo è appunto il sole. Un lungo e diritto viale alberato ci consente di raggiungere la vicina Castrocaro Terme. Cittadina votata la turismo termale, con stabilimento dotato di un grande e godibile parco, conserva nella parte più antica palazzi di un certo pregio e l'antica Fortezza, raggiungibile sia in auto che a piedi per irto stradello . |
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La struttura, visitabile, è formata
da tre distinti nuclei che rappresentano anche le epoche storiche
della sua costruzione. |
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Gli
Arsenali Medicei secolo XVI - ad oggi non visitabili - caratterizzati
dall'enorme muraglia in cotto e formati da tre vasti ambienti,
il primo a cielo aperto, gli altri due con grandi volte a botte. |
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| Castrocaro tratto Km 19
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Un
recente riammodernamento della statale ci consente, dopo aver letteralmente
scavalcato la frazione di Pieva Salutare, di raggiungere velocemente
l'abitato di Dovadola. Poco prima di entrare in paese, fare attenzione sulla destra ad una interessante deviazione con indicazioni Montepaolo. Seguiamo questa direzione e in 7 Km di strada tortuosa ma interamente asfaltata giungiamo all'eremo posto su un colle a 440 mt s.l.m. |
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In questo luogo ameno tutto è incentrato sulla
vita e l'opera di Sant'Antonio da Padova. Dal piazzale antistante la chiesa, edificata nel 1222 e ricostruita nel 1900, si diparte un percorso con mosaici raffiguranti la vita e le opera del Santo. Nel boschetto sottostante il sentiero della speranza, che conduce ad una chiesetta edificata nel 1908 nei pressi della grotta (poi crollata) dove si dice il Santo si ritirasse in preghiera |
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Ripercorriamo
a ritroso l'ultimo tratto di strada soffermandoci più volte ad
ammirare il panorama sulla sottostante vallata del Montone, e
giunti a fondovalle riprendiamo il nostro percorso. Un centinaio di metri e attraversiamo un ponte con doppia curva che scavalcando il fiume Montone ci cosente di entrare a Dovadola, l'antica "duo vadora" (la città dei due guadi), e subito notiamo in alto sulla sinistra i resti della Rocca dei Conti Guidi sovrastata dalla possente torre a sezione quadrata alta 30 metri. Il complesso non è visitabile. |
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La visita al centro della
cittadina richiede pochi minuti ed è concentrata quasi esclusivamente
alla piazza C. Battisti, sulla quale si affacciano i palazzi più
importanti, fra i quali ricordiamo il Palazzo Biscia e
la Torre dell'orologio sotto la quale si apre la porta
di acceso alla città murata
(l'antico nucleo fiorentino) visitabile ed ancora in parte abitata. |
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Percorriamo
ora la centrale Via Matteotti fino a raggiungere
piazza Marconi, dove occorre deviare sulla destra ed oltrepassare
il ponte sul Montone. Dopo circa 1 Km si giunge alla Abbazia di
S. Andrea (secolo XI). |
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Una sosta nella piazza
principale del paese (piazza Garibaldi) è d'obbligo. Percorrere
il pittoresco"borgo
di sotto" (via
Cairoli) che partendo dalla piazza principale conduce in pochi
passi all'antico convento. |
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| Rocca S.C. tratto di Km 22 |
Lasciamo
ora la vallata del Montone, e utilizzando un tratto dell'antica
"traversa di Romagna", e più precisamente il valico
delle "Cento
forche" ci dirigiamo verso la vallata del Rabbi, indicazioni
San Zeno - Galeata. Lungo questa strada a circa 2 chilometri da Rocca, possibile deviazione per San Donnino in Soglio (segnalata) interessante abbazia del 1100 circa, posta in buona posizione panoramica. |
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Il passo misura poco più di 11 chilometri, tortuosi e con
buone pendenze, lungo il tragitto non si incontrano centri abitati
ma solo case sparse, in parte diroccate, sul passo vecchio caseggiato
già sede di una riserva di caccia. |
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Al termine della
discesa giungiamo sulla statale 9/Ter del Rabbi, nella quale ci
