per Pievi e Castelli nelle valli Forlivesi In gran parte su strade secondarie poco trafficate
- ideale per moto da turismo |
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Forlimpopoli tratto di Km 15,5 |
Si
parte da Forlimpopoli, cittadina industriale posta sulla via Emilia
fra Forlì e Cesena. |
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Dal
centro di Forlimpopoli procediamo verso Cesena, e quasi al termine
del paese prendiamo la deviazione ben segnalata sulla destra
per Bertinoro. |
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Si consiglia vivamente di parcheggiare l'auto (diverse possibilità
al termine del paese) per poter assaporare le caratteristiche di
questo borgo che conserva ancora intatta la struttura
della cittadella medioevale. |
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Lasciamo Bertinoro e
seguiamo le indicazioni per Cesena - Polenta. Si percorre un tratto
panoramico in falsopiano, quasi a balcone sulla sottostante pianura,
fino a raggiungere in 2 chilometri la deviazione sulla destra
per Polenta (ben segnalata). Ancora qualche chilometro (3,5 circa) percorrendo un tratto caratterizzato da saliscendi e forti salite e giungiamo all'antica Pieve. |
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| Le parti
originali risalgono alla fine del IX secolo, pesantemente ristrutturata
nel 1705 e successivamente nel 1890, la torre campanaria risale
al 1898. Ricordata da Giosuè Carducci nel canto "la Chiesa di Polenta", e probabilmente visitata da Dante Alighieri nel viaggio da Arezzo a Ravenna. A lato della chiesa breve vialetto con via Crucis che conduce ad un poggetto con croce, dal quale si può godere di un ampio panorama. Lasciatoci alle spalle questo luogo carico di storia, riprendiamo il nostro viaggio e dopo circa cento metri ad un bivio svoltiamo a destra proseguendo su strada panoramica con ampie viste sui colli di Bertinoro da un lato, e sulla vallata del Bidente dall'altro. |
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Una ripida discesa, punte fino al 14%, e giungiamo
in 4,5 chilometri al paese di Fratta Terme. Località rinomata per il suo stabilimento termale conosciuto fin dall'epoca romana, dopo un recente periodo di decadenza è stato recentemente oggetto di una importante ristrutturazione che ne ha consentito il rilancio. |
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Fratta Terme tratto di Km 24 |
Circa a metà dell'abitato prendere deviazione a sinistra con indicazioni
Meldola. |
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Antico borgo fortificato
posto su un crinale tra le valli dei torrenti Voltre e
Salso, documentato fin dal 1055, imponenti ed ancora ben conservate
le mura esterne, e l'antica torre del castello che domina il paese. Ampio panorama circolare sulla valle del Bidente e sulle piccole valli trasversali interne. |
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Nelle giornate
più chiare da Teodorano è possibile
scorgere un ampio tratto del crinale Appenninico, e non è difficile
individuare fra gli altri gli imponenti massicci del Monte Fumaiolo
e del Monte Falterona. Lasciato il paese seguiamo le indicazioni per Meldola - Pian di Spino e percorsi 3 chilometri di forte discesa con alcuni tornanti, raggiungiamo il fondovalle del rio Voltre. Al termine della discesa svoltiamo a sinistra immettendoci sulla strada proveniente da Meldola. Il percorso si snoda su strada relativamente stretta ma ben percorribile, che in vari tratti costeggia il torrente e risalendo con lieve pendenza la vallata stretta e scarsamente abitata, raggiunge la piccolissima frazione di Piandispino. Poco oltre prendiamo deviazione a destra per Cusercoli - Giaggiolo (proseguendo diritto si va a Pieve di Rivoschio). |
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Iniziamo quasi subito una ripidissima salita che in pochi chilometri
raggiunge un'ondulato crinale, per poi percorrerlo in direzione sud. Tutto attorno ampi coltivi inframezzati da calanchi. Da rilevare la quasi assenza di vegetazione ad alto fusto che consente da ogni punto un'ottima visione della ondulata formazione collinare caratteristica di questa zona. |
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Complessivamente sono 4,5 chilometri dal bivio per raggiungere
l'isolato bastione della rocca di Giaggiolo. Importante castello risalente all'anno mille e fondato dai conti Giaggiolo, passò nel 1269 alla potente famiglia dei Malatesta da Verucchio. Sotto questa casata assunse una notevole potenza, inglobando anche i territori di Cusercoli. Il "castellano" più conosciuto è senz'altro Paolo Malatesta, detto il Bello, la cui tragica storia d'amore con Francesca, moglie del fratello Giangiotto, fu immortalata da Dante nel V' canto dell'inferno. |
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Passato ai conti Guidi di Bagno nel 1471,
fu abbandonato nel corso del XVII secolo. Per la sua posizione, su alto e ripido colle, fu definito "l'imprendibile". Oggi purtroppo dell'antica potenza resta solo un ammasso di ruderi a forma di bastione ottagonale, a guardia di un paio di case e una ripida strada che si perde in piccole vallette interne. |
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Sicuramente
indovinata la descrizione che ne fa il Mambrini nella sua opera:
" Questo rudero imponentissimo che di lontano sembra una grande
nave abbandonata su di uno scoglio fra le onde, in un mare immenso
di valli contorte e di montagne altissime, affascina e conquide
per le grandi memorie che rievoca, per i misteri che nasconde." |
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Giaggiolo tratto di Km 15 |
Riprendiamo il nostro
viaggio e dopo circa cento metri, al termine di una discesa svoltiamo
a destra seguendo l'indicazione Santa Sofia. Seguendo un tratto in forte discesa di circa 2,2 chilometri si raggiunge la frazione di Voltre, adagiata sulle sponde del torrente omonimo. Superato il ponte sul torrente prendere a sinistra in direzione Seguno e percorrere questa strada per circa un chilometro. |
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| Sulla destra in posizione leggermente rialzata e difficilmente riconoscibili
si trovano i ruderi di una badia camaldolese che anticamente dominava
tutte le chiese e i territori circostanti. L'abazia di Santa Maria in Gloria di Voltre, dipendeva dall'abbazia di S. Ellero, ed i Malatesta vi nominarono Abati membri della loro famiglia. Abbandonata all'inizio del XX secolo, purtroppo anche in questo caso dell'antica potenza restano solo i ruderi. |
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Ripercorriamo a ritroso il chilometro percorso, ci riportiamo al
ponte sul torrente Voltre e svoltiamo a sinistra. In circa 5 chilometri superiamo un crinale, con forte salita ed altrettanto ripida discesa, e giungiamo all'abitato di Cusercoli. |
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Subito notiamo il possente
castello che adagiato su uno sperone roccioso posto trasversalmente
rispetto al fiume Bidente lo costringe ad un'ampia ansa, crea
quasi una barriera naturale a guardia del percorso di fondovalle.
Incastonata nel maniero la settecentesca chiesa di San Bonifiacio
voluta dai conti Guidi di Bagno, ultimi feudatari e proprietari
del fortilizio oggi di proprietà del comune. |
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Sotto al castello, un tempo racchiuso da cinta muraria,
l'antico borgo, ancora oggi abitato e per il quale si può passeggiare
percorrendo le anguste viuzze acciottolate. |
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A sud del paese, al termine
di un vialetto alberato si trova l'imponente santuario della Beata
Vergine della Suasia. Eretto nel XVI secolo a ricordo di una serie di 5 apparazioni della Vergine risalenti al 1556, vi si venera la Madonna della Suasia protrettrice dell'intera vallata del Bidente. |
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Civitella
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Un
breve tratto ci separa da Galeata,
e all'entrata del paese notiamo sulla sinistra l'imponente rupe,
grande formazione marnoso arenacea (200 mt di altezza per 500 di larghezza),
a strapiombo sull'alveo del fiume Bidente. |
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A 4 Km dal centro, su
un colle alto 442 mt, raggiungibile in auto oppure per antico
sentiero in trenta minuti circa (per entrambi i percorsi indicazioni