immettiamo svoltando a destra (verso monte). Risaliamo lentamente la vallata del Rabbi, il torrente stretto fra i monti Girone e Altaccio si mantiene quasi sempre nascosto alla vista ad eccezione del doppio attraversamento in località Fantella. Sono circa 11 chilometri tortuosi e relativamente impegnativi che transitando per zone a bosco intervallate da coltivi ci conducono a Premilcuore nostra prossima meta. Le prime case sparse, il torrente che si riavvicina alla strada e l'imponente sagoma della Pieve di san Martino all'Oppio sono le prime avvisaglie che stiamo arrivando al paese. Il paesaggio diviene ora tipicamente "montano", la valle si insinua stretta fra i contrafforti dei monti Gemelli (1206), Guffone (1198) e al di là del fiume inizia a profilarsi il primo ordinato gruppo di case. Il paese costruito su uno sperone roccioso si trova quasi per intero in sponda destra del fiume Rabbi che lo circonda da tre lati. Parcheggiare l'auto è quasi d'obbligo, attraversato il ponte che si trova di fronte alla strada per Portico e Bocconi svoltare a destra, parcheggiare ed incamminarsi a piedi verso il paese. |
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Sono pochi
passi con il torrente Rabbi sulla destra che in questo punto mostra
uno dei suoi aspetti più pittoreschi,
e ci imbattiamo subito in un antico palazzotto del borgo sorto
ai piedi della cinta muraria del castello dei Guidi, sormontato
da una caratteristica torretta cilindrica. Accediamo alla murata attraverso la vicina Porta di Sotto e siamo quasi subito nella piccola piazza Ricci sulla quale si affaccia l'imponente palazzo Briccolani, costruzione settecentesca di proprietà privata. |
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Addentrarsi nelle
viuzze lastricate del vecchio borgo (parte alta del paese), oppure
scendere verso il Rabbi percorrendo l'angusta via omonima, per riuscire
ad apprezzare in pieno le caratteristiche di questo antico borgo
medioevale. Usciamo poi dalle mura attraverso la seconda porta del paese, porta Fiorentina, la parte superiore merlata è stata più volte rimaneggiata e ricostruita, l'orologio risale al 1593. I dintorni di Premilcuore meritano sicuramente un' escursione, per la quale occorre almeno un'intera giornata. Solo per citarne alcuni, la vicina area fluviale attrezzata, il ponte Nuovo, il ponte del Gorgolaio , Castel dell'Alpe, Fiumicello. |
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Premilcuore. tratto di Km 15
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Riprendiamo il nostro
viaggio, ripromettendoci di tornare in questo angolo dell'Appennino
dedicandogli un' intera giornata, e riguadagnata la Statale imbocchiamo
la deviazione per Portico-Bocconi - il Passo
della Valbura. Ardito passo detto anche del Manzo fra le valli del Montone e del Rabbi - la strada è stretta ed in alcuni punti priva di potezioni laterali, caratterizzato da lunghi tratti scoperti dai quali è possibile ammirare interessanti scorci sulle sottostanti vallate, la pendenza resta sempre importante, con tornanti a raggio molto stretto. |
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Nonostante
questo però la bellezza degli ampi panorami, il susseguirsi
di zone sassose, aride e coltivate, e l'ampia piazzola panoramica
sul valico dominante la vallata del Rabbi giustificano sicuramente
il non facile tragitto di circa 12 chilometri. Giunti sulla statale svoltiamo a sinistra, in direzione Bocconi - San Benedetto - Passo del Muraglione. |
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Breve deviazione fino a Bocconi (meno di un chilometro). |
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La visita di questo piccolo centro montano
non richiede fretta, per poter assaporare in pieno la tipica struttura
a tre piani degradanti verso il fiume Montone. Nella parte più alta resti del castello e della Pieve, nella parte mediana imponenti palazzi nobiliari, fra cui il palazzo Portinari probabilmente appartenuto al padre della Beatrice "cantata" da Dante. |
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Infine,
ma non ultimo il ben conservato "borgo basso" con le
anguste viuzze lastricate e le abitazioni destinate al ceto medio
e popolare, dal quale si accede all'imponente ponte della Maestà che
conserva ancora quasi intatta l'originaria pavimentazione, a
schiena d'asino ed unica arcata alla cui estremità è posto
un piccolo oratorio dedicato alla visitazione. |
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Portico di Romagna tratto di Km 14 |
Riprendiamo
il nostro itinerario ripercorrendo brevemente la statale verso
monte, poco dopo essere usciti dal
paese prendere deviazione a destra con indicazioni Tredozio
(Monte della Busca).