in loco) si trova l'abbazia di Sant'Ellero. La costruzione risale al V secolo d.c. per iniziativa dell'eremita Hilarius (476-558) utilizzando i materiali provenienti dalla decaduta Mevaniola. Esercitò un forte potere spirituale e politico soprattutto negli anni dal 1000 al 1200 arrivando a controllare 40 parrocchie. |
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Riguadagnato
il fondovalle procediamo verso Santa Sofia, e raggiungiamo la
vicinissima frazione di Pianetto. Usciti da Galeata, poco dopo aver attraversato un ponticello, notiamo una strada che si stacca dalla provinciale sulla destra, all'inizio un'iscrizione in marmo su una stele ci informa chia siamo giunti all'antica Mevaniola. Lasciamo quindi la provinciale e procediamo per poche centinaia di metri in questa direzione fino a trovare un tratturo, sulla destra. Parcheggiata l'auto percorriamo un breve tratto in mezzo a campi coltivati e ci troviamo all'interno di uno dei siti archeologi più interessanti della Romagna. |
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Antica
città fondata dagli Umbri e successivamente
insediamento di epoca romana. Sono visibili i resti di un teatro con tre ordini di gradinate e parte dell'edificio termale. Scavi effettuati negli anni '50 portarono alla luce muri e resti pavimentali (1948-49), basi marmoree e la famosa chiave di Mevaniola con impugnatura a testa di cane. |
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Riguadagnata
l'auto (o la moto) ci portiamo ora al paese di Pianetto,
vecchio borgo di epoca tardomedioevale, che ha mantenuto quasi intatto il
suo tessuto architettonico. Da notare la parrocchiale di Santa
Maria dei Miracoli, l'attiguo pittoresco chiostro e l'annesso
convento dei frati Minori conventuali recentemente
restaurato e sede del museo Mambrini (reperti romani e
barbarici - bassorilievo in marmo con incontro fra Teodorico
e Ellero). Consigliata la breve escursione a piedi fino ai resti del castello (il sentiero parte dalla piazzetta posta di fronte alla parrocchiale). |
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Antico castello dotato
di un'imponente cinta muraria, risalente al IX - X secolo, presumibilmente
edificato dai frati di S. Ellero come avamposto difensivo dell'abbazia. |
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E'
in una costa sopra un'altissima ripa sul fiume Acquedotto.
La strada che va in Toscana passa tra il castello e il fiume,
sicchè il
castello stesso chiude così la strada che in nessun modo
vi si può passare contro la volontà dei padroni
del castello. Nonostante l'incuria ed il trascorrere del tempo, passeggiando fra gli affascinanti e imponenti ruderi è facile comprendere la potenza che questo castello ha avuto nell'antichità. |
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Pianetto
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Lasciamo questi luoghi carichi
di storia, leggende e centri di un potere oggi decaduto il cui
ricordo è conservato nell'ovattato silenzio di un bosco, per riprendere
il nostro itinerario. |
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Sul passo
inizia una sterrata (con sbarra) che in 5 Km conduce alla
Collinaccia - monumento a ricordo dell' VIII brigata Garibaldi. Avendo tempo, e ... gamba, l'escursione merita sicuramente per gli aspetti paesaggistici e naturali che può offrire. |
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Superato il passo, dopo pochi
metri di falsopiano inizia la discesa di circa 3 Km che in un'alternarsi
di abeti e robinie ci porta a Strada San Zeno mt 281, piccola frazione
posta sul fiume Rabbi. Superato il ponte si svolta a destra, verso Predappio e si percorrono i 15 chilometri che ci separano da questa località, nostra prossima meta. La strada che si mantiene quasi sempre sul fondovalle, pur essendo tortuosa si percorre agevolmente, si incontrano in sequenza le piccole frazioni di Santa Marina di Predappio, Tontola, San Savino ed infine Predappio. |
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Prima di entrare in paese,
e poco prima del parcheggio del cimitero, fare attenzione ad una
deviazione sulla sinistra indicante Pieve
di San Cassiano in Pennino. E' questa una fra le più antiche chiese della Romagna. Costruita nei secoli X - XI, più volte danneggiata da terremoti ed in parte restaurata, completamente riedificata nel 1934 in stile neoromanico, riutilizzando il materiale superstite. |
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Di notevole
interesse la cripta di probabili origine Bizantine, il pulpito
e la grande croce in legno dietro all'altare. La visita a questo edificio austero nella sua semplicità, non è assolutamente da tralasciare, anche perchè richiede pochi minuti. Percorriano ora un lungo viale ed entriamo a Predappio, cittadina edificata nel 1925 in località Dovia (due vie - all'incrocio con la strada che porta alla Rocca delle Caminate). Diverse le particolarità di questo centro, anche se di recente costruzione. Fin dalla ampia piazza sulla quale giungiamo, notiamo alla nostra destra l'imponente Parrocchiale di S. Antonio da Padova del 1934, e sulla sinistra, in un giardino rialzato rispetto al piano stradale l'elegante Palazzo Varano, attualmente sede del Comune. |
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Lo slanciato edificio di fronte, di chiaro stile littorio, è il palazzo del fascio,
all'epoca della costruzione destinato a centro ricreativo e di accoglienza. Ma esiste anche un'altra e più antica Predappio, (oggi Predappio alta) posta a monte del moderno abitato, e costruita su uno scoglio di "puddinga" (ciottoli e cemento siliceo calcareo). |
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Per raggiungerla
prendiamo deviazione segnalata sulla sinistra e percorriamo il
breve tratto che con una serie di tornanti ci conduce all'abitato. Piccolo borgo medioevale appartenuto ai Calboli e successivamente agli Ordelaffi che lo fortificarono, sovrastato da un castello definito imprendibile per la sua posizione dominante e per i forti torrioni, ai suoi piedi, oggi come allora, il borgo fortificato. Oltre al castello da ammirare la pittoresca Piazza Cavour sulla quale si affaccia l'interessante chiesa di Santa Maria Assunta. |
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Predappio
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Riguadagnato il fondovalle e piazza S. Antonio, procediamo ora
in direzione Forlì e all'altezza della caratteristica Piazza Dovia,
di forma semicircolare, prendiamo deviazione sulla destra con indicazioni
Rocca Caminate - Meldola. Seguono 4,5 Km di ascesa e 20 tornanti, giunti sul passo (al bivio che si trova sull'ultimo tornante tenere la destra) iniziamo a costeggiare l'alto muro della Rocca, che seguiamo fino a raggiungere un piccolo piazzale sul quale si affacciano un bar ristorante, una chiesa e di fronte l'ingresso ai giardini della Rocca. |
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Costruita nel 1927 sulle
macerie di antichi castelli e torri di avvistamento e donata a
Benito Mussolini che la utilizzò come residenza estiva. Posizionata su di un colle dal quale si possono dominare le valli del Rabbi e del Bidente, la sua torre (Rondinaia) è alta 20 metri. Chiusa da alte mura, non è visitabile, consentite solo visite guidate al parco su prenotazione. |
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Dal
passo in circa 8,5 Km di veloce discesa si giunge a Meldola (mt.
58) diversi punti privi di vegetazione ad alto fusto permettono di ammirare ampi panorami sulla valle del Bidente. Giunti al termine della discesa notiamo subito proprio di fronte a noi la sagoma della possente rocca. |
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Di origine anteriore all'anno mille, fu ampliata
e fortificata ad opera degli Ordelaffi (1350), a cui seguirono i
Malatesta. Altri importanti interventi di rafforzamento furono eseguiti dalla Repubblica di Venezia, dagli Aldobrandini e dai Pamphili. Recentemente acquistata dal comune di Medola, è oggetto di un importante opera di risanamento. |
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Dirigiamoci
ora verso il centro del paese e raggiungiamo la centralissima
piazza Felice Orsini, sulla quale si affacciano edifici di pregevole
architettura fra cui il loggiato Aldrobandini a doppio ordine di
arcate, la casa natale di Felice Orsini (palazzo Doria Pamphili)
ed il settecentesco palazzo comunale sormontato dalla snella torre
civica. Mancano a questo punto solo una decina di chilometri per raggiungere
la Via Emilia all'altezza di Forlimpopoli, nostro punto di arrivo. |
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