In località Inferno
(chilometro 5,2) sulla destra edificio rurale disabitato
con piazzale antistante e con scritta a vernice sui muri (il vulcano). Dietro il fabbricato in mezzo ad un campo coltivato troviamo il più "piccolo vulcano d'Italia" già conosciuto nel XVI secolo, si tratta di un'emanazione di idrocarburi gassosi che a contatto con l'aria si incendiano. Il "vulcano" è attivo tutto l'anno. |
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Questo luogo, oltre che per la
particolarità descritta, merita una sosta anche per l'ampio panorama
che può offire sulla sottostante vallata del Montone. Superiamo agevolmente il valico (mt. 744), sul passo piccolo villaggio estivo, bar e ristorante, e con una discesa di 6,5 chilometri ci portiamo a Tredozio, ultimo paese della vallata del Tramazzo-Marzeno. Ridente stazione climatica estiva a 334 metri s.l.m., già castello dei conti Guidi di Dovadola, l'antico borgo è disposto lungo il fiume. |
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Da percorrere
la centrale via XX settembre sulla quale si affacciano palazzi
del seicento, l'oratorio della Compagnia (secolo XIV) e la slanciata
torre civica. Se aperto consigliata la visita al settecentesco Palazzo Fantini ed al suo bellissimo parco e giardino all'italiana. Infine uscendo da Tredozio in direzione Modigliana, notare sulla destra al di là del fiume l'antico complesso del Monastero della SS Annunziata la cui fondazione risale al secolo XI, utilizzato fino al 1810 dall'ordine Domenicano, oggi in stato di avanzato degrado. Molte le iniziative allo studio per un suo recupero come centro culturale. |
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Tredozio tratto di Km 10 |
La provinciale che in
questo tratto si mantiene costantemente larga e scorrevole, in 10
Km ci permette di raggiungere Modigliana,
il centro maggiore della valle, posto alla confluenza di tre torrenti (Tramazzo,
Ibola e Acerreta), che da qui prendono il nome di Marzeno. La cittadina è dominata dai ruderi della Rocca del Conti Guidi, ben visibili da ogni angolo, detta anche la Roccaccia posta su di un crinale che divide le valli dei torrenti Ibola e Tramazzo. Le origini del fabbricato dovrebbero risalire all'anno mille, successivamente oggetto di ricostruzione totale nel secolo XV ad opera dei Conti Guidi di Modigliana, oggi è ridotto ad un grande rudere, anche a causa di una frana. |
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Al centro storico si accede
transitando per la caratteristica "tribuna", porta edificata nel XVI
secolo, con torrione circolare due campanili e sormontata da un'edicola
contenente la statua della Madonna con Bambino. Dalla centrale piazza Oberdan si accede al borgo vecchio (piazza del Popolo) attraverso la Porta del Borgo. Questa è la parte più antica del paese, sulla piazza si affacciano antichi palazzi che hanno inglobato la cerchia muraria. Fra questi il Palazzo Pretorio, già palazzo dei conti Guidi e successivamente dei Podestà Fiorentini, l'oratorio dei SS Rocco e Sebastiano (ora sconsacrato) risalente al XVIII secolo e il cinquecentesco palazzo Borghi a lato del quale parte uno stradello in salita che conduce all'antica rocca dei Conti Guidi. |
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Alla periferia del paese in
direzione Faenza il ponte della Signora, detto anche ponte San
Donato, scavalca il torrente Acerreta. In muratura a tre arcate di cui la centrale molto accentuata, edificato nel XVIII secolo per rimpiazzare un precedente manufatto distrutto da una piena. |
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Interessanti inoltre
i luoghi dedicati a due Modiglianesi eccellenti, la pinacoteca
dedicata a Silvestro Lega, uno dei fondatori del movimento pittorico
italiano dei macchiaioli, e il museo Don Giovanni Verità, sacerdote
carbonaro e patriota che nell'agosto del 1849 ospitò Garibaldi
in fuga verso le coste tirreniche. Da Modigliana volendo concludere velocemente il nostro viaggio potremmo proseguire lungo il corso del Tramazzo ed in circa 20 chilometri di buona strada uscire sulla via Emilia a Faenza. |
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Modigliana
tratto Km 36 |
Avendo ancora tempo però è consigliabile
dirigersi verso il "mitico" passo del Monte Trebbio. Dal centro di Modigliana seguendo le indicazioni per Castrocaro si inizia ben presto l'impegnativa salita meta in ogni stagione di cicloamatori, che in 6 Km ci porta dai 185 mt. di Modigliana a quota 575 (pendenze 12%). Sul passo monumento al ciclista, e insuperabile panorama sulla vallata del Montone e sui contrafforti dell'Appennino. |
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Dal passo anzichè procedere
diritto verso Dovadola, si consiglia di ritornare per poche centinaia
di metri verso Modigliana, per poi prendere una deviazione
sulla destra (indicazioni Faenza) che, transitando per crinale
in ambiente quasi disabitato e selvaggio, ci consente quasi costantemente
la visione del lungo profilo dei controcrinali appenninici che
degradano verso la pianura. Dopo aver aggirato i contrafforti del monte Trebbio ed oltrepassato la chiesetta di San Savino si scende repentinamente nella valletta del torrente Samoggia che si segue mantenendo la direzione Faenza. Poco dopo aver oltrepassato la frazione di Santa Lucia prendere deviazione sulla destra con indicazioni San Mamante, ormai in pianura la strada ora corre quasi diritta in mezzo a bei campi coltivati e piantagioni di pesco. |
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Ad un bivio tenere la strada principale che svolta
a sinistra e poco dopo sulla destra fare attenzione ad una strada poco
visibile con indicazione Oriolo. Deviazione di circa 2 chilometri che per strada molto stretta e nell'ultimo tratto in forte salita ci conduce al piccolissimo centro abitato di Oriolo dei fichi, sovrastato dall'antica e ben conservata Torre omonima, visitabile nei giorni festivi. |
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La torre alta circa
28 metri e di forma esagonale racchiude sei piani. Faceva parte
del potente castello di Oriolo costruito intorno all'anno mille
e lungamente conteso fra Faenza, Forlì e Ravenna per la sua posizione
dominante. Tornati a valle percorrendo il dedalo di stradine della pianura ci portiamo sulla via Emilia uscendo nel tratto fra Faenza e Forlì e concludendo così questo itinerario. |
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